Discarica la Torre. Rinvio a giudizio "ingombrante":Pd e Pdl d'accordo rimandano

Alessandro Biancardi

Reporter:

Redazione PdN

Letture:

4056

Discarica la Torre. Rinvio a giudizio "ingombrante":Pd e Pdl d'accordo rimandano
TERAMO. E' stata rimandata al prossimo 20 gennaio l'udienza preliminare per l'inchiesta sul crollo della discarica La Torre. Tutto rinviato «per ragioni elettorali».
Ieri mattina davanti al gup del Tribunale di Teramo c'erano 13 indagati, presidente della provincia compreso. Uno solo l'assente: il candidato presidente del Pdl Gianni Chiodi, finito nell'inchiesta in
qualità di sindaco di Teramo.
I difensori di quattro ex amministratori pubblici hanno chiesto il rinvio dell'udienza per ragioni elettorali, così come si diceva da qualche giorno.
E le voci non sono state smentite dai fatti.
L'udienza, infatti, è slittata al prossimo 20 gennaio: meglio riparlarne quando la situazione sarà più tranquilla ed i voti eventualmente incassati per evitare che così la decisione di un eventuale rinvio a giudizio possa essere strumentalizzata in piena campagna elettorale.
Concordi gli indagati- candidati del Pdl (Gianni Chiodi, candidato governatore e Bernardo Rabuffo, nel listino) come quelli del centrosinistra (l'ex sindaco di Teramo, Angelo Sperandio, e l'ex primo
cittadino di Giulianova, Claudio Ruffini, entrambi del Pd).
Gli altri indagati, che non corrono alle elezioni si sono accodati e così nulla di fatto.
«Per noi questo rinvio non è importante», ha spiegato a Pdn l'avvocato Tommaso Navarra, legale del Comitato antidiscarica "La Torre" e del Wwf che si sono costituiti parte civile.
«Non aggiunge niente e non toglie niente a responsabilità che dal nostro punto di vista restano oggettive».
Le accuse mosse dalla procura vanno dall'attività di gestione dei rifiuti non autorizzata all'inquinamento dell'aria, dal crollo colposo al falso materiale.
Secondo la ricostruzione degli inquirenti la Provincia e il Comune non potevano non essersi accorti che il sito non era più idoneo a ricevere rifiuti.
Inoltre le proroghe concesse non erano legittime: già da tempo la capienza limite era stata superata, così come il limite ultimo di tempo per portare i rifiuti.
Ma per altri due anni (dal 2004 al settembre 2006, mese della frana nella discarica) i rifiuti continuarono ad essere portati lì.
Le pessime condizioni del sito non furono una sorpresa per nessuno.
Subito dopo il crollo i residenti della zona parlarono di «disastro annunciato».
Con i soldi della protezione civile (circa 6 milioni di euro) il sindaco Chiodi approvò un progetto di messa in sicurezza che consisteva nel progetto di ampliamento già approvato; tranne per il costo di alcuni terreni da espropriare raddoppiati nel valore.
Il governo Prodi (subentrato a quello Berlusconi che aveva dato il finanziamento), ridusse l'ammontare del finanziamento a 2 milioni di euro, spostando la competenza dal Sindaco al Prefetto: con questi soldi sono stati fatti i lavori di messa in sicurezza della discarica che si sono dimostrati fallaci dopo la prima pioggia.

Alessandra Lotti 28/11/2008 8.57