Il rene è ricomparso. Basile si difende dalle altre accuse: «sono sollevato»

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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PESCARA. Sala operatoria. Come tutte le mattine. Ma per il dottor Marco Basile, chirurgo dell'ospedale di Pescara, questa non è una mattina come le altre.
Dopo la bufera giudiziaria a seguito di una denuncia per la morte di una donna ricoverata, operata più volte, ci sono stati l'arresto, i domiciliari, poi la stampa di tutta Italia si è accanito su di lui come ennesimo “mostro” da sbattere in prima pagina.
Stampa scritta e Tv vogliono raccogliere le sue impressioni e commentare il risultato della perizia richiesta dal gip: il rene che sarebbe stato asportato durante l'intervento chirurgico c'è, non è stato mai rimosso, come avevano sempre sostenuto Basile ed il suo collega Ciarelli (accusato dello stesso reato).
Anche PrimaDaNoi.it lo aveva già chiarito mesi fa, subito dopo l'ultima autopsia della paziente morta.
Come si sente adesso che la notizia è ufficiale?
«Per me non è cambiato nulla, lo sapevo bene come erano andate le cose – spiega il Basile – qualcuno avrà sbagliato, io no».
E' irritato con i giornalisti che hanno sbattuto in prima pagina una notizia di presunta malasanità?
«No, il reporter onesto deve riportare le notizie, ma deve sentire tutte le campane – commenta disteso – soprattutto non deve aggiungere nulla di fantasioso per arricchire il pezzo. Su questa vicenda hanno imbastito anche un presunto traffico di organi. E' chiaro che mi riservo iniziative a tutela del mio nome, ma non è questo il momento. Mi sarebbe bastato che – come avete fatto in pochissimi – qualcuno avesse dato voce anche a me»
Però restano in piedi altre accuse, come quella del verbale strappato…
«Lo so bene. E so anche che cosa è successo. Chiarirò anche questo – spiega Basile, mentre risponde alle telefonate di congratulazioni di chi lo conosce ed ha letto la notizia ufficiale – certo la mia posizione processuale cambia completamente e così il giudizio sulla mia attività di chirurgo. Debbo però dire che nessuno di quelli che mi conosceva ha mai dubitato della mia onestà professionale e di quella del collega. Ho comunque fiducia nell'operato della magistratura che ha dimostrato di saper approfondire tutti gli aspetti della vicenda».
«Un pensiero», dice infine Basile,«va anche alla paziente morta. Per un medico e per un chirurgo la morte di un assistito è sempre una sconfitta, anche se non abbiamo la bacchetta magica. Però abbiamo fatto tutto il possibile per salvarla. Come facciamo sempre».

Sebastiano Calella 22/11/2008 08.43