Rischio licenziamento per 15mila ex Lsu nelle scuole. Anche l’Abruzzo a Roma

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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ABRUZZO.C’erano una volta i Lavoratori Socialmente Utili (Lsu). Sono 15mila in tutta Italia e circa 750 solo in Abruzzo. A a fine anno rischiano il licenziamento.
La riforma Gelmini e la politica dei tagli non sembra essere clemente per nessuno. Ma oggi è previsto lo sciopero nazionale e la manifestazione di protesta a Roma organizzati da Cgil e Uil per far sentire il proprio dissenso.

CHI ERANO E CHI SONO

Lsu: una categoria nata tra la fine degli anni 80 e l'inizio dei 90 per recuperare quei lavoratori messi in mobilità da una serie di crisi aziendali e chiusure di fabbriche, che stavano lasciando senza occupazione migliaia di lavoratori.
In Abruzzo sono arrivati anche a 1000. Si trattava in molti casi di persone di età media, sui 35-40 anni, che usciti da un ciclo produttivo, dovevano essere indirizzate verso nuove possibilità di lavoro.
Viene così creato un sistema di tamponamento, i lavoratori in mobilità vennero accorpati e inseriti laddove vari enti avessero carenza di personale o necessità. Molti di loro finirono nelle scuole, con l'aspettativa sempre più forte negli anni di diventare veri e propri dipendenti diretti.
Fino al 2001, quando con il Decreto Ministeriale 65 del 20/04/01 si stabilizzarono attraverso l'assunzione per i servizi di pulizia in 4 consorzi nazionali, tradendo però l'aspettativa di molti di essere assunti a dipendenza nelle scuole come bidelli. Gli Lsu, dunque, cessarono di esistere avendo ottenuto una stabilizzazione come pulitori. Le lotte dei sindacati però in questi anni non cessano: si parte da un orario di 30 ore settimanali, si cerca di farlo arrivare a 35-40.

LE CONSEGUENZE DEI TAGLI

Ora la situazione diventa precaria, visto che con le intenzioni di tagliare un pò qua un pò là si rischia di creare nuovi disoccupati soprattutto nel centro e nel sud, dove è annidato il 70% di questi lavoratori. La maggior parte degli abruzzesi a rischio sono nella provincia di Teramo, seguono Pescara, L'Aquila e Chieti.
Le aziende collegate ai consorzi che hanno assunto tutte queste persone rischiano di non ricevere più finanziamenti statali e quindi il 31 dicembre per molti potrebbero chiudersi i cancelli del posto di lavoro.
«Quando un governo decide di tagliare sulla spesa pubblica», afferma Luca Ondifero (Cgil), «bisogna chiedersi cosa si va tagliare, e in questo caso dietro ci sono delle persone che licenziate creerebbero un triplice problema: le aziende che li hanno assunti perderebbero profitti, i lavoratori con famiglia non avrebbero più lavoro e lo stipendio, e le scuole perderebbero in efficienza e assistenza».
Nell'ipotesi peggiore, cioè se il governo non rinnovasse i finanziamenti alle aziende, i 15 mila Lsu licenziati potrebbero non ottenere nemmeno la mobilità, ma solo una disocupazione ordinaria di 8-9mesi, visto che la legislazione non prevede questa modalità per le imprese di pulizia. A meno che come è già successo in passato vengano stabilite delle deroghe che permettano una mobilità di almeno 1 anno.

LA CAMPANIA IL MOTORE TRAINANTE

La regione Campania è quella che ha il problema più grande, circa 3000 ex Lsu, «e sarà il motore trainante dello sciopero, combattivi, numerosi e decisi», descrive Ondifero, «in Abruzzo l'adesione allo sciopero sembra sarà altissima».
Ma a rischiare il posto di lavoro sono anche i cosiddetti “appalti storici” che con un destino analogo agli ex Lsu sono persone che provengono da enti locali poi inseriti nelle scuole occupandosi di assistenza, sorveglianza e pulizia. Anche loro sono 15mila, quindi arriviamo a 30mila persone che rischiano il posto di lavoro se l'attuale governo decidesse di non rinnovare i finanziamenti.

Antonella Graziani 14/10/2008 8.31