Di Quinzio: «Il Comune di Francavilla ad un passo dal dissesto»

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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FRANCAVILLA. «Siamo ad un millimetro dal baratro. Il rischio reale è il dissesto delle casse comunali di Francavilla al mare».
Nicolino Di Quinzio, sindaco da poco in carica, è fortemente preoccupato della paralisi che sta per investire il Comune, con difficoltà a pagare gli stipendi e ad assicurare i servizi. Rompe gli indugi e a PrimaDaNoi.it anticipa i temi dolenti di questo scorcio di autunno francavillese.
«Sono molto preoccupato per due motivi», spiega, «il primo è che ci sono voluti sei mesi per arrivare a sbrogliare la matassa della cattiva gestione delle finanze comunali, tanto che ha trovato difficoltà anche il professor Pica dell'Università di Napoli che è nostro consulente. Il secondo è che ogni tanto emerge qualche altro debito. Io ho lanciato l'allarme da tempo – continua Di Quinzio– e adesso ho anche preparato un opuscoletto che distribuirò in questi giorni ai cittadini per dare il quadro completo di questo dissesto, di questa voragine di debiti, di questa finanza creativa, chiamatela come vi pare».
«La realtà è nuda e cruda», dice il sindaco, «fino ad oggi ho contato 7,5 milioni di euro di debito (15 miliardi) su un bilancio di 22 milioni di euro. E con entrate nettamente in calo. Ditemi voi come posso amministrare con questa situazione. Ho pensato anche ad una manifestazione in piazza per illustrare i dati di questo disastro».
Ma la vecchia amministrazione parla di 8 milioni da incassare.
«Gli 8 milioni sono solo nella testa di Roberto Angelucci. E debbo dire che anche la minoranza in Consiglio è rimasta sorpresa di conoscere questa realtà – continua Di Quinzio – mi hanno giurato di non saperne nulla».
In verità le cifre che i funzionari del Comune hanno estrapolato sono da brividi: 5,5 milioni da versare all'Ifis, la banca che ha anticipato i soldi delle tasse da riscuotere (probabilmente sovrastimate), 1,5 milioni per il Cosvega, quasi un milione per la Cosmeg e via via altri servizi.
C'è poi il bubbone del Parco Arenazze che potrebbe costare altri 5 milioni di euro alle casse comunali, per occupazione abusiva e risarcimento danni per il mancato completamento dell'esproprio che forse non si poteva fare.
Insomma casse comunali-gruvieria, dove i buchi cominciano ad essere così frequenti da trasformarle in un colabrodo.
Lunedì scorso, quando il quadro dei debiti si è completato, sono saltati sulla poltrona anche il consigliere Galasso e la segretaria dell'ufficio contabilità.
Sotto accusa non solo aspetti ragionieristici, ma anche quelli operativi e clientelari.
In particolare è diabolico il meccanismo della riscossione dei tributi che deve coprire le anticipazioni di cassa al Comune.
«Francavilla e Pianella, cioè Angelucci e D'Ambrosio – spiega Di Quinzio – hanno creato la Risco, per la riscossione dei tributi. Solo che la Risco, invece di versare gli incassi all'Ifis che aveva finanziato il Comune, ha dato direttamente al Comune circa 5 milioni. Cioè Angelucci ha avuto una disponibilità di cassa che non gli toccava: i soldi dovevano essere versati alla Banca, come se fossero rate di mutuo. Così oggi non solo dobbiamo pagare le rate non versate, ma anche gli interessi per lo scoperto, oltre i normali interessi per l'operazione. Cioè dov'è il vantaggio per Francavilla? Mi sembrano invece grossi danni».
«Come quello del segretario comunale a mezzo servizio con Pianella, come certi nomi presenti nella Risco e/o nell'Aca», dice Di Quinzio.
Gettoni di presenza, operazioni di finanza creativa illusorie e solo produttrici di debiti, nomine politiche nei Consigli di amministrazione, con spese ingenti. E infine la ciliegina sulla torta: da quando si è insediato Nicolino Di Quinzio, la Risco non versa più un euro nelle casse comunali. E senza ossigeno, la nuova maggioranza amministra in apnea.
Sebastiano Calella 11/11/2008 15.44