Omicidio Presenza, iniziato il dibattimento: andrà avanti fino al 30 marzo 2009

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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LANCIANO. «Vogliamo giustizia: è quanto ci aspettiamo da questo processo, che arriva dopo quattro anni di attesa». Così Gianfelice Presenza, fratello di Nicolino, ucciso il 14 novembre 2004 a Torino di Sangro (Chieti) durante una lite notturna davanti alla discoteca “3101”.
Il processo per omicidio volontario a carico di uno degli imputati, Daniele Pasquini, 27 anni, di Treglio, è iniziato oggi dinanzi alla Corte d'Assise di Lanciano.
Il giovane è sospettato di aver ucciso, assieme ad altri due ragazzi all'epoca minorenni – Luca V. di Treglio e Fabio P. di Lanciano, per i quali ha proceduto a parte il Tribunale dei minori dell'Aquila e che sono stati affidati per tre anni ai servizi sociali –, Nicolino Presenza, 34 anni, di Torino di Sangro, che lavorava nella fabbrica di gelati dello zio e con la passione per il teatro.
La vittima fu massacrata «con calci e pugni» e colpita «alla testa con una sedia» durante una lite.
Era notte fonda e si trovavano tutti all'esterno del locale. Nei confronti di Presenza – è stato detto in aula – fu pronunciata una frase offensiva e lui, di rimando, reagì con un ceffone.
A quel punto gli si scagliò contro il gruppetto di amici poi fermato dalle forze dell'ordine. Un autentico assalto. A seguire c'è stata una rissa e nel mucchio si sono gettati in tanti.
Colpi proibiti e violenti, ferocia e botte, con il morto lasciato a terra e l'arrivo dei carabinieri. Anche l'imputato venne malmenato – fu pestato e si ritrovò col naso rotto - e per questo altri 10 ragazzi sono inquisiti.
All'apertura del processo i difensori dell'accusato, gli avvocati Marco Di Domenico e Vincenzo Santella, hanno chiesto l'esclusione delle parti civili dal processo, ma l'eccezione è stata rigettata dalla Corte, presieduta dal giudice Flavia Grilli (a latere Francesco Marino).



I legali Antonino e Giovanni Cerella, che assistono le parti civili, hanno invece sollecitato l'integrazione dei capi d'accusa perché sostengono che Pasquini, durante l'aggressione, «ha afferrato Presenza al collo. E' stata una stretta feroce, da dietro, per porre in essere la torsione del collo» che avrebbe provocato il decesso dell'operaio.
Una cinquantina i testimoni che si susseguiranno nel corso delle prossime otto udienze – fissate dal 21 novembre al 30 marzo – e quattro le consulenze che dovranno essere esaminate. La parola spetterà subito al pubblico ministero, Francesco Prete. «Speriamo che si accerti la verità: è tanto che aspettiamo. Mio figlio non meritava di finire così. Era un buono…», butta lì Francesco Presenza, padre della vittima, mentre si stringe alla moglie, Edda Polidoro, in lacrime nei corridoi del palazzo di giustizia.

Serena Giannico 27/10/2008 15.12