«Giornalisti pagati da D'Alfonso»: informazione inquinata?

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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«Giornalisti pagati da D'Alfonso»: informazione inquinata?
PESCARA. Una nuova scure si abbatte sull'Abruzzo: conseguenza della inchiesta che ha portato agli arresti domiciliari il sindaco, ormai ex, Luciano D'Alfonso.
Sono le prime notizie che trapelano in maniera molto difficoltosa dagli ambienti della procura e che in un attimo hanno fatto il giro della regione e dell'ambiente giornalistico.
Sabato un articolo di Repubblica parlava di «altri due giornalisti» che avrebbero avuto consulenze, non si capisce quanto fittizie, grazie all'intercessione di D'Alfonso.
Nell'ordinanza del gip, Luca De Ninis, un altro episodio di giornalista prezzolato era riportato e riguardava consulenze che l'ex sindaco aveva fatto avere al collaboratore esterno del Tempo, Francesco Di Miero. Consulenze pagate da imprese vicine a D'Alfonso. Peccato che, da quanto emerge, fossero una mera copertura e giustificazione fasulla per far entrare qualche soldo «ad un bravo giornalista» che secondo l'ex primo cittadino doveva essere aiutato.
Bastava che D'Alfonso alzasse il telefono e le imprese pagavano senza chiedere spiegazioni o fare obiezioni.
«Un metodo di gestire il potere», lo ha definito De Ninis, «che ha minato la democrazia della città».
E adesso con le nuove notizie che stanno circolando si avvicina un terremoto vero e proprio per il mondo del giornalismo.
Se Repubblica parla di «altri due» giornalisti (Di Miero, escluso), la realtà potrebbe essere anche peggiore.
Si parla addirittura di sei giornalisti con posizioni importanti nelle redazioni locali i quali avrebbero ricevuto soldi e favori da D'Alfonso.
Non un reato penale, è bene chiarirlo, infatti, i giornalisti non sarebbero indagati, ma un atto comunque grave poiché molti di questi poi scrivevano sui rispettivi organi di informazione proprio delle vicende pescaresi e si può facilmente intuire con quale obiettività.
Si parla di soldi versati anche attraverso le casse di Europa Prossima, la cassaforte di D'Alfonso, dove tutti gli imprenditori versavano i loro contributi: mazzette le chiama la procura perché servivano esclusivamente alla persona e alla figura del sindaco il quale utilizzava la associazione per i propri fini privati.
Tutta colpa di alcune intercettazione che pare siano anche alquanto datate (forse più di un anno fa) che proverebbero rapporti strettissimi tra alcuni operatori della informazione e l'amministrazione pescarese.
Pochi spiccioli per annacquare magari articoli, incentivare titoloni ad affetto, puntare su certi argomenti e meno su altri, scegliere le notizie da mettere in prima pagina ecc.
Ci sarebbero intercettazioni nelle quali D'Alfonso avrebbe detto al suo interlocutore che dal punto di vista della informazione locale non ci sarebbero stati problemi: lui era in grado di controllare tutto.
Beato lui.
E sembrerebbe che fosse in grado di intervenire su piccoli e grandi particolari: c'era una manifestazione in piazza? Bisognava decretarne il successo a tutti i costi, solo così avrebbe fatto bella figura con il mecenate di turno. Così dettava il numero di spettatori presenti.
Non sarebbero mancate nemmeno cene, ritrovi, feste e bonus vari per chi in qualche modo si dimostrava tenero. Spiccioli, insomma.
Repubblica parla di consulenze da 20mila euro per due, forse meno per gli altri.
Probabilmente compensi per qualche attività lecita -codice penale alla mano- molto meno dal punto di vista della correttezza e della opportunità.
Secondo quanto raccolto dalla procura alcune parti dell' informazione locale erano state addomesticate dall'ex sindaco, acclamato dalla folla.
E' un fatto, però, che da queste parti una azione incisiva della categoria dei giornalisti non si è mai vista. Ma questo è solo un indizio, forse un sintomo.
Era solo il 2006 e proprio dalla procura arrivavano le prove per il primo grande scandalo sulla informazione abruzzese, quando un direttore di giornale concordava al telefono il taglio degli articoli insieme a Giancarlo Masciarelli, ex presidente della Fira.
Da allora non sarebbe cambiato nulla. E nessuno si è accorto di niente.
Intanto la gente scende in piazza per acclamare l'innocenza del «miglior sindaco che Pescara abbia mai avuto».

22/12/2008 9.01


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