Infermieri, vertenza contro la Asl di Pescara: «dateci ciò che ci spetta»

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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PESCARA. «Non siamo fannulloni e nemmeno dei fessi», sono gli agguerriti infermieri dipendenti della Asl di Pescara, sfiniti da «una politica aziendale di immobilismo e assoluto disimpegno nelle relazioni sindacali».
Nella mattinata di ieri durante l'assemblea dei dipendenti dell'azienda sanitaria e delle segreterie provinciali Cgil Funzione Pubblica e Cisl Funzione Pubblica, gli animi si sono scaldati in nome della vertenza sindacale contro la Asl di Pescara. La situazione è tesa e i dipendenti pronti a dar battaglia.
In quello definito come «un ospedale lercio e lesivo per la dignità degli utenti e dei lavoratori» esistono dipendenti che attendono il pagamento delle fasce retributive dal 2004, esistono 200 precari ed esistono gli infermieri stanchi che subiscono «un uso arbitrario ed non appropriato delle ore di straordinario» costretti a non vedere rispettate le 11 ore di riposo tra un turno e l'altro (come vuole l'Art.7 del d.lgs 8/4/2003 n.66).
La carenza di personale causa un carico di lavoro enorme sui dipendenti, a cui viene assegnata una reperibilità anche sul riposo settimanale (violando l'Art.9 del medesimo decreto legislativo)
É inevitabile che tutto si ripercuota sull'utenza, come ultimo anello di un sistema squilibrato: lunghe attese, spese a carico di tutti, servizi non sempre adeguati alle esigenze.

SE L'OSPEDALE NON E' LUOGO SICURO

Una denuncia fortissima ed inquietante arriva da un'infermiera del reparto Ufa (unità farmaci anti-tumorali) dove si preparano le chemioterapie. Attraverso un rilievo l'Ispesl (istituto superiore prevenzione e sicurezza sul lavoro) ha segnalato la contaminazione dell'ambiente con gravi rischi per la salute dei lavoratori. Chiaro: rischi anche per chi va a curarsi e per i loro familiari. E la situazione non è più tranquilla per i reparti di ematologia e oncologia.
«Siamo stanchi di lavorare per un'azienda che non tutela affatto il lavoratore, un lavoratore che presta la sua vita e in cambio non ha niente. Un bel niente. Siamo trattati come le Cenerentole della sanità» lamenta Dalia Palmieri, segretaria Cgil del presidio ospedaliero.
Per gli infermieri la corsia è diventata un inferno da cui scappare, «non c'è un accordo nell'organizzazione del lavoro. Lavorereste a Natale, Pasqua e Capodanno senza prendere una lira in più? Devono riconoscere il lavoro che facciamo e dare la fiducia che ci spetta», racconta Franca Vitullo, infermiera. Altrimenti, arriva il male dell'essere demotivati, stanchi e chiaramente non produttivi.
La situazione sanitaria abruzzese è in balia delle onde, e a pagarne l'amaro prezzo sono, come sempre, i cittadini e i lavoratori.

Antonella Graziani 06/11/2008 11.58