Inchiesta Missione Arcobaleno: Lolli salvo grazie alla prescrizione

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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BARI. Non luogo a procedere per prescrizione: l'ex sottosegretario Giovanni Lolli (allora Ds oggi Pd), esce così dall'inchiesta sulla Missione Arcobaleno.

BARI. Non luogo a procedere per prescrizione: l'ex sottosegretario Giovanni Lolli (allora Ds oggi Pd), esce così dall'inchiesta sulla Missione Arcobaleno.Non luogo a procedere anche per il diessino Quarto Trabacchini. I due erano accusati di favoreggiamento personale.
L'ex sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei ministri Franco Barberi, invece, è stato rinviato a giudizio a Bari assieme ad altre 16 persone al termine dell'udienza preliminare dal gup Marco Guida a quasi 9 anni di distanza dagli arresti.
La Missione Arcobaleno umanitaria fu voluta nel 1999 dal governo D'Alema in Albania per sostenere i kosovari in fuga dalla loro terra bombardata dalla Nato per scacciare le truppe dell'allora leader serbo Slobodan Milosevic.
I 17 rinvii a giudizio sono stati disposti dal gup del tribunale Marco Guida a quasi nove anni di distanza (era il 20 gennaio 2000) dagli arresti disposti dalla magistratura barese per lo scandalo legato alla gestione degli aiuti umanitari.
Il processo a carico di Barberi (che era a capo della Protezione civile) comincerà il 5 marzo 2009: dovrà rispondere di associazione per delinquere e di abuso d'ufficio. Per questi reati sono stati rinviati a giudizio anche Roberto Giarola, Massimo Simonelli, Luciano Tenaglia, Alessandro Mobono, Emanuele Rimini, Luca Provolo e Antonio Verrico. Fabrizio Cola, ex sindacalista dei vigili del fuoco e nono presunto componente del sodalizio, sarà invece processato con rito abbreviato.
I rinviati a giudizio, secondo la tesi accusatoria, sono accusati di aver ottenuto la rimozione del prefetto Bruno Ferrante dall'incarico di capo di gabinetto del ministero dell'Interno e di essersi adoperati per scalare i vertici della costituenda Agenzia per la Protezione civile l'allora sottosegretario Franco Barberi, il suo segretario Roberto Giarola e il sindacalista dei vigili del fuoco Fabrizio Cola.
Per ottenere la rimozione - prosegue l'accusa - i tre abusarono delle loro qualità e «di una fitta rete di rapporti con esponenti apicali della politica, del governo e del sindacato».
Gli stessi imputati - secondo la procura - tra il 1999 e il 2003 si adoperarono «per ottenere la nomina di Barberi a direttore dell'Agenzia e quella di Cola a componente del Cda, sebbene quest'ultimo non avesse i titoli per farlo».
Ai tre si contesta di aver favorito ditte amiche per l'aggiudicazione di appalti pubblici (divise per le forze di polizia) e in particolare di favorire l'attività della multinazionale americana 'Gore'.

30/10/2008 17.49