LA DENUNCIA

Clientelismo all'Aca, la procura stila la lista delle 83 assunzioni illegittime

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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Clientelismo all'Aca, la procura stila la lista delle 83 assunzioni illegittime

Bruno Catena

PESCARA. Una indagine lunga e travagliata ma segreta, di cui non si è saputo nulla e che i diretti interessati ovviamente si sono guardati bene dal divulgare.Il pubblico ministero Valentina D'Agostino della procura di Pescara ha chiuso nei mesi scorsi una lunga indagine, passata per diversi pm, originata da esposti della associazione Codici addirittura nel lontano 2005. Dopo vicende alterne e diversi impulsi alla procura, si è arrivati ad una ricostruzione di come si assumeva personale all'Aca tra il 2004 e il 2008.
Secondo il pm che ha verificato caso per caso la procedura adottata sarebbe avvenuta in violazione dell'evidenza pubblica e con assunzioni clientelari anche di amici e parenti di politici locali e tutto questo addirittura in assenza di una pianta organica. Il risultato lo conosciamo bene.
L'Aca spa è la società che ha avuto in gestione il servizio idrico integrato dall'Ato4 pescarese (altro ente attualmente commissariato e sul quale si addensano nubi più che nere e non per fatti poi così dissimili ?).
L'Ato avrebbe dovuto controllare la regolarità del servizio espletato dalla società ma anche su questo sono stati mossi molti dubbi derivanti dal fatto che un contratto tra i due enti non è mai stato sottoscritto.
Nell'udienza del prossimo 6 luglio compariranno davanti al gup, Gianluca Sarandrea, Bartolomeo Di Giovanni, nato a Roccamorice, direttore generale Aca, e Bruno Catena, ex presidente dimissionario al quale subentrò poi Ezio Di Cristoforo.
Siamo nella primissima fase immediatamente dopo la chiusura delle indagini, dunque il gup dovrà valutare se vi siano elementi sufficienti per sostenere un processo.
L'accusa per i due è di abuso d'ufficio e di aver violato le disposizione sancite dalla Costituzione che prevedono che per l'accesso agli enti pubblici (e l'Aca è un ente pubblico economico) bisogna superare un concorso pubblico. Invece sarebbero stati adottati molteplici atti «in violazione dei principi citati con atti illegittimi». In sostanza, la chiamata diretta.
Vengono contestate a Di Giovanni anche le violazioni alle norme che prevedono «la chiamata numerica degli iscritti nelle liste di collocamento».
«Attraverso tali atti illegittimi», scrive il pm D'Agostino, «adottati in violazione di legge ed in totale carenza di pianta organica dell'ente e con notevole aggravio di costi nei bilanci dell'Aca, arrecava un ingiusto vantaggio patrimoniale ai privati illegittimamente assunti, in molti casi soggetti legati da rapporti di parentela o amicizia ad esponenti politici locali».
La stessa formula si ripete pressochè identica anche per il capo di imputazione di Catena.
Per la seconda volta in pochi mesi dunque il gip Sarandrea dovrà decidere su accuse che riguardano l'Aca.

60 ASSUNTI NEL 2004
Nel 2003 i dipendenti dell'Aca erano 106, appena 12 mesi dopo erano diventati 160 (di cui 4 dirigenti, 4 quadri, 46 impiegati e 106 operai).
Sempre negli anni d'oro del partito dell'acqua, tra il 2002 ed il 2004, fu speso oltre un milione in consulenze esterne.
Esattamente un anno fa, andava in scena il braccio di ferro sulla gestione del servizio, le spese, la gestione amministrativa dell'Aca e la lotta fra sindaci per aumentare la tariffa dell'acqua per ripianare i debiti accumulati (oggi sappiamo anche a causa di assunzioni illegittime e clientelari).
L'Aca è stata al centro anche di una inchiesta sui cosiddetti storni selvaggi, cioè rimborsi della tariffa effettuati a moltissime imprese o persone per centinaia di migliaia di euro. Persone ''famose'' ed imprese anche molto vicine alla politica del centrosinistra: la procura aveva ipotizzato e dimostrato con certezza solo in pochissimi casi che i rimborsi erano illegittimi perché basati su perdite e malfunzionamenti dei contatori che in realtà erano solo scuse.
Il gip Sarandrea ha però bocciato la tesi accusatoria con pochi elementi probatori portanti, rigettato le richieste di arresti avanzati dal pm Gennaro Varone e sterilizzato una inchiesta che si avvia stancamente verso la chiusura e forse una archiviazione.
Sono molte le inchieste che investono ed hanno interessato l'Aca negli ultimi anni, molte delle quali finite nel nulla e che non hanno finora saputo spiegare molteplici incongruenze e fatti incontestabili di gestioni troppo politicizzate.
A fronte di quasi sei anni di indagine la richiesta di rinvio a giudizio è di un paio di pagine che farebbe pensare ad una inchiesta più che esile nonostante gli esposti dai quali è originata contenessero molteplici sfaccettature e piste da percorrere. Non è difficile pensare che anche questa inchiesta possa finire nel nulla anche per la prescrizione che è dietro l'angolo.

CODICI:«E' QUASI UN DECENNIO CHE DENUNCIAMO ILLEGALITA' ALL'ACA»
Il segretario provinciale dell'associazione Codici, Domenico Pettinari, si dice contento perché finalmente, anche se dopo molto tempo, la procura certifica le irregolarità denunciate mille volte.
Pettinari ricorda come nel 2005 fu presentato un primo esposto sulle spese pazze dell'Aca poi ne arrivò subito un altro sulla assunzione dei parenti di politici ed ancora uno su consulenze e clientelismo.
Il segretario regionale Giovanni D'Andrea ha ricordato, invece, che in tutto questo tempo sono stati ascoltati diverse volte in Procura fornendo numerosi documenti e testimonianze, anche scritte, delle illegalità che avvenivano nell'azienda.
«Leggere sul capo d'imputazione che in una azienda di 160 dipendenti 83 risultano assunti in maniera illegittima ci lascia sconcertati», continua Pettinari, «questo vuol dire che Codici aveva ragione quando gridava per strada con un megafono in mano informando i cittadini che eravamo di fronte ad un mostro succhia sangue ad un carrozzone politico ad una fabbrica di posti che gestiva pubblico denaro in maniera illegittima. Questa operazione», continua Pettinari, «messa in atto dai vertici dell'azienda è un affronto nei confronti di quei tanti ragazzi meritevoli che hanno invano tentato di presentare domanda di lavoro all'Aca spa. Ora pretendiamo immediate dimissioni dei vertici della società perché dopo il fangodotto, la gestione del depuratore di Pescara, l'acqua inquinata, gli storni selvaggi ora è troppo. La politica deve pretendere le dimissioni subito per aprire un nuovo corso nella gestione dell'acqua».
Codici ha nominato l'avvocato Gaetano Di Tommaso di seguire questa vicenda con la costituzione di parte civile dell'associazione a difesa degli interessi collettivi della cittadinanza nell'ipotetico processo.