Violenza sessuale a piazza Unione, rinviato a giudizio il presunto stupratore

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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PESCARA. Alessio Di Girolamo, il 23enne di Pianella, accusato di aver violentato il 10 giugno 2006, una donna di Montesilvano, e' stato rinviato a giudizio dal gup del tribunale di Pescara, Guido Campli.
Il processo davanti al tribunale collegiale di Pescara comincerà il 2
aprile 2009. In quel momento, in tribunale cominceranno a sfilare i
testimoni della vicenda, parleranno la presunta vittima e il presunto
carnefice per stabilire come siano andate realmente le cose in quella
notte d'inizio estate.
Secondo l'accusa lo stupro e' avvenuto a Pescara in Piazza Unione.
La donna, che all'epoca dei fatti aveva 35anni, sarebbe uscita da un
locale di via dei Bastioni e Di Girolamo l'avrebbe seguita e poi
l'avrebbe afferrata alle spalle e alla gola e spinta in una via
laterale. Infine, dopo averla colpita al volto e strappatole i
vestiti, l'avrebbe costretta a subire rapporti sessuali.
Il 23enne deve rispondere di violenza sessuale, lesioni aggravate e
rapina ma ha sempre respinto ogni accusa.
Il caso sconcertò molto l'opinione pubblica. Per l'occasione la città
si mobilitò con una fiaccolata a sostegno della vittima. Il ragazzo,
però, dopo 4 mesi di carcere venne scagionato dall'esame del dna.
Il ragazzo confermò unicamente di aver trascorso qualche minuto con la giovane vittima, all'uscita del pub, e aveva parlato anche di un
diverbio e delle percosse.
Contro di lui si sono ritorti anche precedenti penali che non hanno
aiutato a disegnarne un profilo da ragazzo modello: scorribande con
coetanei, atti osceni in luogo pubblico, atti di vandalismo.
La famiglia lo ha sempre sostenuto, il padre, la madre e le due
giovani sorelle lo hanno emotivamente incoraggiato anche se l'affetto
non ha mai oscurato la volontà di voler conoscere cosa fosse accaduto
realmente quella maledetta notte.
Anche il Comune di Pescara si costituì parte civile: «la motivazione»,
spiegò D'Alfonso, «si fonda sul grave danno che gli imputati, a
prescindere dalle lesioni e dalle violenze arrecate alla vittima,
hanno provocato alla città nella sua dimensione di luogo accogliente
ed ospitale per le persone, che come tale esclude ogni forma di
violenza, a partire dalle forme odiose della violenza di genere».

22/10/2008 8.42