Parla la moglie di Sgarbi: «è lady Bmw che deve vergognarsi»

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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PESCOSANSONESCO. Dopo la lettera di Helg Sgarbi ad un quotidiano tedesco, l'intervista di Ursula Klatten al Financial Times di Germania e le parole della figlia di Barretta, Clelia, a Pdn adesso parla anche la moglie del presunto gigolò svizzero.
Franziska Gabriela Sgarbi non le manda a dire. Accusa tutti dalle pagine del settimanale Panorama al quale ha rilasciato una intervista esclusiva.
Ce l'ha con Lady Bmw («dovrebbe vergognarsi»), con la stampa italiana e tedesca («ci hanno rovinato la reputazione»), con la polizia e la magistratura («ci hanno fatto sfilare davanti alle tv con
le manette ai polsi») e anche con le guardie penitenziarie («mi hanno fatta spogliare e fare le flessioni per vedere se nascondevo droga nelle parti intime»).
La donna, che vive a Pescosansonesco con la figlia di due anni di Sgarbi, è responsabile dei matrimoni che si tengono nella Country House Rifugio Valle Grande.
Adesso non vede l'ora di rivedere suo marito.
L'attrito con la polizia sarebbe così forte che le persone ancora sottoposte a obbligo di dimora avrebbero chiesto di essere interrogate, un interrogatorio che il pm Gennaro Varone ha delegato alla Squadra mobile che ha svolto le indagini.
Le stesse indagate, tra cui la moglie di Sgarbi, si sono però affrettate a “ricusare” la polizia.
«Con la polizia no, vogliamo parlare direttamente con il pm», hanno fatto sapere attraverso il difensore, Sabatino Ciprietti. Un atteggiamento quanto meno particolare che forse trova le sue presunte ragioni nell'articolo-intervista di Panorama e che forse prova ad anticipare qualche tesi difensiva nel futuro processo.
Chiuse le indagini, infatti, tra un paio di settimane potrebbe essere chiesto anche il rinvio a giudizio e, dunque, si farà un ulteriore passo verso il processo italiano.
Si attende anche il verbale di interrogatorio di Helg Sgarbi che la procura di Pescara ha delegato alla polizia tedesca.
«Non ho avuto la possibilità di parlargli da quando è stato arrestato», ha detto ancora la moglie al settimanale.

E i presunti tradimenti dell'uomo non sono la cosa che l'hanno fatta più soffrire. L'aspetto peggiore per lei è la storia della presunta setta tirata fuori dai giornali tedeschi: «siamo stati dipinti come una banda di ricattatori. In Svizzera e Germania la nostra reputazione è rovinata».
Dei presunti ricatti «non so niente», assicura ma di certo sostiene che Susanne Klatten non è la vittima di turno, come si vuole far apparire.
«Non mi sembra una vittima», dice la Sgarbi. «Quella donna è andata a letto con mio marito, non io con il suo. E' una donna che ha tradito pur essendo sposata. E' lei che dovrebbe vergognarsi». Per il marito dell'ereditiera prova dispiacere «fa male sentirsi trascinati nel fango. Io ne so qualcosa».
Anche dei presunti tradimenti lei non sa niente, abbozza un «questi sono problemi tra me e lui che discuterò in privato» e ha assicurato di aspettare il momento di guardarlo negli occhio «e chiedergli come sono andate veramente le cose».
Anche perché dopo quello che è stato scritto anche su di lei «non ho più fiducia» né nei media né nella giustizia «e concedo il beneficio del dubbio anche a Helg».
Però è sempre la donna a confermare che sebbene i due fossero sposati nel 2003 si vedevano ben poco: «per quello che so, lui si occupava di traduzioni di testi legali e compravendita immobiliare». Lui «era uno spirito libero» rimasto a vivere a Zurigo, lei si era trasferita a Pescosansonesco. Helg stava via per mesi «poi tornava per stare insieme alla bambina».
Nelle quattro pagine di intervista non mancano accuse anche ai metodi dell'indagine e dell'arresto: il 14 giugno alle 5.30 la polizia ha bussato alla sua porta: «mi hanno portato nel carcere di Teramo, insieme a Beatrice, la moglie di Barretta. Mi hanno fatta spogliare e fatto fare delle flessioni per essere sicuri che non nascondessi droga nelle parti intime. Non ci hanno protetto dagli sguardi degli uomini».
E poi ancora: «prima dell'udienza ci hanno fatto sfilare davanti alle telecamere con le manette ai polsi. A me e Beatrice che eravamo incensurate. Ho pianto tutte le lacrime che avevo. In Italia la legge non è uguale per tutti. Da questa esperienza forse ho capito che forse anche Helg non è quello che hanno descritto».
24/11/2008 14.10