L’assassino di Costantini: «Ho perso la testa, non volevo ucciderlo»

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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TERAMO. Mounem Daib, 19 anni, originario del Marocco ieri pomeriggio è crollato. Dopo 90 minuti di domande serrate ha confessato. «Si l'ho ucciso io Costantini…non volevo». IL RACCONTO DI CAPASSO: «LENTA AGONIA PRIMA DI MORIRE»
Il giovane ha parlato di un tentativo di difesa, dopo alcune avances molto insistenti che –ha detto- avevano come fine un rapporto sessuale.
Lui però dopo una serie di “no” ha preso il coltello per difendersi e ha massacrato Max Costantini 69 anni, con venti fendenti.
L'autopsia ha confermato la morte per emorragia in seguito ai fendenti.
Poi Mounem ha tentato di ripulire la scena del delitto, si è lavato nel bagno della vittima, si è cambiato le scarpe nel capannone dove l'anziano viveva e lavorava.
E' fuggito via, sperando forse che nessuno se ne accorgesse.
E' tornato a casa, a Sant'Onofrio, dove vive con la mamma, una donna di soli 39 anni che oggi è distrutta, e il suo compagno.
C'è anche la nonna a casa e altri parenti. Il ragazzo confida di avere dei problemi, seri.
La comunità fa quadrato intorno a lui. Vogliono aiutarlo.
Poi, secondo la difesa, quando scoprono cosa ha combinato decidono che non è più il caso di coprirlo.
Mounem intanto sente il fiato sul collo. I giornali parlano del massacro dell'ex culturista, più di cinquanta persone sfilano in procura. Teme che si possa arrivare a lui. Forse ricorda anche un indizio che potrebbe infilarlo nei guai: una telefonata fatta a Costantini il giorno del delitto, qualche ora prima del massacro.

IERI LA SVOLTA

Dopo quattro giorni la polizia, coordinata da Gennaro Capasso, arriva ad una svolta. Gli agenti sono sulle sue tracce già da martedì notte ma il giovane è irreperibile. Ieri mattina Mounem non sa ancora che a breve sarebbe stato preso e portato in questura.
Così si reca alla moschea di Campli: prega e confessa la sua colpa.
Poi torna a casa e lì gli agenti lo fermano e lo portano in questura.
L'interrogatorio è serrato. Il giovane è assistito dall'avvocato Tommaso Navarra e Luca Di Edoardo del foro di Teramo.
Non sa spiegare come si sia procurato delle ferite sulle braccia, in un primo momento tenta di negare tutto.
Dopo un'ora e mezza crolla e vuota il sacco. Conferma, è stato lui.
«Sì ma non volevo».
Dice di aver chiesto a Costantini un posto di lavoro e di aver ricevuto delle avances. Così è cominciata l'aggressione, ha picchiato l'uomo poi ha preso il coltello e lo ha colpito più volte. Ha avuto come un raptus, si giustifica, «ho perso la testa» confida appellandosi anche alle prescrizioni del Corano che non ammette atteggiamenti omosessuali.
Una ricostruzione che comunque gli inquirenti dovranno verificare ma che pare plausibile.

«NON E' UN RAGAZZO DIFFICILE»

Subito dopo il suo arresto si è cominciato a scavare nella vita dell'omicida, descritto fin da subito come un «ragazzo difficile».
La smentita arriva dai suoi legali: «è un ragazzo tranquillissimo, non ha una personalità aggressiva e non aveva mai dato segni di violenza», spiega Navarra.
«Ha sempre lavorato con impegno. Ha studiato in Italia, ha preso la licenzia media inferiore qui poi il diploma equipollente in Marocco».
Ha fatto il cuoco e il cameriere, ha anche lavorato in una palestra della città e proprio lì aveva avuto dei problemi. Un giorno, infatti, è stato scoperto mentre rubava dei telefonini e chiavi della macchina.
Quello stesso giorno è stato denunciato e licenziato.
«Per la prima volta», ha raccontato Navarra, «si è ritrovato senza lavoro».
Che rapporto c'era tra il ragazzo e Costantini?
«A questa domanda non rispondo», dice il difensore, «per rispetto della legge sulla privacy».
Ma si conoscevano? Si frequentavano?
«C'era stato qualche incontro occasionale».
E' vero che gli aveva chiesto un lavoro?
«Confermo che il ragazzo era al momento disoccupato».
Quale sarà adesso la linea difensiva è difficile dirlo.
«Si tratta di un caso complesso», conferma Navarra. Il ragazzo ha confessato ma bisogna capire cosa lo abbia indotto ad uccidere Max Costantini.
Nei prossimi giorni la famiglia farà richiesta alla procura per incontrare Mounem nel carcere di Castrogno, dove è rinchiuso da ieri pomeriggio.

Alessandra Lotti 22/11/2008 11.15


IL RACCONTO DI CAPASSO: «LENTA AGONIA PRIMA DI MORIRE»

La morte di Costantini è stata lenta. La vittima non è deceduta sul colpo ma avrebbe agonizzato almeno per tre ore prima di spirare.
Sono questi i dettagli della tragedia raccontati stamattina dal dirigente della squadra mobile Gennaro Capasso che a meno di ventiquattro ore dall'arresto ha indetto una conferenza stampa.
La morte dell'anziano sarebbe da circoscrivere al pomeriggio di lunedì. Si ricorderà che il suo corpo è stato ritrovato intorno alla mezzanotte da un vigilante che poi aveva dato l'allarme.
Secondo la ricostruzione degli inquirenti il giovane marocchino dopo il delitto avrebbe buttato le sue scarpe sporche di sangue e il coltello in un cassonetto della spazzatura e poi sarebbe tornato a casa con l'autobus.
La versione secondo la quale il giovane abbia agito da solo appare plausibile, così come il fatto che il ragazzo abbia reagito ad avances sessuali.
«Si tratta però di una valutazione preliminare - hanno aggiunto il dirigente e il questore - perché l'inchiesta non è conclusa: stiamo vagliando i contatti tra vittima e omicida e anche se la sua versione di aver agito agito da solo è credibile, non escludiamo nessun'altra ipotesi».
Per rintracciare il responsabile la polizia ha passato al setaccio tutti gli elenchi dei referti medici degli ospedali dell'intera regione. Cosa si cercava? Un paziente che magari si fosse rivolto ai sanitari per curare ferite d'arma da taglio o morsi di cane.
Sulla scena del delitto, infatti, c'era anche il molosso di Costantini che potrebbe aver reagito.
Il questore Angeloni si è detto ampiamente soddisfatto del lavoro svolto dai suoi uomini: hanno dimostrato «acume investigativo, riuscendo a delineare subito la personalità della vittima e l'ambiente in cui poteva essere maturato il delitto».
Angeloni si è complimentato anche con la procura « per la stupenda sinergia instaurata con il nostro gruppo d'indagine».
22/11/2008 13.41