Al Manthonè niente sciopero. Si riflette sull'Italia stragista

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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PESCARA. Sciopero generale? No,il Manthonè resta a scuola: «riflettiamo sulla strage di Piazza Fontana e su Emilio Alessandrini»

Scelta alternativa allo sciopero è stata effettuata dall'Istituto "G. Manthonè" di Pescara, che ieri mattina ha deciso di restare in aula magna a commemorare la strage di piazza Fontana avvenuta il 12 dicembre del 1969 a Milano, esattamente 39 anni fa.
Una commemorazione solo sulla carta, perchè il tono della discussione è stato molto diverso da quello delle solite commemorazioni storiche. Un tono accattivante e grintoso che ha tenuto incollati alle sedie i ragazzi delle quarte e quinte per tutta la giornata.
Seduti al tavolo dei relatori c'erano: lo storico stragista Giuseppe De Lutiis, poi l'assessore alle politiche giovanili del Comune di Pescara, Marco Alessandrini (figlio del giudice Emilio Alessandrini ucciso dalle Brigate Rosse nel 1979) ed infine Ennio Di Francesco, presidente dell'associazione "Emilio Alessandrini".
Era stato invitato anche il Procuratore capo di Pescara, Nicola Trifuoggi, che per problemi di lavoro non è riuscito a partecipare alla conferenza.

«Un modo diverso di vivere lo sciopero, stare qui per riflettere, ascoltare e discutere sulla madre di tutte le stragi» ha così esordito Franca Minnucci, insegnante di italiano e storia della scuola, coordinatrice del progetto. Una mattina alla ricerca del "bandolo della matassa" della strage che fece da apripista per tutte le altre che insanguinarono l'Italia degli anni '70.
I ragazzi sono stati coinvolti in maniera interattiva alla ricostruzione della storia, dei processi, delle sentenze e delle esperienze dirette dei sopravvissuti. Difatti hanno iniziato proprio i ragazzi a calarsi negli avvenimenti, attraverso la lettura di alcune pagine del libro "Piazza Fontana – Nessuno è stato" (di Fortunato Zinni). Due giovani lettori hanno dato voce alle parole di un sopravvissuto che descriveva le proprie sensazioni al momento dello scoppio della bomba piazzata nella Banca Nazionale dell'Agricoltura in Piazza Fontana.
Si è proseguito nell'indagine con la proiezione di un filmato tratto dalla trasmissione "Blu Notte", di Carlo Lucarelli. L'impostazione investigativa dell'incontro ha avuto lo scopo di dare «pezzi di informazione» come ha sottolineato Ennio Di Francesco e di tenere alta l'attenzione dei ragazzi.
«C'è un passato che non esiste solo perché non è raccontato», ha aggiunto Di Francesco, «lo scopo dell'associazione che presiedo è quello di non far cadere nell'oblio alcuni importanti avvenimenti».
A tal proposito è interventup l'assessore Marco Alessandrini, figlio del magistrato assassinato dieci anni più tardi dalle Brigate Rosse, che ha messo l'accento sulla valenza «inestimabile» di ricordare il «nostro passato prossimo» nelle scuole, come luoghi di formazione di buoni cittadini.
Poi il tempo è stato totalmente investito in ricostruzioni storiche coinvolgenti ed appassionate da parte dello storico Giuseppe De Lutiis che ha ricmposto, come pezzi di un puzzle, i momenti salienti della storia politica degli anni '60-'70.
Verso la fine dell'impegnativa ma interessante giornata sono stati chiamati in causa direttamente gli alunni. Quelli che fino a prima sembravano timidi ed intimoriti dall'autorità dei relatori, al momento di fare domande si sono rivelati attenti, incuriositi, talvolta indignati dai racconti dei relatori.
Le domande sono state semplici ma hanno lasciato trasparire una viva curiosità e voglia di fare chiarezza sulla strage di Piazza Fontana e sull'omicidio Alessandrini.
E' scesa pesante come un macigno, l'indignazione dei ragazzi alla notizia che tutti i presunti esecutori della strage siano stati assolti con la sentenza definitiva del 2005.
Con interesse e discrezione un ragazzo si è rivolto all'assessore Marco Alessandrini con delle richieste un po' più "personali". Una domanda spontanea, quasi di cuore: «come ci si sente a essere figlio del magistrato Alessandrini?», ha chiesto il ragazzo.
Marco Alessandrini ha risposto, dopo un grande sospiro, in modo tranquillo: «Non ci avevo mai pensato, ma tutti siamo fieri dei nostri cari. Il mio vuoto personale è diverso perché la mancanza di mio padre ha anche un rilievo pubblico».
Non ha nascosto il senso di solitudine che avvolse la famiglia all'indomani dell'assassinio del padre maè sembrato agguerrito contro le attuali banalizzazioni degli anni di piombo. Il neo assessore ha detto poi di credere fortemente nelle istituzioni: «è per questo che mi sono buttato nell'avventura politica qui a Pescara».

m.r. 13/12/2008 10.38