«Non archiviate la morte di nostro figlio»

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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AVEZZANO. Niki Aprile Gatti, 26 anni, di Avezzano, il 23 giugno viene trovato senza vita nel carcere di Sollicciano, provincia di Firenze, in cui era rinchiuso da quattro giorni.
Adesso, i genitori del ragazzo chiedono che il caso non venga archiviato come suicidio, perché loro non credono che sia andata così.
Gatti, che viveva a San Marino ed era responsabile di una società informatica, è stato arrestato il 19 giugno alle 23 a Cattolica con l'accusa di aver commesso una truffa con prefissi a peso d'oro (899).
Valore complessivo del raggiro: 10 milioni di euro e nell'inchiesta finirono in tutto 18 persone.
Il 23 dello stesso mese , alle 11 di mattina, il ragazzo è stato trovato senza vita, impiccato alla finestra del bagno con un paio di jeans e un numero imprecisato di lacci da scarpe.
Ora, i genitori che non hanno mai creduto all'ipotesi di suicidio del figlio, si oppongono alla richiesta di archiviazione avanzata dal pm al procedimento che avrebbe dovuto fare luce sulla morte del giovane.
Nell'opposizione madre e padre ripercorrono le drammatiche fasi che hanno preceduto la morte del ragazzo. Niki, mai stato in carcere prima di allora, aveva chiesto di essere messo in una cella con detenuti italiani e non violenti.
Era stato invece rinchiuso in una cella della quarta sezione con due detenuti extracomunitari per i quali era stata disposta una sorveglianza assidua.
Uno dei due, in una precedente detenzione, aveva minacciato di tagliare la gola al compagno di cella. Ma e' anche la dinamica della morte a non convincere i genitori del ragazzo.
«L'utilizzo di un solo laccio e' di per sè idoneo a causare la morte per strangolamento di una persona -scrivono- ma certamente non idoneo a sorreggere il corpo di Niki del peso di 92 chili». Secondo i genitori, inoltre, «non si comprende come possa essere stata consumata l'impiccagione quando nel bagno non vi era sufficiente altezza tra i jeans e il piano di calpestio del pavimento tale da poter garantire il sollevamento e il penzolamento del corpo. In tal caso -sostengono i genitori del ragazzo- il decesso e' più riconducibile a uno strangolamento con successiva simulazione di impiccagione».
Per i familiari di Gatti la richiesta di archiviazione «contrasta con le pur scarne risultanze processuali che rivelano una carente attenzione per il detenuto alla luce delle caratteristiche che il caso presentava».
Secondo i genitori, inoltre, la valutazione arriva «in assenza di approfondimento investigativo e di verifica probatoria».

13/10/2008 9.31