Catena si dimette dall’Aca. «Troppe falsità e menzogne sul mio conto»

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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Catena si dimette dall’Aca. «Troppe falsità e menzogne sul mio conto»
PESCARA. Le dimissioni del presidente dell’Aca Bruno Catena (Pd) sono arrivate nel tardo pomeriggio. Lo scorso 6 novembre era stato riconfermato alla guida dell’ente d’ambito tra le polemiche. «Falsità e menzogne sul mio conto. Lascio. Tutti contro di me»
«Il sottoscritto Bruno Catena, si dimette a partire da oggi dalla carica di Presidente e Consigliere di amministrazione di Aca spa», comincia così la lettera di dimissioni diramata alle 17.40 dall'ufficio stampa dell'Aca.
«In linea generale, il cumulo di falsità e menzogne di cui è stata oggetto l'Aca Spa e la mia persona, hanno un peso che le mie spalle non riescono più a sopportare», spiega.
«In questi ultimi mesi», spiega ancora Catena, «mi sono reso conto che la mia ventennale esperienza di dottore commercialista e Revisore Contabile, la passione e i sacrifici personali e familiari profusi nella attività di presidente, non sono più sufficienti a impedire che, attraverso il mio nome, si continui a gettare discredito sulla più grande azienda acquedottistica regionale e sulla professionalità dei suoi amministratori, dirigenti, dipendenti e collaboratori».
Da qui la decisione di lasciare.
«Ritengo», continua Catena, «che l'ultimo servizio che posso rendere all'azienda sia quello di mettermi da parte, nella speranza che ciò possa consentire un più rapido accertamento dei fatti, sgombrando il campo da personalismi e strumentalizzazioni. In ciò mi conforta anche la professionalità e competenza dei colleghi del Consiglio di Amministrazione a cui lascio un compito difficile nella consapevolezza del loro ben fare già apprezzato in questi anni di collaborazione».

TRE INCHIESTE NEL CASSETTO E UNA ASSOLUZIONE

Tre le inchieste giudiziarie che coinvolgono l'ex presidente dell'Aca e mai, nessuna delle tre aveva indotto catena a lasciare il posto di comando.
La prima è quella di “Fangopoli” (insieme ad altre 24 persone) che riguarda il depuratore di Pescara, la seconda è l'inchiesta della Forestale che ha portato al sequestro del depuratore di Montesilvano e la terza quella dell'acqua avvelenata (33 avvisi di garanzia in totale), partita dopo la scoperta della maxi discarica di Bussi.
Nei giorni scorsi, invece, Catena aveva gioito per una assoluzione «con formula piena» arrivata dal Tribunale di Chieti che si era pronunciato in merito alla vicenda giudiziaria che lo aveva coinvolto relativamente a uno sversamento fognario avvenuto sul territorio di Casalincontrada.
Proprio su queste inchieste, prima dell'abbandono, Catena vuole fare le sue precisazioni e parla di «vicende» che lo «hanno particolarmente ferito» e di «attenzione mediatica» che non avrebbe messo in luce la vera realtà dei fatti.

«IO ACCUSATO DI ESSERE AVVELENATORE»


Sulla qualità dell'acqua erogata dall'Aca Spa Catena parla di «una campagna di stampa tutta basata su un'analisi condotta in forma privata e non controllabile, sostenuta da chi, nella paura e nell'allarme sociale trova ruolo e spazio, sono stato raggiunto da un avviso di garanzia con il quale, in buona sostanza, mi si accusava di essere un “avvelenatore”».
Sulla vicenda del depuratore di Montesilvano Catena parla invece di «situazione incredibile».«Dopo enormi pressioni da parte del Comune di Montesilvano, il primo aprile 2008 l'Aca Spa ha preso in consegna il depuratore consortile di Via Tamigi. La cattiva gestione precedente era già ampiamente nota. Infatti si erano registrati, sin dal 2007, reiterati e plurimi superamenti dei limiti di Legge, e proprio per quei superamenti il 14 aprile 2008 (ossia tredici giorni dopo il passaggio di consegna all'Aca), la Provincia di Pescara ha revocato al Considan (precedente Gestore), e non all'Aca Spa, l'autorizzazione allo scarico. L'Aca, intanto, si è messa subito al lavoro e 108 giorni dopo la presa in consegna sono state collaudate e sono entrate in funzione le opere previste nella prima fase degli interventi».
«Non mi aspettavo complimenti», conclude Catena, «avendo fatto solo il mio dovere, ma ancor meno pensavo di ricevere, lo scorso 19 novembre, un avviso di garanzia con sequestro dell'impianto peraltro a quella data perfettamente e stabilmente efficiente. La mia amarezza poi è stata ulteriormente aggravata dalla lettura delle dichiarazioni del sindaco di Montesilvano, ripetutamente e personalmente incontrato e consultato, che attribuisce all'Aca spa un inesistente malfunzionamento attuale del depuratore».
Adesso Catena confida «nella magistratura, affinché, con il dissequestro dell'impianto, smentisca categoricamente le inopportune e gratuite illazioni del primo cittadino di Montesilvano».

17/12/2008 17.41

ACERBO (RC):«MEGLIO TARDI CHE MAI»

«Le dimissioni di Bruno Catena da presidente dell'ACA sono tardive e non certo credibili nelle motivazioni».
A sostenerlo è il neo consigliere regionale Maurizio Acerbo (Rc) che in passato e ripetutamente aveva chiesto un passo indietro alpresidente dell'Aca.
«Le precise accuse che abbiamo mosso nei confronti di Catena, e anche dei suoi predecessori e sodali del “partito dell'acqua”, sono di lunga data», ha aggiunto Acerbo, «Bruno Catena avrebbe dovuto avere il buon gusto di dimettersi nell'estate del 2007 quando i consigli comunali di Pescara, Montesilvano e Chieti approvarono a larghissima maggioranza ordini del giorno in cui si chiedeva la rimozione dei vertici di Aca e Ato. Catena non aveva sentito la necessità di dimettersi neanche dopo aver ricevuto l'avviso di conclusione indagini per la vicenda dell'erogazione di acqua contaminata da sostanze pericolose per la salute umana. E' inutile che rivesta i panni della vittima. Non conosciamo le motivazioni quindi di questo ravvedimento, ma meglio tardi che mai».
«Appare evidente che sta franando un sistema di potere», è la considerazione finale di Acerbo, «costruito su modalità di gestione della cosa pubblica non condivisibili. Le dimissioni di Catena sono il risultato di anni di battaglie di Rifondazione e degli ambientalisti che hanno posto all'attenzione dell'opinione pubblica la gestione assai disinvolta dell'Aca e dell'Ato».
17/12/2008 19.08

ALBORE MASCIA: «GUERRA INTESTINA NEL PD»

«Le dimissioni di Bruno Catena», commenta il capogruppo del Pdl al Comune di Pescara, Luigi Albore Mascia, «sono l'ulteriore sintomo di una guerra intestina che sta ormai dilaniando il Partito Democratico, giunto alla resa dei conti. Una guerra che non deve avere, però, come vittime ultime i cittadini i quali, in alcun modo, dovranno subire disagi per la decapitazione in atto di Enti strumentali e aziende».
Per Mascia quelle dimissioni «sono solo l'ultimo anello di una catena che si sta frantumando, l'ultimo tassello di un effetto domino che si è aperto, in seno al Partito Democratico, con il ‘caso' Di Matteo ed è proseguito con le dimissioni del Direttore generale della Asl di Pescara Antonio Balestrino. La sconfitta elettorale del candidato alla Presidenza della Regione Abruzzo Costantini è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso, aprendo una frattura enorme, una vera resa dei conti che sta mietendo le prime vittime nel Pd».

18/12/2008 9.42


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