Lauree per poliziotti, chiesto il processo per il professor Ungaro

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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PESCARA. Il gip Giuseppina Guglielmi del tribunale di Roma ha disposto il rinvio a giudizio per Daniele Ungaro, professore presso l'Università di Teramo e supervisore scientifico consultivo del corso presso l'Università D'Annunzio di Chieti-Pescara e Massimo Anziani, dirigente del Siap.
Per entrambi il pm di Roma Andrea Mosca, titolare dell'inchiesta, aveva chiesto il processo e così sarà.
Secondo la tesi accusatoria il docente e il dirigente del Siap negli anni 2005-2006 avrebbero truffato un migliaio di poliziotti iscritti al Sindacato italiano di polizia, promettendo loro di arrivare alla laurea mediante la 'scorciatoia' del riconoscimento di un numero cospicuo di crediti formativi che gli avrebbe evitato di sostenere diversi esami. E tutto ciò, dopo aver partecipato a un corso intensivo di sociologia.
Per le accuse di «contraffazione delle impronte di una pubblica certificazione», falso e truffa, sono finiti sotto processo a Roma.
Come si legge nell'ordinanza del gip Ungaro e Anziani avrebbero formato «falsi attestati di partecipazione del corso intensivo di sociologia e di espletamento della prova finale, utilizzando la falsa intestazione e il logo dell'Università degli studi D'Annunzio di Chieti-Pescara, scaricandola dal sito internet della predetta università».
Non solo: per il pm Mosca, il professore e il dirigente del Siap avrebbero utilizzato raggiri per far credere agli oltre mille poliziotti partecipanti al corso «che il prof Ungaro fosse un docente» dell'Università di Chieti-Pescara «quando invece era un docente dell'Università di Teramo».
Poi ancora gli «gli studenti avrebbero dovuto svolgere corsi intensivi obbligatori a pagamento» e le prove consentivano «l'acquisizione di crediti formativi».
In tutto questo però, sempre secondo l'accusa, i due si sarebbero dimenticati di dire «che si trattava di corsi privati» e non pubblici.
Tutto questo, inducendo in errore gli studenti e ottenendo un ingiusto profitto in quanto per la partecipazione ai corsi gli stessi dovevano versare 126 euro a favore di un Istituto, il cui legale rappresentante era «la moglie di Ungaro».

04/11/2008 16.50