«Appalti pubblici, fonte di guadagni privati»

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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«Appalti pubblici, fonte di guadagni privati»
L'ARRESTO DI D'ALFONSO. Pressioni di vario genere sui costruttori affinchè pagassero per ottenere appalti o incarichi. Ma anche soldi "prelevati" dall'associazione della Margherita e fatti confluire in Europa Prossima.(nella foto uno dei manifesti degli eventi organizzati dall'associazione)
Così, secondo l'ordinanza del gip De Ninis, si comportavano l'ex sindaco D'Alfonso e il suo braccio destro Guido Dezio. Indagati anche tutti i soggetti che pagavano e si prestavano al gioco. Per il sindaco il reato ricorrente è la concussione, per gli imprenditori è la corruzione.
Le cifre a volte erano minime, spesso da girare non direttamente al responsabile dell'amministrazione cittadina ma a sue conoscenze, aziende e persone.
Poi c'erano viaggi a New York, manifesti da stampare gratis e soldi da far girare a chi decidevano loro. Si direbbe poca cosa ma tanto basta per far scattare il reato.
Enzo Perilli, uno degli imprenditori più "indaffarati" sotto il governo D'Alfonso versò 3 mila euro tramite la Siset Costruzioni alla società Informabruzzo.
L'assegno venne staccato il 20 giugno del 2005. La Informabruzzo emise anche fattura per prestazioni dichiarate «ma di fatto», si legge sempre nell'ordinanza, «mai richieste, né rese»
«Retribuzioni a fini personali», si legge nell'ordinanza. E la procura ricostruisce anche tutti i lavori effettuati dall'imprenditore e dalla sua impresa (la società Adriabitumi) che più volte aveva avuto incarichi per opere pubbliche.
Dal 2004 al 2006 si è occupato del completamento dei lavori di Corso Vittorio Emanuele, della valorizzazione della piazza Colle Marino, della ripavimentazione del parcheggio del mercato ittico di via Paolucci, della riqualificazione di via Tommaso da Celano. E poi ancora dei lavori di messa in sicurezza di via Nazionale Adriatica sud, della manutenzione straordinaria delle condotte bianche e nere presso il tribunale, della valorizzazione della piazzetta di via Colle di Mezzo.
Giacomo Costantini, altro imprenditore, invece versò al sindaco 6 mila euro in due tranches nel 2004 e nel 2006. «La contropartita», scrive De Ninis, «erano atti amministrativi adottati o da adottarsi».
In più ci sarebbe «l'aggravante di aver commesso il fatto per favorire la stipulazione di contratti cui era interessata la pubblica amministrazione».
Costantini, con la Edil Asfalti Srl, nel 2004 si aggiudicò diversi lavori: rifacimento di strade e marciapiedi, lavori di manutenzione straordinaria nell'area di risulta.
Per la procura un legame fatale costituito da una prestazione «quasi sinallagmatica», cioè “io do a te e tu dai a me”. Nessuna coincidenza dunque nella reiterazione dei nomi che figurano nelle delibere e nelle determine dirigenziali. Dazioni quelle degli imprenditori che per il codice si trasformano in tangenti perché contestualmente seguono atti amministrativi favorevoli ancorchè viziati.

SOLDI MAGARI POCHI MA SEMPRE DEGLI ALTRI

Secondo la ricostruzione del gip De Ninis emerge come non si puntasse a cifre ingenti. Anche per le piccole spese, però, i soldi da tirar fuori non erano mai quelli del proprio portafoglio ma quelli del Comune. Ad esempio il 15 novembre del 2006 D'Alfonso pagò un biglietto aereo Pescara- Milano con i soldi pubblici. Appena 321 euro per un viaggio personale camuffato da viaggio di lavoro.
Ma l'11 ottobre, quando l'ex sindaco salì su quell'aereo, non doveva sbrigare faccende pubbliche. Accompagnò, infatti, due parenti, esercenti di una rivendita di scarpe all'ingrosso, presso un imprenditore di Brescia «al fine di intercedere», si legge nell'ordinanza, «e far ottenere ai parenti la concessione del marchio FlyFlot».
Una leggerezza, si direbbe, chissà quanto comune.

TOGLIERE ALLA MARGHERITA PER DARE AD EUROPA PROSSIMA

Secondo l'accusa però i soldi non venivano prelevati solo dalle casse comunali ma ne avrebbero pagato le spese anche le casse dell'associazione a scopo politico "La Margherita per Pescara".
In questo caso, secondo la Procura, fu fondamentale l'intervento di Fabio Zuccarini, il tesoriere dell'associazione, «che si appropriò indebitamente di denaro confluito nel conto corrente dell'associazione».
34 mila gli euro di contributo che erano stati girati liberamente all'associazione da sostenitori che poi però vennero girati ad «amici e conoscenti al fine di fargli conseguire un ingiusto profitto».
Zuccarini li prese e li girò a Dezio. A quest'ultimo spettò il compito poi di smistarli a chi andavano smistati.
E secondo la ricostruzione della Procura, a ottobre del 2005, Dezio ne girò 10 mila euro a Marco Presutti, ex portavoce dell'ex sindaco, che ne versò metà a Europa Prossima, 10 mila euro a Gianluca Fusilli che fece lo stesso così come Alessandro Felizzi.
Così sarebbero andate le cose, un gruppo di potere («associazione a delinquere» dicono i magistrati) capace di calpestare la «democrazia cittadina».

QUEL VIAGGIO A NEW YORK


Toccò invece ad Alessandro Di Carlo, socio di maggioranza della società Mediterranea Life Srl, pagare un viaggio a New York a giugno 2006 «in contropartita dell'approvazione dell'accordo di programma».
I partecipanti del viaggio furono D'Alfonso, suo figlio, Marco Presutti, Mario Sabatino e l'assessore Luciano Di Biase. Costo totale 9 mila euro.
Aveva un costo anche il conferimento di incarichi «altamente discrezionali» da parte del Comune a Tino Taraborrelli. Da quanto si legge nell'ordinanza il conferimento avveniva perché D'Alfonso riusciva ad operare «attraverso dirigenti a lui legati da patto fiduciario» i quali si prestavano al compimento di questi atti.
Così 5 mila euro vennero versati il 26 ottobre 2005 sempre alla solita Europa Prossima (ribattezzata dal gip De Ninis «la longa manus» dell'ex amministratore comunale). Altri 8 mila vennero dati a Guido Dezio, versati in contanti «con la seguente cadenza: 1.000 euro tra il 14 e il 17 aprile del 2006, 2.500 euro il 18 aprile 2006, 2500 euro il 24 aprile 2006, 2000 euro il 5 maggio 2006».
In compenso Taraborrelli ne guadagnò 120 mila (di soldi pubblici) per la stipula dei contratti di consulenza.

MANIFESTI


Tra le contestazioni all'ex sindaco e al suo braccio destro c'è anche quella che riguarda il reato di concussione nei confronti dell'allora titolare della tipografia Brandolini che sarebbe stato costretto a lavorare - secondo la procura - gratuitamente.
Il metodo utilizzato era sempre lo stesso: D'Alfonso avrebbe operato «una certa pressione» nei confronti di imprese e fornitori sempre attraverso Dezio. La tipografia aveva ricevuto su incarico voluto dall'ex sindaco il compito di stampare diversi manifesti che sarebbero stati pagati con i soldi prelevati dalle casse comunali.
D' Alfonso avrebbe in qualche modo minacciato di tagliare del tutto i rapporti con il Comune se non avesse voluto lavorare anche gratis.
Insomma i rapporti in qualche modo si sarebbero guastati. Ci sarebbe addirittura un fax nel quale l'ex primo cittadino aveva scritto di suo pugno «pensate a lavorare, non pensate ai soldi».
Una pressione indebita per la procura in grado di concretizzare il reato di concussione.

(Red. Pdn) 17/12/2008 14.09