Intercettazioni: la difesa ha diritto ad avere le registrazioni

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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Intercettazioni: la difesa ha diritto ad avere le registrazioni
LA DECISIONE DELLA CONSULTA. I difensori di una persona sottoposta a una misura cautelare, sulla base di quanto emerso da intercettazioni, hanno il diritto di accedere direttamente alle registrazioni.
Lo sottolinea la Consulta, dichiarando l'illegittimita' costituzionale dell'articolo 268 del codice di procedura penale, nella parte in cui non prevede che, dopo la notificazione o l'esecuzione di un'ordinanza che dispone una misura cautelare personale, il difensore possa ottenere la
trasposizione su nastro delle registrazioni delle conversazioni intercettate, utilizzate ai fini dell'adozione del provvedimento cautelare, anche se non depositate.
La questione di legittimita' era stata sollevata dal gip di Catanzaro e i giudici della Consulta hanno dichiarato parzialmente fondato il ricorso: l'ascolto diretto delle conversazioni intercettate, secondo la Corte Costituzionale, non puo' «essere surrogato dalle trascrizioni effettuate, senza contraddittorio, dalla polizia giudiziaria, le quali possono essere, per esplicito dettato legislativo, anche sommarie».
Inoltre, «l'accesso diretto alle registrazioni - si legge nella sentenza n.336 depositata oggi - puo' essere ritenuto necessario, dalla difesa dell'indagato, per valutare l'effettivo significato probatorio».
Quindi, in caso di richiesta ed applicazione della misura cautelare personale, «le esigenze di segretezza per il proseguimento delle indagini - osserva la Consulta - sono del tutto venute meno in riferimento alla comunicazioni poste alla base del provvedimento restrittivo, il cui contenuto e' stato rivelato a seguito della presentazione da parte del pubblico ministero, a corredo della richiesta, delle trascrizioni effettuate dalla polizia giudiziaria».
La «lesione del diritto di difesa», garantito dal secondo comma dell'art.24 della Costituzione, «si presenta quindi nella sua interezza», poiche' «la limitazione all'accesso alle registrazioni non e' bilanciata da alcun altro interesse processuale riconosciuto dalla legge».
Inoltre, aggiunge la Consulta, «parimenti leso deve ritenersi il principio di parita' delle parti nel processo» sancito dall'articolo 111 della Costituzione.
«L'interesse costituzionalmente protetto della difesa», si spiega ancora nella sentenza, «puo' essere assicurato con la previsione del diritto dei difensori di accedere alle registrazioni in possesso del pubblico ministero» e tale diritto «deve concretarsi nella possibilita' di ottenere una copia della traccia fonica».
Per cui, «l'assenza di una previsione legislativa in tal senso - conclude la Consulta - e' causa di illegittimita' costituzionale della norma censurata».


11/10/2008 13.28