E' morto l'arcivescovo emerito di Pescara-Penne Antonio Iannucci

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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E' morto l'arcivescovo emerito di Pescara-Penne Antonio Iannucci
PESCARA. E' morto questa mattina monsignor Antonio Iannucci, arcivescovo emerito di Pescara-Penne.


Nato a Bolognano il 13 giugno 1914, nel giorno di Sant'Antonio da cui prese il nome. E' stato ordinato sacerdote il 25 marzo 1938 nella chiesa di Sant'Agostino a Chieti che poco dopo l'ordinazione diventò la sua parrocchia.
Cancelliere arcivescovile in Chieti prima, insegnante di religione poi, arrivò nella città adriatica con il primo vescovo della diocesi dell'allora Penne-Pescara, Monsignor Benedetto Falcucci che lo nominò vicario generale.
Il 25 marzo 1955 venne eletto vescovo ausiliare della diocesi di Penne-Pescara.
Consacrato vescovo l'8 maggio 1955 nell'Almo Collegio Capranica, rimase a Pescara, come Pastore, dal 1958 al 1990.
La salma sarà esposta all'omaggio dei fedeli nella Chiesa Cattedrale di San Cetteo a Pescara giovedì alle ore 10. I funerali saranno celebrati lo stesso giorno alle ore 16.



In una recente intervista monsignor Iannucci aveva messo la scomparsa di papa Giovanni II come l'evento più triste della sua vita.
«Rimarrà un punto di riferimento indimenticabile per i moltissimi di noi che si sono formati sui suoi insegnamenti», ha commentato Alfredo Castiglione, consigliere regionale, «oltre che un importantissimo protagonista della storia della nostra provincia della nostra città, nella quale portò il papa Paolo VI e Maria Teresa di Calcutta. Oltre ad essere uno straordinario pastore di anime - sottolinea il consigliere regionale del Pdl - Mons. Iannucci è stato anche un uomo dinamico e concreto, dalle mille realizzazioni. E' grazie a lui, infatti, che sono state realizzate decine e decine di chiese, canoniche e centri di riabilitazione. Un esempio per tutti, anche per una politica che troppo spesso di ferma alle dichiarazioni di principio senza fare i fatti».

«Oggi salutiamo la figura di un Pastore», ha commentato il sindaco Luciano D'Alfonso, «che con le 35 chiese e le 23 canoniche realizzate è stato capace di incarnare un esempio forte e concreto della missione affidatagli e profondamente sentita. Ha dedicato la sua vita alla comunità, alla quale ha fornito più di uno strumento per crescere nella fede, per affidarsi ai valori cattolici con un atteggiamento nuovo e costruttivo, controllore attento e primo interprete di una rinascita spirituale nella popolazione. E' stato molto di più che una voce di conforto nei momenti bui attraversati dalla comunità, prima del boom economico, dopo la guerra da cui la città uscì piegata e sofferente. In quel periodo molti pescaresi confidarono nell'aiuto del proprio Pastore, il quale non si limitò a parlare dei valori della fede e della speranza, ma portò cibo e conforto a chi lo chiedeva, seminò un ottimismo che aiutò tantissime persone ad andare avanti, entrando per sempre nel cuore dei pescaresi.
«Uno degli ultimi Padri Conciliari», ha concluso, «interprete anche dell'attualità religiosa, di cui è stato una voce autorevole con il Concilio Vaticano II, con il rapporto di amicizia che lo ha legato a Papa Luciani e con la grande stima per Papa Benedetto XVI.
Scompare una personalità viva e capace di pungolare anche il mondo politico affinché si facesse portatore dei valori e dei principi cattolici per migliorare la vita della popolazione, per dare risposte concrete alle tante domande della comunità».

14/10/2008 11.17


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