Il ministero:«La Ciaf non è compatibile con l’ambiente circostante»

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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ATESSA. «Parere interlocutorio negativo»: così, per la seconda volta, il Ministero dell’Ambiente boccia la Ciaf Ambiente S.r.l. di Piazzano di Atessa, smentendo la Commissione V.I.A. della Regione Abruzzo, che il 3.11.2005 si era espressa con un pilatesco “favorevole di massima”.
È scritto nel parere n. 113 del 30.09.2008 della «Commissione Tecnica di Verifica dell'Impatto Ambientale VIA e VAS» - l'organo tecnico del Ministero dell'Ambiente preposto a valutare la compatibilità ambientale della richiesta Ciaf Ambiente avanzata l'8 agosto 2003 per l'ampliamento della tipologia di rifiuti da trattare, aggiungendo i rifiuti pericolosi ai non pericolosi presso l'impianto in Val di Sangro.
Per gli esperti della Commissione ministeriale l'impianto di Piazzano non è compatibile con l'ambiente della Val di Sangro. Lo è invece per la Regione. Ed ora è un bel problema.
«Leggendo il parere tecnico – afferma Maurizio Calabrese, ingegnere ambientale del circolo Legambiente di Atessa – sembra che i membri della Commissione V.I.A. del Ministero dell'Ambiente si siano posti la stessa domanda che Legambiente evidenziò sin dall'inizio di questa brutta vicenda, cinque anni fa, e cioè: come mai una “semplice variante gestionale” (così come la definisce il proponente) ha comportato una procedura di V.I.A. nazionale? Ovviamente – continua Calabrese – la domanda è retorica. La variante richiesta dalla Ciaf, infatti, permetterebbe all'impianto di trattare rifiuti pericolosi (ex tossici e nocivi), che altrimenti avrebbe potuto solo avere in stoccaggio. Ma trattare rifiuti pericolosi vuol dire anche nuovi rischi che devono essere opportunamente valutati e contestualizzati nella zona di riferimento. Infatti la Commissione V.I.A. afferma che “l'urbanizzazione venutasi a creare nelle immediate vicinanze dell'impianto acquisisce un'importanza fondamentale rispetto alla tutela della salute pubblica, sotto il profilo del rischio di incidente”».
Tra dichiarazioni, carte bollate e osservazioni formulate anche da Legambiente, dall'agosto 2003 sono trascorsi cinque anni.
Ad oggi l'unica cosa certa è che l'impianto della Ciaf, al centro dell'inchiesta giudiziaria “Operazione Mare chiaro”, tra una gimcana di sospensioni e riattivazioni delle autorizzazioni regionali e di ricorsi al Tar, continua la propria attività circondato da capannoni ed attività commerciali in un'area che, nel 2003, era stata individuata dall'allora Amministrazione Comunale, «in maniera miope e scellerata» secondo Legambiente, zona artigianale-commerciale.
A preoccupare i 49 esperti del Ministero non è solo l'aspetto autorizzativo.
«La Commissione – secondo Angelo Di Matteo, presidente regionale dell'Associazione – vuole approfondire anche l'aspetto giudiziario, dichiarando che «appare, quindi, opportuno valutare se occorra acquisire agli atti la documentazione che chiarisca definitivamente l'oggetto e lo stato del procedimento penale» ma soprattutto vuole approfondire i vari passaggi fatti dal Servizio Rifiuti della Regione Abruzzo, subito dopo gli arresti nell'ambito dell'operazione Mare chiaro, circa la sospensione/revoca dell'autorizzazione “poiché elemento rilevante ai fini di valutare la conformità dell'attività svolta, anche rispetto alla gestione dei rifiuti oggetto di variante”!».
Sono questi i motivi che hanno indotto il Ministero ad esprimere un parere negativo interlocutorio che a tutt'oggi definisce l'impianto CIAF non compatibile con l'ambiente.
Regione, Arta, Provincia di Chieti e Comune di Atessa: alla luce di questa seconda bocciatura ministeriale, cosa intenderanno fare?

08/11/2008 10.43