Perizia medica sbagliata. Il tribunale lo accerta ma compensa le spese

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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LA STORIA. ROCCASPINALVETI. Una perizia medica sbagliata, il ricorso al tribunale per annullarla. Alla fine arriva anche la vittoria ma il giudice decide di compensare le spese.
«Non solo avevamo ragione e qualcuno ci aveva creato un danno», racconta Lucio Piccirilli «ma adesso siamo costretti a spendere 3 mila euro per l'avvocato».
Il signor Antonio Giovanni oggi ha 81 anni e vive a Roccaspinalveti, un piccolo e grazioso comune in provincia di Chieti.
Ex commerciante e ora in pensione ha cominciato ad avere problemi di salute nel 2003.
«Era affetto dai sintomi tipici di Parkinson», ricorda il figlio
Lucio, «e cominciammo a peregrinare tra i vari specialisti». Il 20
Aprile 2006, venne presentata la prima domanda alla Asl di Lanciano
per il riconoscimento dell'indennità di accompagnamento per invalidi
civili. Cinque mesi dopo vengono convocati per la visita.
Due mesi dopo, e siamo a novembre, arriva a casa la raccomandata della Commissione Sanitaria per l'accertamento dell'Invalidità Civile: «ci liquidano», ricorda il figlio Lucio, «con l'85% di invalidità e con
patologia accertata di Sindrome Parkinsoniana di grado moderato.
Quella percentuale non dà diritto ad un bel nulla».
Il giorno della visita, contesta la famiglia, «non c'era alcun
neurologo o specialista in materia con competenze specifiche tali da
poter valutare esattamente la patologia di mio padre. Così la
Commissione ha sostenuto l'autonomia di una persona che non aveva già all'epoca più un costante equilibrio, che non poteva più salire e
scendere le scale da solo, sedersi o alzarsi da una sedia, prendere
con la propria mano una forchetta per poter mangiare o andare in
bagno».
Cominciarono poco dopo anche una serie di acquisti costosi per rendere la vita del signor Antonio più semplice. Tutte queste spese non
verranno mai rimborsate da nessuno. «Si comincia ad ottobre 2006»,
racconta il figlio, «con i lavori di adeguamento a casa per adattare
le caratteristiche del bagno e di altri locali alla presenza di un
genitore non più autosufficiente». Spese non affatto indifferenti:
367 euro per la cabina doccia per disabili, altri 2.797 euro per altri
lavori del bagno, 800 euro per una poltrona e altri 170 per una sedia
a rotelle. Si decise poi di chiamare anche una signora che assista
Antonio «assunta regolarmente e con i contributi versati».
A dicembre la famiglia Piccirilli decise di impugnare il verbale della
commissione medica di Gissi. «Il giudice nominò il Ctu che fece la
perizia su mio padre», racconta ancora il signor Lucio, «per
accertare se fosse in condizioni di totale inabilità lavorativa e
quindi anche nell'impossibilità di deambulare senza l'aiuto permanente
di un accompagnatore».
Ad aprile del 2008 la diagnosi di Roberto Antonacci, specialista in
Neurologia e in Medicina Legale dell'ospedale di Pescara parlava di
"Paralisi sopranucleare progressiva PSP o sindrome di Steele", la
situazione è grave.
Poco dopo, a settembre il Ctu propose la decorrenza dell'indennità di
accompagnamento alla data di Aprile 2007. «Il giudice confermò tale
decorrenza condannando l'Inps all'erogazione del relativo trattamento
economico, oltre interessi legali, ponendo a carico sempre dell'Inps
e del Ministero dell'Economia e delle Finanze, in solido tra di loro,
le spese di C.T.U. (276 euro)».
Le spese legali invece vengono compensati e la famiglia di Antonio
deve sborsare 3 mila euro. «Nonostante la causa vinta», dice
arrabbiato Lucio, «siamo costretti a pagare la parcella dell'avvocato
che ci ha assistito. Perché mi costringono a pagare le spese sostenute
per difendere un diritto che in un paese civile dovrebbe toccarci
senza battere ciglio? Con una mano ti danno e con l'altra ti tolgono.
Da una disgrazia ognuno trae dei profitti tranne la persona
direttamente interessata. Tutti incassano il giusto a cominciare dagli
avvocati delle parti coinvolte, il nostro legale e quello dell'Inps;
l'Avvocatura di Stato, il CTU, e la persona che invece ha realmente
bisogno deve con parte dell'indennità riconosciuta pagare le storture
di una giustizia che ha di equo soltanto la scritta piena di vana
speranza la "Legge è uguale per tutti"».

23/10/2008 9.13