Ciclone, all'udienza preliminare è scontro sulle intercettazioni

Alessandro Biancardi

Reporter:

Redazione PdN

Letture:

3030

Ciclone, all'udienza preliminare è scontro sulle intercettazioni
PESCARA. Mercoledì 22 ottobre 2008 è una data segnata in rosso da tempo nel calendario di moltissime persone che a vario titolo sono interessate dall'inchiesta Ciclone che ha messo fine alla giunta di centrosinistra del sindaco Enzo Cantagallo a Montesilvano. * NOMI E NUMERI DELL'INCHIESTA CICLONE
In mattinata la convocazione della udienza davanti al gup che si terrà
come da codice a porte chiuse e dalla quale potranno venire fuori
decisioni importanti, forse vitali per la stessa inchiesta.
Quella davanti al giudice per le udienze preliminari è la fase di
mezzo della storia giudiziaria di una inchiesta che, finita la parte
investigativa, mette un punto fermo per una valutazione globale e
complessiva del lavoro svolto dagli inquirenti e per capire se il
materiale raccolto sia abbastanza per sostenere un processo.
Dall'udienza, sempre che si riesca a tenere, potrebbero allora
scaturire i rinvii a giudizio e solo dopo inizierà il processo vero e
proprio con la fase dibattimentale e la produzione e valutazione delle
prove.
Domani si chiarirà la tesi difensiva affidata all'indaffaratissimo
Giuliano Milia, difensore di indagati eccellenti anche nello scandalo
sanità (Del Turco, Quarta, Masciarelli, Aracu) che anche in questo
caso potrebbe propendere per eccezioni che potrebbero portare via
molto tempo con l'obiettivo di arrivare alla prescrizione che è sempre
più vicina.
La prima potrebbe essere quello del difetto di notifica per alcuni dei
36 indagati.

OBIETTIVO 1: INFICIARE LE INTERCETTAZIONI

Della grande inchiesta, durata due anni e che ha prodotto i primi
arresti eccellenti (dopo lo scandalo della giunta regionale del 1992),
negli uffici della procura è rimasta una stanza piena di documenti
che costituiscono l'ossatura della stessa indagine portata avanti dal
pm Gennaro Varone che per sua stessa ammissione predilige la prova
documentale.
Oltre, dunque, ai riscontri che darebbero peso alle accuse (delibere,
affidamenti diretti, documentazione contabile, fatture e matrici di
assegni che proverebbero le tangenti) ci sono le intercettazioni che
per la procura avrebbero un ruolo meramente "rafforzativo" delle prove raccolte.
Non la pensa così evidentemente la difesa che come primo obiettivo ha
deciso di contestare formalmente la raccolta, la selezione e la
produzione di un centinaio di dvd con le registrazioni originali delle
telefonate intercettate.
Per fare questo la difesa di Cantagallo ha sfruttato un imprevisto che
si è trasformato in opportunità.
Sembrerebbe infatti che il software utilizzato dalla ditta esterna
incaricata dalla procura di effettuare le intercettazioni (telefoniche
e ambientali) avesse un difetto tale da riuscire a sovrapporre nella
masterizzazione dei file audio delle telefonate più tracce che
all'ascolto sarebbero risultate incomprensibili.

A MARZO LA SCOPERTA DEL DIFETTO DI REGISTRAZIONE

Il difetto di registrazione dei dvd sarebbe stato scoperto per caso
dal vice procuratore, Pietro Mennini, che aveva chiesto copia di uno
stralcio di intercettazioni da produrre in un procedimento
disciplinare davanti al Consiglio superiore della magistratura e dal
quale è poi uscito completamente prosciolto.
Il procedimento era nato da un rapporto inviato dal procuratore capo
di Pescara, Nicola Trifuoggi.
Al pm Mennini l'organo di autogoverno della magistratura contestava
due colloqui con lo stesso Trifuoggi nei quali il vice gli prospettava
l'ipotesi di incompatibilità del principale investigatore del
Ciclone, Nicola Zupo.
Poca serenità nelle indagini, insomma, questo faceva presente al
procuratore capo lo stesso Mennini.
Le intercettazioni disposte dalla procura, poi, rivelarono anche
l'esistenza di un canale di comunicazione tra un uomo dello staff di
Cantagallo, il capo di gabinetto Di Pentima, e il procuratore aggiunto
Mennini.
Il Csm nella sua decisione di assoluzione sentenziò che Mennini fu
"strumentalizzato" dagli indagati e fu vittima inconsapevole di
costoro.
Furono, inoltre, giudicate non rilevanti anche le intercettazioni che
provavano rapporti di normale consuetudine tra il procuratore Mennini
e l'ex sindaco di Montesilvano, Renzo Gallerati, che figura tra gli
indagati per "Ciclone".
Da questa vicenda dipende poi anche l'altra vicenda, quella della
lettera anonima fatta circolare tra Montesilvano e Pescara che
descriveva nel dettaglio i motivi della presunta mancanza di serenità
del capo della mobile.
Dalle intercettazioni, però, la stessa procura ritiene di aver trovato
la prova schiacciante che a scrivere quelle lettere furono proprio
Cantagallo e Di Pentima.
Ma quelle registrazioni sarebbero incomprensibili.
Proprio per questo ad aprile lo stesso Zupo in una lettera al pm
Gennaro Varone faceva presente il problema ed invitava la procura a
mantenere gli originali (quelli non ancora masterizzati e
perfettamente comprensibili) sul server della procura e non
cancellarli come consuetudine dopo aver effettuato la copia.


OBIETTIVO 2: SCREDITARE GLI INQUIRENTI

Come ha fatto la procura –dice la difesa di Cantagallo- a capire
quello che poi è riportato nell'ordinanza di custodia cautelare se in
realtà gli originali (masterizzati) sono incomprensibili?
E qui salta fuori il secondo obiettivo.
La difesa, infatti, gioca la carta più delicata e pericolosa della
presunta volontà di colpire il sindaco Cantagallo per una rivalsa
personale da parte del capo della squadra mobile Nicola Zupo che
figura nel procedimento anche come parte offesa dal reato di calunnia
e per questo invitato a comparire per testimoniare nell'udienza di
domani.
Se così fosse, potrebbe sostenere la difesa, verrebbe a crollare tutto
il castello di prove costruito finora (evidentemente con dolo).
Un problema non di second'ordine sarebbe però quello di dimostrare la
stessa volontà (dolo) anche da parte del pubblico ministero, Gennaro
Varone, non altri che colui che ha impartito gli ordini e guidato gli
investigatori della squadra mobile.
Intanto, però, è ripartita la campagna mediatica che probabilmente
accompagnerà il processo con rivelazioni di scottanti "verità" che
anche in questo caso avranno l'obiettivo di spostare l'attenzione su
un piano diverso da quello strettamente giudiziario. Ed il processo
non è nemmeno cominciato.

21/10/2008 15.26