Toto:«non c’entro». Ma un’altra inchiesta si affaccia:«appalto pilotato»

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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Toto:«non c’entro». Ma un’altra inchiesta si affaccia:«appalto pilotato»
L'ARRESTO DI D'ALFONSO. Carlo e il figlio Alfonso Toto si difendono e sostengono la loro «completa estraneità ai fatti contestati» che sono emersi nell'ambito dell'inchiesta che ha portato all'arresto del primo cittadino, lunedì sera. Ma all’orizzonte si intravede un nuovo scandalo per un appalto pilotato: quello che riguarda la Mare-Monti.  * I NOSTRI ARTICOLI SULL'AFFARE MARE-MONTI  * I GIORNALI PARLANO DELL'ARRESTO DI D'ALFONSO
I Toto risultano indagati con l'accusa di corruzione aggravata e continuata (in concorso con D'Alfonso, Guido Dezio, e il factotum Fabrizio Paolini) per aver elargito al primo cittadino «cifre accertate», che si ritengono «date in cambio di atti amministrativi favorevoli ai quali non avrebbero avuto diritto», come ha spiegato il procuratore di Pescara Nicola Trifuoggi.
Piccole cifre, mai esose quelle finora scoperte: 5 mila euro, 10 mila euro, 20 mila euro alla volta. Ma anche viaggi, vacanze, cene elettorali e non, un autista privato a disposizione del primo cittadino e poi ancora un Falcon pronto a decollare da Pescara per portare l'ex amministratore in vacanza a Malta e Venezia o voli di linea Air One verso Zagabria, Spalato e Serbia.
E poi ancora viaggi di «super lusso» a spese di Toto in cui tutta la famiglia dell'ex sindaco avrebbe soggiornato insieme a quella dell'imprenditore teatino con tutti i comfort a disposizione tra i quali jet privati, limousine e Mercedes.
Il tutto sarebbe avvenuto mentre la città stava per affidare uno degli appalti più ingenti che la storia pescarese ricordi, quello dell'ex Area di Risulta, (appalto poi aggiudicato proprio alla Toto Costruzioni).
Ma ieri il legale dei due imprenditori, l'avvocato Augusto La Morgia, ha spedito una nota in cui ha chiarito che i suoi assistiti «hanno sempre operato in totale trasparenza e nel pieno rispetto delle leggi» e si dice certo che «le indagini in corso da parte delle Autorità Giudiziarie chiariranno l'assoluta correttezza del loro operato».
«L'impegno civico», continua La Morgia, «che la famiglia Toto ha sempre dimostrato nei confronti del proprio territorio -ed in particolare della città di Pescara e delle sue Istituzioni- si è sempre espresso in modo limpido e nel pieno rispetto delle leggi».

MA SPUNTA FUORI UNA INCHIESTA SULLA MARE- MONTI

Intanto salta fuori una nuova inchiesta che sarebbe attualmente in corso ed in fase finale e che lega a doppio filo, ancora una volta, Toto e D'Alfonso, quest'ultimo nella sua veste di ex amministratore provinciale sempre a Pescara (prima dal 1999). Una inchiesta importante perché dimostrerebbe come il legame tra l'amministratore e l'imprenditore sia talmente forte e coincidente da apparire come una «unica squadra». Ed è storia vecchia di almeno 10 anni.
Si tratta dell'intervento pubblico della Strada Provinciale 81 Piceno-Aprutina, per i cui lavori vi è stata una joint-adventure tra Anas (amministrazione dalla quale proveniva D'Alfonso) e Provincia (quando D'Alfonso ne era presidente).
Occorre ricordare come Carlo Toto nel 1981 venne arrestato con un funzionario Anas in una indagine pre-Mani pulite con l'accusa di falso che riguarda un appalto sul fiume Comano crollato nel giugno del 1980. Nel 1988 arriva una condanna in appello con i benefici di legge e patteggia 11 mesi per mazzette per un mega parcheggio.
Anche in questo caso si parla di «procedure costellate di clamorose illegittimità amministrative, volte ad attribuire vantaggi all'imprenditore».
Nell'ordinanza in cui vengono delineati i dettagli si dice che «alla Toto S.p.A. è stato concessa una perizia di variante - risultata predisposta dalla impresa medesima - idonea a stravolgere l'originario progetto».
Tra l'altro, si dice ancora, che si trasformò a tal punto il tracciato stradale che «si arrivò ad invadere i confini della Riserva del Lago di Penne».
Ma non fu un caso o una coincidenza, non fu nemmeno una svista o un errore materiale.
«Che di tale fatto fossero tutti consapevoli», scrive il gip, De Ninis, «è dimostrazione negli appunti acquisiti in seguito alla perquisizione a carico della Toto S.p.A. nei quali, sin dall'inizio, Toto Alfonso annota che sarà necessario "modificare" i confini della Riserva medesima».
Ma chi modificò il progetto?
La mano operativa fu «il geometra Giuseppe Cantagallo», si legge nell'ordinanza, «su sollecitazione dell'allora presidente della Provincia, Luciano D'Alfonso, alla presenza dell'assessore ai Lavori Pubblici, Rocco Petrucci (assessore nel primo mandato D'Alfonso e arrestato pochi giorni dopo la nomina nel 2004 ndr) e del progettista Rossini, in una riunione dell'8 aprile 1999».
D'Alfonso indicò inoltre a Cantagallo di sentire un tale Rapposelli per la redazione dell'elenco dei prezzi necessario per la redazione del computo metrico.

Ma ecco cosa raccontò Cantagallo:

«nel periodo aprile-maggio 1999 ero alle prese con la redazione dell'elenco prezzi necessario per il computo metrico ... poiché Luciano D'Alfonso mi aveva detto di procedere celermente, lo contattai ... lui mi invitò, per risolvere il problema, a contattare un certo Rapposelli ... quando chiamai ... scoprii che era quello della Toto SpA di Pescara ...»

«La ditta Toto», spiega il gip, «ha partecipato alla redazione dell' elenco prezzi, ancor prima che la gara venisse bandita, per diretta volontà del D'Alfonso: la circostanza, dimostrando un'illecita partecipazione dell'impresa alla formazione degli atti di gara, deve essere posta in correlazione con la particolare "abilità" della Toto s.p.a. di giustificare all'amministrazione il calcolo delle spese generali, dote che le consentirà di aggiudicarsi la gara formulando l'unica offerta anomala non esclusa».

UN APPALTO DECISO A TAVOLINO… SULLA SCRIVANIA

Ma Cantagallo raccontò ancora di alcuni strani incontri:

«Di tutti questi incontri ne ricordo due in particolare: uno avvenne presso l'ufficio di D'Alfonso ... un altro avvenne nell' ufficio di Lucio Marcotullio... eravamo presenti io, Lucio Marcotullio e Luciano D'Alfonso. Quest 'ultimo in maniera entusiasta disse che per fortuna Toto era riuscito a riprendersi l'appalto pagando un miliardo delle vecchie lire alla ditta (Cetti, nds) perché si ritirasse... in maniera entusiasta diceva testualmente, tra l'altro: « ... con Toto ci si può parlare è un'azienda vicina al nostro gruppo»

E ancora:

«Quando arrivai .. trovai nell'ufficio il sindaco Paolo Fornarola, Lucio Marcotullio, Carlo Toto... Rapposelli ...; entrando in ufficio notai aperta sulla scrivania una planimetria ... sulla quale era già stata tracciata una variante alla Mare-Monti ... quattro cinque mesi dopo venni contattato dal geometra Nicola Mantini di Pescara ... il quale mi chiese la cortesia di dargli uno schema dei punti di appoggio che avevo preso per il rilievo di progetto della Mare Monti» .

«UN PROGETTO FALSO PER NASCONDERE "L'INVASIONE DI CAMPO"»

La variante viene approvata con il C.d.A. dell'Anas del 3 febbraio del 2005.
«Essa comporta», specifica il gip, «con lo stravolgimento del progetto originario, un significativo aumento dell 'importo dei lavori a favore della impresa già aggiudicataria della prima (ed unica) gara; il tracciato originario del progetto era esterno all'area protetta Riserva Naturale del Lago di Penne; quello della variante, invece, si sviluppa all'interno dell'area per circa 1.500 metri; di conseguenza la sua realizzazione avrebbe richiesto il parere dell'autorità preposta al vincolo; tale parere tuttavia non è stato mai richiesto perché nelle cartografie allegate al progetto il tracciato appariva falsamente tutto esterno all'area della Riserva (per tale motivo il tracciato, nella parte interna alla Riserva, è sottoposto a sequestro preventivo)»

«Come si vede», scrive ancora il gip, «progetti e varianti furono concordati a tavolino, sotto la garanzia del D'Alfonso, il quale, nella qualità di presidente della Provincia di Pescara, spendeva la sua autorevolezza politica. D'Alfonso afferma espressamente che con Toto "ci si può parlare": vale a dire», scrive ancora il gip De Ninis, «è persona cui possono essere richieste contropartite in cambio di favori. E di contropartite il D'Alfonso, come si vedrà di seguito, ne ha chieste ed ottenute».

Alessandra Lotti 18/12/2008 8.42