«Continua lo sporco affare dei rifiuti: siamo ben oltre Gomorra»

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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ABRUZZO. Ieri l’Abruzzo si è risvegliato nuovamente nell’incubo dell’inquinamento ambientale e del commercio di rifiuti pericolosi che non venivano trattati ma smerciati come normali rifiuti.
Storia di sempre di traffici illeciti e guadagni facili che devastano l'ambiente e minano la salute pubblica.
Duri sono stati i commenti delle associazioni ambientalsite.
«Continua lo sporco affare dei rifiuti; siamo ben oltre i confini di Gomorra», dice Legambiente commentando l'operazione del Noe di Pescara che ha smantellato un'organizzazione dedita al traffico illecito di rifiuti, con base in Abruzzo e diramazioni in diverse altre regioni del territorio nazionale.
Nel congratularsi con le forze dell'ordine e le procure che hanno svolto le indagini, Sebastiano Venneri, vice presidente di Legambiente, insiste:«E' chiaro che non esistono isole felici: i traffici illeciti coinvolgono il Paese nella sua interezza e riguardano anche grandi aziende del panorama nazionale, come dimostra il coinvolgimento dell'Ilva di Genova nell'indagine odierna. Ecco perché è davvero necessario non abbassare la guardia ma rilanciare invece con urgenza l'attenzione nei confronti dei traffici delle ecomafie».
Per Legambiente occorre prevedere immediatamente la deroga sul reato di organizzazione di traffico illecito di rifiuti, che in base al testo del disegno di legge sulle intercettazioni telefoniche e ambientali non sarebbe più ascoltabile da magistratura e forze dell'ordine. Completare al più presto l'iter di approvazione definitiva della legge istitutiva della commissione parlamentare d'inchiesta sul ciclo dei rifiuti. E inserire, una volta per tutte, i delitti ambientali nel codice penale.
«L'Abruzzo è di nuovo al centro di una rete nazionale di traffici illeciti di rifiuti - aggiunge Angelo Di Matteo, presidente di Legambiente Abruzzo -. Torniamo a chiedere all'imprenditoria regionale un'operazione trasparenza che consenta di individuare le distorsioni sul mercato e la gestione dei rifiuti».
Anche Dante Caserta, presidente del WWF Abruzzo non è tenero:«L'ennesimo scandalo sui rifiuti tocca l'Abruzzo, che si scopre terra di conquista per questi traffici che avvelenano il nostro presente e il nostro futuro, con costi ambientali, sanitari e sociali altissimi. Sembra che questa regione non sia dotata di un sistema di prevenzione e controllo amministrativo adeguato, lasciando praticamente al solo, egregio, lavoro delle forze dell'ordine e della magistratura la funzione di contrapposizione e repressione».
«Purtroppo», continua Caserta, «quando si arriva ai sequestri, il danno ambientale spesso è già stato fatto. Quando larga parte delle discariche abruzzesi dei rifiuti urbani sono in condizioni precarie oppure vengono sequestrate per emissioni fuori controllo; quando una di queste addirittura crolla; quando depositi illegali sequestrati non vengono neanche messi in sicurezza o bonificati; quando le strutture di controllo e prevenzione come l'ARTA ed i servizi rifiuti dei vari enti operano con scarsissime risorse, ecco che si forma il substrato adatto per lo sviluppo di attività illecite».
«Chieti scalo», ha aggiunto, «è un'area che si può ormai definire disastrata sotto il profilo ambientale: il 28 ottobre scorso il Sindaco ha dovuto porre limiti enormi alle attività su un'area di circa 700 ettari a Chieti scalo per la presenza di inquinanti pericolosi sia nei terreni che nelle falde. Si tratta di un'area dove si susseguono sequestri e denunce per emissioni fuori controllo e problemi ambientali (come l'inquietante incendio del deposito di rifiuti avvenuto questa estate). Il sistema di monitoraggio ambientale da noi fortemente richiesto per tutelare i cittadini non è stato ancora installato, nonostante i solleciti provenienti dai residenti preoccupati per quello che respirano. Bisogna ripartire dalle numerose indicazioni che vengono dai nostri dossier per affrontare l'emergenza ambientale che abbiamo in Abruzzo».

12/12/2008 8.51