Quando l’handicap più grosso si chiama burocrazia

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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LA STORIA. PESCARA. Storie di ordinaria burocrazia. Se i più fortunati possono definire la burocrazia una pesante noia, altri devono considerarla un ostacolo e un enorme problema.
É il caso di Rosa Maria Di Matteo, madre di un bambino disabile di 8 anni, nato con tetraparesi spastica.
«Il vero disagio non è avere un figlio nato con questo grave deficit, con conseguenti problemi di deambulazione, ma è avere a che fare con una burocrazia farraginosa e umiliante», sono le parole di una madre che deve sottoporre il figlio con disabilità al 100% a continui controlli per avere un aiuto dalla Asl «come se mio figlio possa essere oggetto di miracolo».
Inoltre molte delle attività riabilitanti vengono effettuate presso i centri privati poiché così è stato deciso in sede di pianificazione politica. Ma i finanziamenti pubblici anche per i privati non sono sufficienti e questo aumenta il rischio per i disabili motori di essere privati della loro unica cura.
I tagli alla sanità spesso comportano riduzione dei fondi ai centri privati che offrono servizi unici per i disabili, ma che non avendo finanziamenti non danno accesso a chi ne ha bisogno, causando riduzione delle terapie e delle sedute, blocchi e ulteriori disagi.
«Perché non rendere queste prestazioni pubbliche e dare la possibilità ai bisognosi di averne accesso, senza esclusioni? Perché un bambino con problemi motori non può essere sottoposto a riabilitazione intensiva, nonostante l'età sia indicata per migliorare lo stato fisico?».

GLI OSTACOLI DELLA SANITA'

Quando un disabile usufruisce di un ricovero riabilitativo viene privato dell'accompagnamento per il periodo del ricovero, anche in caso di minore età del disabile.
Chi lo assiste in ospedale, spesso un genitore, deve dedicarsi alle cure tralasciando così il lavoro, la casa e sostenere tutte le spese del caso. Questo non impedisce ai costi della vita come bollette, mutui, tasse di battere cassa.
E un genitore che assiste suo figlio disabile al 100% spesso è costretto ad un lavoro part-time, che dimezza le ore lavorative ma anche lo stipendio.
E poi c'è la burocrazia... «facendo riferimento alla mia esperienza, ho potuto calcolare che per ogni singola richiesta di ausilio sono costretta a seguire per sette volte la trafila burocratica necessaria, facendo un gran dispendio di benzina, tempo tolto sia al lavoro che alla famiglia e di energie» racconta Rosa Maria Di Matteo.

DISABILE DI SERIE A O SERIE B?

C'è una disparità di trattamento nell'essere “disabili Asl”, quindi affetti da disabilità dalla nascita, oppure “disabili Inail”, disabile per infortuni sul lavoro: ai disabili Asl non vengono riconosciuti gli ausili ginnici riabilitativi, «perchè una tale differenza?» chiede la madre.
E poi c'è il costo dei materiali...
«Una camera d'aria per una ruota di una carrozzina costa in un negozio specializzato fino a 50euro, da un gommista 50 cent non vi pare che tutti i materiali, anche i più comuni, crescano esageratamente di prezzo, quando vige la necessità e soprattutto è la Asl a pagare?».

WALTER CAPORALE, VERDI : «RIDURRE LA BUROCRAZIA»

«Dobbiamo tutti impegnarci per ridurre la burocrazia e per una legge che anche in Abruzzo obblighi le Pubbliche Amministrazioni, con l'ausilio delle ASL, nel momento in cui nasce un bambino con gravi problemi fisici o mentali, a provvedere alla realizzazione di opere per abbattere le barriere architettoniche e alla realizzazione di ascensori, scivoli e modifiche strutturali negli appartamenti. E a provvedere alle riabilitazioni necessarie per tutti i diversamente abili, e non per pochi eletti, presso presidi ospedalieri pubblici. Senza raccomandazioni, senza favoritismi, senza clientele».
In teroria le leggi ci sarebbero pure. Il difficile è farle rispettare e applicarle.

Antonella Graziani 14/10/2008 8.29