Supporters di D’Alfonso al consiglio:«rimarrai il nostro sindaco per sempre»

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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PESCARA. Non ha parlato ieri ai microfoni dei cronisti evitati abilmente utilizzando qualche stratagemma. Luciano D’Alfonso, ex sindaco, non utilizza la stessa tecnica mediatica dell’ex presidente Del Turco.
Lui, il sindaco più amato e chiacchierato di Pescara, non parla e rispetta le restrizioni impostegli dalla procura che lo accusa tra gli altri di falso, concussione, truffa.
Parlano, invece, i sostenitori, i cittadini di Pescara che si dicono vicini al loro sindaco e sicuri che sia persona integerrima, loro non credono affatto nemmeno lontanamente a quello che la procura crede di riuscire a provare in un futuro processo.
Una manifestazione così non si era vista dopo l'arresto di Del Turco e probabilmente dopo l'arresto di nessuno. Ci sarebbe da chiedersi allora il perché anche se tutto questo conta poco in tribunale.
Oggi all'inizio del primo consiglio senza D'Alfonso e l'ultimo della consiliatura, con giunta monca (l'Idv è uscita), erano in tanti a gridare la solidarietà al sindaco agli arresti domiciliari.
«Sei e sarai sempre il nostro sindaco. Luciano D'Alfonso, il sindaco che ha fatto grande Pescara. Ridateci il nostro sindaco. Tieni duro, la citta' di Pescara sta con te. Luciano ti vogliamo bene».
Queste le frasi scritte su un cartello affisso oggi pomeriggio all'interno dell'aula consiliare del Comune di Pescara, dove è cominciato con qualche travaglio l'ultima assemblea.
Su un altro cartello, intanto, c'e' scritto:«Siamo tutti con te forza sindaco» e su un altro ancora «Pescara vicina al suo sindaco», frase ispirata al logo creato dall'ex sindaco che recita 'Pescara citta' vicina'.
Un movimento di persone “spontaneo” che si è dato appuntamento qui.
Sono stati molti gli applausi e le grida dalla platea oggi più rumorosa che mai.
Poi il consiglio è iniziato con la lettura delle parole contenute nella lettera di dimissioni di D'Alfonso da parte di Enzo Dogali.
La tensione si e' fatta altissima quando la parola e' passata al capogruppo del Pdl Luigi Albore Mascia che e' stato fischiato tanto da dover sospendere per alcuni minuti il Consiglio.
Poco dopo le 17 i lavori sono ripresi con un appello ai cittadini presenti in aula del presidente Dogali a mantenere la calma, ad avere «pazienza e rispetto».
Il capogruppo del Pdl, Luigi Albore Mascia, riprendendo la parola, ha fatto notare l'allontanamento dalla giunta dell'Italia dei valori ma anche ricordato alcune vicende amministrative che nei
mesi scorsi sono state al centro di forti attacchi da parte del centrodestra come la riqualificazione dell'area di risulta, la privatizzazione dei cimiteri, l'operazione Di Properzio, le consulenze e le borse di studio erogate dal Comune, i mecenatismi 'interessati' dei privati e che hanno avuto 'costi sociali elevatissimi'.
Mascia ha fatto presente come in molte questioni siano state contestate situazioni di illegittimità, allora, mentre le cose accadevano, eppure il centrosinistra è sempre andato avanti per la sua strada.

DOMANI PROSEGUE L'INTERROGATORIO

Intanto però è altra cosa l'inchiesta giudiziaria che non si gioca sui giornali o con le emozioni suscitate.
Così alle prove che la procura ha raccolto in una trentina di faldoni bisognerà opporre altre prove per giustificare versamenti di denaro che non sono messi in dubbio, dunque non contestati e regali offerti dagli imprenditori.
La difesa del sindaco si è fatta ad un tratto anche rischiosa poiché avrebbe ammesso di aver ricevuto regali da Toto ma anche dichiarato che quelli erano solo regali non tangenti.
Non la pensa così, invece, la procura che, codice alla mano, sostiene come qualora vi sia un rapporto istituzionale in itinere (per esempio una qualunque pratica amministrativa) una dazione non regolare, cioè in nero, configuri necessariamente la commissione di un reato.
La cosa da stabilire è solo quale tipo di reato. Le ipotesi sono tre: finanziamento illecito ai partiti, corruzione (propria e impropria) o concussione.
La possibilità che sia un regalo e basta pare non sia contemplata.
L'errore allora sarebbe stato secondo quanto emerge dalla ricostruzione dei fatti proprio il passaggio di soldi schermato, camuffato, non dichiarato.
Gli inquirenti infatti avrebbero controllato e verificato ogni nome della “lista Dezio” a fianco del quale compariva la “N” di “nero” e trovato così le tracce del denaro.

Gli altri nomi con versamenti regolari, per ora, non sarebbero stati verificati anche se tutti hanno avuto rapporti con il Comune di Pescara. Una sentenza della Cassazione non esclude, infatti, la corruzione anche in presenza di versamenti in chiaro.
Così, dopo tre ore di accorata difesa, D'Alfonso avrebbe ripetuto sostanzialmente molte cose già dette durante l'interrogatorio davanti al pm, Gennaro Varone, cose che il gip De Ninis ha poi letto sul verbale.
Lunedì scorso quando è stata firmata l'ordinanza di arresto quelle argomentazioni non bastarono, chissà se, invece, le abilità affabulatorie dell'ex primo cittadino possano rendere meglio dal vivo.
Domani, sabato 20 dicembre, infatti, alle 10 è prevista la ripresa della udienza interrotta giovedì sera dopo tre ore di sostanziale monologo.
E' probabile però che questa volta il pm Varone non ci sarà, magari perché sicuro del lavoro svolto “sulle carte” o magari per sfuggire al tranello di spostare il discorso su piani diversi da quelli strettamente giuridici.
Dal canto loro i difensori degli indagati chiederanno la cessazione delle misure cautelari. In giornata potrebbe arrivare la decisione del gip De Ninis sulla eventuale revoca, la mitigazione o la permanenza delle misure.

19/12/2008 18.35