Giancarlo Masciarelli in procura digitalizza il faldone dell'inchiesta Fira

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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Giancarlo Masciarelli in procura digitalizza il faldone dell'inchiesta Fira
PESCARA. Terzo piano, corridoio, di fronte la stanza del pm, Filippo Guerra, che ha diretto l'indagine sulla Fira. Due tavoli appaiati, sopra quattro pc portatili e due scanner per duplicare gli atti. Dietro tre persone all'opera. Uno è l'indagato principale: Giancarlo Masciarelli.
Quando arriva la telecamera del Tg3 è un po' sorpreso ma con i
giornalisti non è mai reticente né è avido di sorrisi.
Da due giorni Masciarelli è al lavoro in Procura, a due passi da dove
per due anni è stata diretta l'inchiesta che ha fatto tremare l'Abruzzo. La prima, non l'ultima.
Oggi l'ufficio è sguarnito del pm (per sei mesi distaccato alla
procura di Gela) ma stracolma della documentazione che sarà prodotta
al prossimo processo e potrebbe creare problemi al signore delle
cartolarizzazioni, ex presidente della finanziaria regionale.
Una montagna di carte che proverebbero –secondo l'accusa- che oltre 16 milioni di euro di fondi europei sono stati distribuiti a società
compiacenti, prestanomi, amici e magari all'acqua di rose con l'avallo
della Regione. La magia dei fondi Docup ad uso privato.
E per capire il lavoro svolto ed il materiale raccolto sono importanti i numeri.

I faldoni sono 38, gli allegati (scatoloni) sono 49 e contengono
documentazione delle società coinvolte e delle persone indagate (in
tutto 103), documentazione frutto di sequestri e di consulenze
tecniche, di accertamenti bancari, ci sono tutte le informative della
Guardia Di Finanza, le intercettazioni telefoniche su oltre 60 numeri,
gli esiti delle rogatorie a San Marino ed in Svizzera, i verbali delle
sommarie informazioni e degli interrogatori degli indagati con
videocassette.
Per un totale di 25.796 pagine, esclusi gli allegati.
La legge prescrive ovviamente che la difesa, chiuse le indagini, possa
estrarre copia di tutta la documentazione a carico per conoscere nel
dettaglio le prove e dunque potersi difendere.
Di regola dovrebbe essere la segreteria a preparare le copie ma da
quando i soldi scarseggiano ognuno provvede per sé.
Masciarelli appare un po' sorpreso all'arrivo di un paio di giornalisti ma non si sottrae alle domande.
«Sono qui per il 415 bis», dice riferendosi con precisione
all'articolo del codice di procedura penale che gli dà facoltà di fare
copia per sé di tutto il materiale.
Da due giorni è lì al lavoro, ieri era in compagnia anche dell'ex
sindaco di Montesilvano, Enzo Cantagallo. I due si conoscono bene ed
hanno come punto in comune, tra gli altri, il fatto di essere stati
rinchiusi nella stessa cella.
Masciarelli era stato appena arrestato nel 2006 per lo scandalo Fira,
Cantagallo poche settimane dopo per l'inchiesta Ciclone. Insieme hanno condiviso per qualche giorno, nel carcere di Pescara, la cella con
Marco Picciotti, indagato anche lui per l'inchiesta Bomba.
Il gip Maria Michela Di Fine, il giudice dello scandalo sanitopoli, su
istanza del difensore di Masciarelli, Giuliano Milia, ha derogato per
4 giorni la settimana alle restrizioni delle misure cautelari a cui il
principale indagato è ancora sottoposto.
Obbligo di dimora a Chieti ma per quattro giorni può restare al terzo
piano della procura, uno sotto dove gli altri due pm, Bellelli e Di
Florio, continuano a lavorare all'inchiesta che ha portato in carcere
Del Turco e gli altri.
Si scava tra le pieghe delle cartolarizzazioni, proprio quelle
pianificate e realizzate da Masciarelli, una con Pace e l'altra con
Del Turco.
Con alcuni giornalisti è cortese: «non vedo dove sia la notizia, non
ci farete un servizio?», dice, «è un mio diritto e preferiamo
scannerizzare e digitalizzare le copie invece che fare fotocopie.
Tutto qui».
Dopo i consigli sul giornalismo chiarisce che «per rispetto al palazzo
certe cose si dicono in tribunale e nelle sedi opportune ma che spesso
sono state scritte falsità sul suo conto» e che certi giornalisti «per
fare audience» si spingono troppo oltre «travalicando il diritto di
cronaca».
Nel frattempo altre due persone lavorano alacremente ai pc.
Qualcuno però non gradisce, la procura si allerta, scatta l'allarme,
arrivano i responsabili della sicurezza a redarguire i cronisti che si
sono intrattenuti a parlare con l'indagato.
Vengono contestate le riprese, poi l'incontro improvvisato con la
stampa termina.
Masciarelli continua il suo lavoro che viene interrotto solo per una
mezz'ora nella quale ha voluto incontrare i pm che indagano su di lui,
poi tutto ritorna tranquillo.
Alla fine tutte quelle carte forse saranno racchiuse in 5 o 6 dvd
pronti per essere letti tranquillamente su un pc e senza spreco di
carta, una accortezza ecologica che di sicuro va ascritta a Masciarelli.
E gli altri indagati faranno lo stesso per estrarre copia?
Alcuni difensori non hanno ancora fatto richiesta, altri invece si lamentano perché avrebbero raccolto solo qualche informale risposta dalla procura circa difficoltà economiche a pagare le spese per le fotocopie, spese tra l'altro davvero ingenti.
Altri difensori, invece, starebbero aspettando un dvd, file in formato digitale, per velocizzare e risparmiare ed iniziare a studiare la tesi difensiva.

11/11/2008 15.04