Crisi e lavoro: 5.225 i lavoratori che rischiano il posto

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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ABRUZZO. La crisi industriale vola. Mancano le commesse e i magazzini sono pieni. Solo nel comparto auto e accessori in Abruzzo si contano 4.225 lavoratori che sono o andranno presto in cassa integrazione.
A questi poi si possono aggiungere i 300 precari della Regione e gli
oltre 700 delle Asl. Una popolazione di 5.225 lavoratori con il cappio
al collo.
La situazione più critica sembra quella del vastese: lì tra la
Pilkington e la Denso si arriva a 2.600 lavoratori in
cassa integrazione.
La prima, dove si produce vetro per auto, l'ha già cominciata. La
seconda, che produce componenti per auto, la comincerà lunedì e si
andrà avanti per due settimane. Si tratta di cassa integrazione a
rotazione per 25 giorni e gli operai sono seriamente preoccupati.
I sindacati chiedono che venga applicata quanto meno la
defiscalizzazione dei salari dei lavoratori.
Difficile la situazione anche alla Micron di Avezzano. I 1.500
dipendenti verranno messi in ferie forzate dal 22 dicembre al 6
gennaio. Una situazione che preoccupa i lavoratori ma che l'azienda
ritiene buona, visti i licenziamenti a catena degli impiegati in altri
stabilimenti in America.
«Qui», ha detto la direzione, «il livello di produzione è ancora solido».
Dal 10 al 16 novembre prossimo, invece, altri 100 lavoratori della
Magneti Marelli entreranno in cassa integrazione ordinaria.
Lo ha annunciato con un comunicato consegnato ai sindacati, la
direzione dello stabilimento di Sulmona che fa parte del Gruppo Fiat e
che produce sospensioni. La decisione è stata motivata con «una
momentanea carenza di commesse».
Il provvedimento si va aggiungere a quello preso a metà del mese di
ottobre che ha fatto scattare la cassa integrazione per 160
lavoratori, fra dipendenti a tempo indeterminato e lavoratori con
contratto a termine che diventeranno 230 nella settimana che va dal 3
al 9 settembre. Nello stabilimento sulmonese lavorano circa 900
persone.
Lunedì scorso, invece, è stato firmato in Provincia, al tavolo delle
relazioni industriali, il verbale di accordo fra la Nastrotex
di Corropoli e i sindacati sullo stato di crisi aziendale.
25 dei 50 dipendenti saranno posti in cassa integrazione straordinaria
per 12 mesi. Nel contempo, l'azienda, investita dalla crisi del manifatturiero, metterà in atto un Piano di risanamento che, fra le altre cose, prevede un nuovo layout aziendale; la revisione delle politiche di vendita; il recupero delle quote di mercato perse con il lancio di nuovi articoli di tendenza.
«La mediazione della Provincia ha consentito di avvicinare le
posizioni delle parti – ha commentato l'assessore al Lavoro, Francesco Zoila - e di raggiungere un accordo che darà l'avvio ad un percorso aziendale che ci auguriamo di rilancio e risanamento. Siamo di fronte ad una realtà produttiva importante, da sempre attenta all'innovazione e alla qualità, messa in difficoltà, come molte aziende del manifatturiero tradizionale, da uno scenario internazionale completamente mutato rispetto al passato».
C'è poi il capitolo precari: ieri per protestare contro la mancata
stabilizzazione un gruppo di precari della ASl di
Avezzano-Sulmona-Castel di Sangro hanno raggiunto la terrazza
del nuovo palazzo della presidenza del Consiglio regionale.
Questo per chiedere l'attuazione di provvedimenti di stabilizzazione
sui quali lo stesso Consiglio si era impegnato.
I precari della Regione sono circa 300 quelli delle Asl circa
700. In particolare quelli delle Asl avrebbero dovuto incontrare il
commissario della sanità nominato dal Governo nazionale Redigolo
insieme ai capigruppo regionali. Ma la riunione è stata rinviata
probabilmente a venerdì prossimo per un improvviso impegno di
Redigolo.
Al termine della giornata si sono detti molti arrabbiati i precari
della Asl di Avezzano-Sulmona-Castel di Sangro per i quali il
contratto è in scadenza il 31 ottobre prossimo.
Il sindacalista della Rdb Cub Giuseppe Gentile ha accusato il
presidente del Consiglio regionale, Marino Roselli, di insensibilità
istituzionale. 22/10/2008 9.36

PRESIDIO LAVORATORI ALLA CENTRALE TURBOGAS DI GISSI

GISSI. Da questa mattina e' in corso a Gissi (Chieti) un presidio di circa 200 lavoratori davanti alla centrale turbogas della società 'Abruzzoenergia'.
La manifestazione, pacifica, e' stata indetta dalle sigle sindacali di categoria per protestare contro la mancata corresponsione di due stipendi alle maestranze che hanno realizzato l'impianto.
Come riferito da alcuni esponenti sindacali, il presidio serve a vigilare sulla situazione, a causa delle difficoltà in cui si troverebbe la ditta 'Iniziative Industriali' di Ortona, che ha curato la realizzazione della centrale per conto della Cosmi di Ravenna.
Secondo i lavoratori, molti dei quali provenienti da Sicilia e Campania, e' necessario sbloccare il pagamento di 3,7 milioni di euro.
Nella complessa vertenza, sempre secondo le maestranze, rientrerebbe anche la Alstom di Milano che ha poi subappaltato i lavori alla Cosmi e all'impresa di Ortona.
Il presidio viene annunciato anche per il pomeriggio, in attesa che arrivino notizie da Milano, dove alle 15 si terra' un vertice tra i dirigenti delle imprese interessate.
«Abruzzo Energia non ha nessuna responsabilità nel contenzioso in atto tra le maestranze impegnate nel sito di Gissi e la società Cosmi», replica la società. «Nel confermare che non esiste nessuna pendenza tra Abruzzo Energia Spa e le suindicate società, la proprietà si fa comunque carico dei problemi evidenziati dai lavoratori e si sta impegnando, già da questa mattina, per organizzare un incontro tra le parti in maniera da poter arrivare ad una rapida conclusione della vicenda». 22/10/2008 15.53