Sindaci ancora in piazza contro la chiusura dei piccoli ospedali

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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ABRUZZO. La gente ci crede ancora nella possibilità di sopravvivenza degli ospedali del territorio e non ha fatto mancare il sostegno alla manifestazione in difesa dei piccoli presidi.


La manifestazione è stata promossa da Rocco Micucci, Antonio Tavani, Paolo Di Guglielmo, Bruno Della Pelle, rispettivamente sindaci di Rapino, Fara San Martino, Civitella Messer Raimondo e Casacanditella, e Fabrizio Montepara Vice-Sindaco di Orsogna.
A questi si sono aggiunti il sindaco di Castel Frentano e Miglianico, l'assessore del Comune di Atessa, il consigliere del Comune di Arielli ed il presidente del Comitato pro-ospedale di Tagliacozzo. A sostenere gli amministratori centinaia di cittadini di Guardiagrele e dei paesi limitrofi che numerosi hanno preso parte alla civile forma di protesta.
«Dopo un anno è quasi fin troppo facile dire che l'avevamo detto», ha esordito Rocco Micucci in Piazza Maggiore. «Altro che potenziamento, altro che ospedale salvato. Non solo abbiamo visto scipparci i migliori reparti del nostro ospedale in nome di una politica esclusivamente ragionieristica e interessata a conservare i privilegi della “casta” universitaria, al fine di aziendalizzare il policlinico di Chieti».
Micucci ha sostenuto che è sbagliato aziendalizzare gli ospedali perché l'azienda deve fare profitto, l'ospedale invece deve garantire la salute e pensare solo ai cittadini. Durante il discorso, è stata evidenziata la volontà del manager Mario Maresca di chiudere i pochi reparti rimasti del S.S. Immacolata di Guardiagrele, lasciando soltanto quelli «dove andare a morire più o meno assistiti. Un'eutanasia controllata del nostro ospedale che non accettavamo un anno fa e coerentemente non accettiamo né ora e né mai», ha spiegato ancora il sindaco di Rapino.
Questa volta i primi cittadini sono tornati in campo con una azione concreta: una proposta di legge innovativa che, invece di penalizzare i piccoli ospedali di montagna, secondo Micucci da considerarsi «ospedali di frontiera», vuole valorizzarli attraverso la loro specializzazione. Dovranno inoltre garantire quei servizi indispensabili per il bene di ogni cittadino.
La proposta si ispira a modelli già sperimentati in altre regioni d'Italia, «come nella Regione Lombardia, dove il direttore generale dell'assessorato regionale alla sanità ha investito milioni di euro per incrementare gli standard qualitativi e offrire servizi specialistici ai piccoli ospedali Investimento quindi piuttosto che chiusura, procedimento inverso rispetto alla Regione Abruzzo».
Nella proposta si auspica inoltre la creazione di un'azienda ospedaliera autonoma di montagna, in grado di gestirsi autonomamente, con un proprio direttore che si rapporti con le ASL regionali.
«Hanno più volte etichettato questa protesta come manifestazione politica», ha dichiarato Fabrizio Montepara. «Se restituiamo al termine il proprio significato, quello per la popolazione, confermo allora che si tratta di una manifestazione politica, in cui gli attori principali siete voi cittadini e noi amministratori».
Il vice-sindaco di Orsogna ha ribadito la volontà di compiere atti concreti, azioni politiche volte a rivitalizzare il territorio, puntando in particolare sull'università, che deve tornare ad operare su tutto il territorio «perché la salute è un bene di tutti ma soprattutto un diritto fondamentale e in quanto tale deve essere garantito».
Come detto anche da Luigi De Fanis, medico presso l'Ospedale di Atessa e Assessore al Comune della stessa città, «l'ospedale è da sempre motivo di sicurezza e punto di riferimento per la comunità».
Forti gli attacchi al manager Mario Maresca, accusato dai sindaci di non aver svolto un lavoro a vantaggio della comunità, «ma operato esclusivamente tagli che non hanno portato a nessun risparmio consistente per la sanità abruzzese».
«Con l'arresto di parte della giunta regionale e del presidente Del Turco, il manager Mario Maresca, nominato da tale giunta, ha perso ogni riferimento politico sul territorio», ha detto il sindaco di Fara San martino, Antonio Tavani. «Pertanto avrebbe dovuto dimettersi immediatamente e riconsegnare la questione sanitaria al popolo, invece ha continuato a far morire i nostri ospedali a danno del territorio».
15/10/2008 11.35