Centro Oli. La Confindustria Abruzzo rincara, gli ambientalisti fanno appello

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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ORTONA. «Con la sentenza depositata il 22 settembre scorso, il Tar Abruzzo ha dato ragione alle posizioni da sempre sostenute da Confindustria Abruzzo».
Arriva puntuale il commento della organizzazione presieduta da Calogero Marrollo mentre Wwf e Legambiente annunciano il ricorso in appello al Consiglio di Stato.
Secondo le associazioni ambientaliste ci sarebbe un chiaro riflesso degli atti impugnati sull'ambiente e sulla salute pubblica.
«Non appare assolutamente condivisibile», dicono Wwf e Legambiente, «la volontà di escludere la legittimazione delle associazioni ambientaliste in un caso di questo tipo. Non riconoscere la legittimazione a ricorrere di Wwf e Legambiente contro un'opera che avrà un evidentissimo impatto ambientale e sanitario vorrebbe dire privarle della funzione sociale riconosciuta loro dalla legge».
Un problema tutto giuridico e che attiene alla interpretazione delle norme.
Proprio basandosi sulla presunta «mancata legittimazione» il Tar dell'Aquila ha deciso di dichiarare inammissibile il ricorso che non è stato per questo valutato nel merito.
Non valutando il merito il Tar non ha nemmeno potuto esprimere un giudizio sull'iter amministrativo limitandosi a dire che le associazioni potevano impugnare solo la delibera Cipe del 2002, cosa che non è stata fatta ed ormai azione non esercitabile perché fuori tempo massimo.
Questa visione delle cose potrebbe cambiare con il ricorso in appello.
Note di giubilo arrivano invece da Confindustria.
«Il Tribunale Amministrativo, infatti», è la visione della organizzazione, «nel respingere il ricorso presentato da alcune associazioni ambientaliste, non solo rileva dal punto di vista giuridico la non sostenibilità dell'opposizione alla realizzazione del Centro Oli, ma nel far ciò evidenzia, nel merito, l'interesse preminente nazionale attribuito ad iniziative volte allo sfruttamento di risorse energetiche naturali, soprattutto in un momento congiunturale così critico come quello attuale».
Quello che emergerebbe con evidenza, secondo Confindustria, sarebbe «un richiamo che va oltre alle questioni strettamente giuridiche e tocca argomentazioni anche di merito in cui vengono evidenziati l'importanza e il preminente interesse per la collettività di poter sfruttare e beneficiare di un vantaggio economico naturale, quale quello di un impianto di primo trattamento di idrocarburi, soprattutto “in un momento attuale in cui l'economia italiana sopporta i gravi disagi economici conseguenti alla situazione mondiale nel campo delle risorse energetiche”».
«Alla luce di quanto sopra», si legge nella nota di oggi di Confindustria Abruzzo, «non può che confermare la richiesta che la legge regionale che tentava di bloccare il Centro oli venga immediatamente abrogata in quanto lesiva, a prescindere dalla questione specifica “Centro Oli”, degli interessi economici generali della regione in un momento così difficile per l'economia abruzzese. La politica, nel far ciò, avrebbe la possibilità di riscattarsi e dimostrare, alla luce dei richiami della sentenza del Tar, senso di responsabilità e di visione strategica».
Confindustria fin da subito si è detta sempre favorevole alla creazione del Centro oli.
Il presidente Marrollo è presente con due aziende nel consorzio di aziende locali che dovrebbe concorrere alla costruzione dell'impianto di contrada Feudo.

24/09/2008 13.04