Dossier al Ministero dell’Ambiente per fermare la Ciaf di Atessa

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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ATESSA. Legambiente Atessa e Costambiente inviano un dossier al Ministero dell’Ambiente per dire un nuovo no all’impianto.



Legambiente e CostAmbiente rilanciano la vertenza Ciaf Ambiente, a due mesi dalla decisione della Commissione Via/Vas del Ministero dell'Ambiente di dare «parere negativo interlocutorio» sul progetto di variante all'impianto di trattamento e smaltimento di rifiuti liquidi pericolosi, in attività nell'area artigianale commerciale di Saletti (Atessa).

Un corposo dossier è stato elaborato dalle due associazioni ambientaliste e inviato all'Organo tecnico ministeriale che, nei prossimi mesi, in seduta plenaria dovrebbe emettere il verdetto definitivo.
Se il parere negativo della Commissione Via/Vas sarà riconfermato, la Ciaf Ambiente dovrà cessare l'attività.
Legambiente e CostAmbiente, nel dossier, hanno ricostruito i «complessi passaggi» dell'iter autorizzativo dell'impianto dal 2000, anno in cui la Regione Abruzzo rilasciò la prima autorizzazione al trattamento di rifiuti non pericolosi, ad oggi, soffermandosi anche sull'aspetto giudiziario, con l'inchiesta “Mare Chiaro” «conclusasi con il rinvio a giudizio di 33 persone, tra i quali i manager dell'azienda», ricordano le associazioni.
La fotografia tracciata dalle due associazioni è dettagliata: «sarebbero stati messi in atto veri e propri blitz, violando leggi e regolamenti amministrativi, soprattutto da parte della Regione Abruzzo», denunciano le associazioni, «che ha eluso disposizioni normative importantissime (come ad es. la normativa “Seveso” ovvero quella sui rischi di incidenti rilevanti e la normativa V.I.A. sulla valutazione di impatto ambientale)».
Secondo le due associazioni ambientaliste, inoltre, non ci sarebbero le condizioni perché il Ministero dell'Ambiente concluda positivamente la procedura di compatibilità ambientale per una serie di motivazioni, prima tra le quali la localizzazione dell'impianto stesso.
Nel 2000, infatti, l'area era classificata come “esclusivamente industriale” mentre oggi è quasi del tutto completata la conurbazione attorno all'impianto, con la realizzazione di un complesso commerciale-artigianale che modifica sostanzialmente la situazione di riferimento.
«Come è stato evidenziato anche dalla Commissione Via/Vas», continuano, «la tanto sbandierata regolarità dell'impianto non esiste. Ed allo stato attuale, se la Ciaf non fornirà delle contro-deduzioni credibili alle prescrizioni sottolineate dall'Organo ministeriale, è a rischio il prosieguo della sua attività».
«Installare un impianto di smaltimento di rifiuti pericolosi in quell'area costituisce un grave pericolo per la salute pubblica e per l'ambiente - concludono Maurizio Calabrese di Legambiente Atessa e Pasquale Colantonio responsabile di CostAmbiente». 22/12/2008 13.40