Accorpamento reparti, Mascia va in corsia: «situazione al collasso»

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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Accorpamento reparti, Mascia va in corsia: «situazione al collasso»
PESCARA. «Dieci malati costretti sulle barelle lungo i corridoi del reparto, camerate strapiene, con uno, due posti letto aggiunti in ogni stanza, e bagni sovraffollati, con ovvi problemi igienico-sanitari».
E' questa la condizione di emergenza che sta vivendo il reparto di Medicina est, al settimo piano dell'Ospedale civile di Pescara, da tre giorni al collasso dopo l'accorpamento di due ali diverse della struttura.
Lo ha denunciato il capogruppo del Popolo della Libertà al Comune di Pescara Luigi Albore Mascia (nella foto) che ieri mattina, su richiesta di alcuni utenti, ha effettuato un sopralluogo nel reparto, che sta registrando il tutto esaurito da oltre settantadue ore.
«L'ospedale civile si trova in una condizione da ‘Terzo Mondo'» denuncia Mascia, «una situazione che offende i malati e quel personale che, con abnegazione incredibile, si prodiga in ogni modo per alleviare i disagi dei ricoverati».
Secondo quanto riferito dal capogruppo da sabato scorso il reparto di Medicina est «è una bomba pronta a esplodere: per fronteggiare le numerose richieste di ricovero, il personale ha prima cercato di fare spazio nelle camerate, aggiungendo il terzo letto nelle stanze da due posti e il quinto e sesto in quelle nate per ospitare quattro malati».
Quando anche quegli spazi si sono esauriti, «i pazienti hanno dovuto accettare la sistemazione in barella lungo i corridoi (per non rischiare di essere trasferiti a Penne o Popoli), esposti alle correnti di finestre e porte aperte, i più fortunati protetti da un separè (due o tre quelli disponibili), i più lasciati all'inevitabile sguardo indiscreto dei parenti dei ricoverati presenti negli stessi corridoi nell'orario delle visite».
Secondo il capogruppo Albore Mascia, «si tratta di una sistemazione inaccettabile: pensiamo a quei malati visitati all'aperto dai medici, o costretti a consumare il pasto sulla barella. Pensiamo soprattutto alle condizioni dei bagni, concepiti per servire 4 pazienti, e invece utilizzati contemporaneamente da 12 utenti. Pensiamo alle condizioni di stress in cui sta operando il personale medico, infermieristico e gli Ota, in un reparto strategico come quello della Medicina generale, oggi costretto a eseguire lo stesso numero di prestazioni prima coperto da due distinti reparti, accorpati lo scorso luglio dal manager Balestrino che ha dato il via a un Piano di riorganizzazione dell'ospedale che rischia di far collassare la struttura».
«Non posso condividere», ha chiuso Mascia, «la politica di una giunta comunale che, attraverso il sindaco D'Alfonso (presidente del Comitato ristretto dei sindaci), ha consentito la riconferma del manager Balestrino nel proprio incarico e che continua a tacere sulla lenta decadenza del nostro nosocomio».
«La sanità pescarese sta vivendo una situazione drammatica», gli fa esco un altro esponente del Pdl Guido Cerolini Forlini. «Bastano alcune cifre per fotografare la situazione attuale del nosocomio pescarese: i precari sono passati dalle 500 unità del 2006 alle 171di oggi; vale a dire che 329 persone hanno perso il posto di lavoro e, di conseguenza, l'ospedale ha perso professionalità. Basti pensare che gli infermieri professionali precari erano 197 tre anni fa, mentre oggi sono meno di cento».
L'emergenza raggiunge l'apice con le liste d'attesa: «per prenotare una visita allergologica è necessario ripresentarsi dopo l'estate del 2009». 07/10/2008 11.22