Caso Barretta-Klatten: il mistero dei video hot spariti

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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PESCARA. Il caso dell'estorsione ai danni di Lady Bmw, Ursula Susanne Klatten, com'era prevedibile ha fatto il giro del mondo in pochi giorni: dalla Germania alla Russia agli Stati Uniti fino in Giappone. * TUTTO SULL'INCHIESTA INTERNAZIONALE


PESCARA. Il caso dell'estorsione ai danni di Lady Bmw, Ursula Susanne Klatten, com'era prevedibile ha fatto il giro del mondo in pochi giorni: dalla Germania alla Russia agli Stati Uniti fino in Giappone.

* TUTTO SULL'INCHIESTA INTERNAZIONALE



Tutti gli organi di informazione hanno parlato del caso che ha coinvolto ancora una volta l'Abruzzo. E ancora una volta la regione non ne è uscita bene.
Almeno a leggere i giornali stranieri quello che emergono sono triti stereotipi dell'italiano truffaldino capace di ingegnasi ma solo per frodare il prossimo.
La storia d'altronde aveva in sé tutti gli elementi per fare presa facilmente nell'opinione pubblica di tutto il mondo: il presunto santone che predica e parla in nome di Dio, la storia di sesso, il maxi ricatto, il personaggio famoso, il gigolò e persino presunti motivi ideologici ed una vendetta servita più che fredda.
Ma ci sarebbe anche un giallo ed un mistero.
Il punto fondamentale della storia che rimane oscuro riguarda proprio quelle famose registrazioni effettuate nelle camere d'albergo durante i momenti di intimità tra Helg Sgarbi, il seduttore che doveva crearsi le prove del tradimento e la Klatten, caduta nel tranello dopo essersi invaghita di questo falso gentiluomo.
Che fine hanno fatto questi filmati compromettenti?
Un centinaio di DVD furono sequestrati nel rifugio Valle Grande, di Pescosansonesco a Ernano Barretta, la mente dell'associazione a delinquere e proprietario-santone della country house frequentata da personaggi politici, facoltosi imprenditori, banchieri, importanti prelati e l'elite della regione e non solo.
La Squadra mobile di Pescara ha però potuto visionare solo sommariamente il contenuto di questi DVD masterizzati ma non sembra siano state trovate quelle immagini in grado di giustificare una maxi estorsione da € 7 milioni ed un'altra addirittura di 50 milioni.
Tutto il materiale digitale è stato poi spedito alla polizia tedesca che avrà il compito di effettuare un controllo accurato sulle immagini perché il lavoro risulterebbe molto lungo e faticoso.
C'è poi un altro fatto molto particolare che ha dato da pensare agli stessi inquirenti.
E' successo, infatti, che nella scorsa primavera un paio di mesi dopo l'inizio delle indagini italiane Barretta subì il furto della sua auto, una Audi Q7, un furto particolare anche perché l'auto fu ritrovata nei pressi del porto di Bari e per questo fu riconsegnata.
Dalle intercettazioni gli inquirenti hanno però potuto capire che all'interno dell'auto doveva esservi un computer portatile che custodiva file di vitale importanza per Barretta. Erano i filmati hot?
Questo è impossibile dirlo perché i ladri avrebbero portato via il computer dall'auto insieme al suo contenuto. La vicenda l'hanno appresa gli stessi inquirenti dall'ascolto delle intercettazioni nelle quali Barretta parlando con una terza persona si dimostrava alquanto preoccupato sul fatto che questo computer era sparito ed era stato rubato.
Secondo qualcuno, però, Barretta intuendo di essere intercettato avrebbe inscenato una falsa apprensione per un furto che potrebbe non essere mai avvenuto.
Potrebbe darsi, infatti, che il santone di Pescosansonesco approfittando del furto abbia lui stesso deciso di far sparire parte dei filmati compromettenti simulando un furto per darla a bere agli inquirenti.
Tutte ipotesi però difficilmente verificabili.
«Nessun mistero» è invece la tesi difensiva dell'avvocato Sabatino Ciprietti, secondo il quale «non ci sono intercettazioni nelle quali Barretta lamenta il fatto che gli siano stati rubati i filmati. Tra l'altro anche la polizia non è riuscita a trovare alcun filmato nemmeno lontanamente compromettente. Sono convinto del fatto che questi filmati non siano mai esistiti».
Secondo il difensore di Barretta l'intero impianto accusatorio sarebbe «artificioso» infatti «Barretta non viene mai tirato in ballo dalla povera signora Klatten».
Però Barretta ha scontato sei mesi di carcere preventivo che scadrà il prossimo 13 novembre, cioè il periodo massimo per le misure cautelari.
Quel che è certo è che tutto comincia con la denuncia della signora Klatten alla polizia tedesca verso la fine del 2007.
Grazie ai particolari forniti la polizia riesce ad arrestare in flagranza di reato il 14 gennaio 2008 Helg Sgarbi mentre cercava di estorcere i famosi 49 milioni. In quell'occasione venne fermato anche Barretta che seguiva il gigolò in una seconda auto.
La polizia perquisì l'auto di Barretta e non trovando elementi sufficienti fu costretto a lasciarlo andare.
Trascorsero quasi 30 giorni e il 12 febbraio 2008 arrivò la richiesta ufficiale della polizia tedesca alla Squadra mobile di Pescara di recuperare i soldi dell'estorsione, circa 7 milioni, indicando come pista possibile proprio Barretta.
Operazione che sarebbe riuscita a delineare moltissimi dei contorni che erano rimasti oscuri per i tedeschi.
Nel bel mezzo delle indagini arriva il furto dell'auto con i presunti filmati scottanti in un computer che sparisce misteriosamente mentre l'auto ricompare.
Una delle ipotesi, dunque, -ma è solo una- potrebbe essere quella più pericolosa e cioè che i filmati della relazione tra Sgarbi e la Klatten siano finiti nelle mani di ladri più o meno inconsapevoli di essere nel bel mezzo di una hot spy story internazionale.
Come sono andate veramente le cose? La risposta potrebbe essere nel destino dei filmati: ricompariranno misteriosamente o spariranno per sempre?

a.b. 04/11/2008 14.19

SUL FURTO “MISTERIOSO” EMERGONO NUOVI PARTICOLARI

La stampa ne parla e così emergono nuovi particolari sul furto che ha dato da pensare.
Sul fatto secondo quanto precisa ancora l'avvocato Ciprietti esistono due procedimenti giudiziari nei confronti di nove imputati che finiranno davanti al giudice il prossimo 4 febbraio 2009. Inoltre vi sono 45 parti offese che dunque hanno subito furti di ogni genere tra i quali una quindicina di auto di grossa cilindrata tra le quali vi era anche l'auto di Barretta.
«La vicenda evidentemente», dice Ciprietti, «si riferisce alle scorribande di una banda di albanesi che sono stati assicurati alla giustizia e sono attualmente in stato di detenzione, come risulta agli atti del Tribunale di Pescara, per cui opinare e paventare che la vicenda sia in qualche modo articolata intorno ad un nascondimento da parte di chicchessia, strane forze o altro, è mera allusione e fantasia ulteriormente diffamante rispetto all'insieme di notizie che vengono pubblicate».
L'avvocato ribadisce poi che le auto sequestrate «sono di scarso valore» e gli immobili costruiti agli inizi del 2000 con un mutuo di 150mila euro.
04/11/2008 19.44