Maestra violenta, condanna a un anno e mezzo di reclusione

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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PESCARA. Era una maestra «offensiva e violenta». Picchiava gli alunni con calci e schiaffi. Ieri il giudice monocratico di San Valentino ha condannato Ida Di Francescantonio, 58 anni di Bussi a un anno e mezzo di reclusione.
La donna nel 2000, quando insegnava in una scuola di Bussi, aveva gia' patteggiato sei mesi per aver maltrattato un suo alunno.
Ma dopo quella storia il suo comportamento aggressivo non cessò.
La seconda denuncia è partita nell'autunno del 2005.
La maestra lavorava in una scuola di Popoli e a causa dei suoi comportamenti non proprio ortodossi era diventato il terrore dei ragazzini.
Il 31 ottobre per lei scattarono anche gli arresti domiciliari, disposti dal gip del tribunale di Pescara Guido Campli e su richiesta del pm, Giampiero Di Florio. Secondo la procura, infatti, erano stati raccolti sufficienti elementi per allontanare la donna dall'istituto e arrestarla.
Le accuse erano precise e ben circostanziate. Secondo il racconto delle vittime in alcuni casi la maestra avrebbe utilizzato anche i suoi stivali a punta per prendere a calci i bambini. E quegli stivali erano stati addirittura ribattezzati delle piccole vittime «scarpe a spada».
In altri casi la donna avrebbe colpito un bambino con uno schiaffo alla testa e un pugno al braccio. In un'altra occasione gli avrebbe tirato un calcio provocandogli una ecchimosi alla gamba destra. Una bimba invece sarebbe stata afferrata per un braccio e presa a pizzicate. Ad un altro
alunno con uno schiaffo gli avrebbe fatto uscire il sangue dal naso e inoltre durante una lezione l'avrebbe anche spinto facendolo cadere dalla sedia.
La maestra avrebbe anche impedito ad un alunno di chiamare i genitori per un malore provocato da
una crisi d'asma.
«Stai zitto che non hai proprio niente» gli avrebbe detto e poi invece il pomeriggio dello stesso giorno il bimbo fu ricoverato all'ospedale per alcuni giorni per un laringo-spasmo.

«NON SAI L'ITALIANO, VATTENE VIA»

Secondo l'accusa in quel periodo di tempo i bambini avrebbero vissuto in uno «stato di prostrazione e perturbamento psico fisico». L'atteggiamento, ha tentato di difendersi la donna era utilizzato a «ragione di istruzione», un metodo quindi per educare i ragazzini.
Ma per l'accusa, questo comportamento, grave già di per sì, era aggravato «dall'abuso di autorità e dalla minore età dei giovani».
Dure le frasi addebitate alla maestra, sospesa dall'insegnamento: «stupido», «cretino», «non capisci niente», «mi hai rotto i coglioni».
Ad un bambino non italiano avrebbe anche detto «tu non sai parlare l'italiano, vattene via».


07/11/2008 9.57