La Burgo chiude. Anzi no, riapre. Nuove speranze per la cartiera

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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CHIETI. La Burgo riapre. Ufficialmente per 15 giorni, probabilmente per molto di più, visti i costi sopportati dall'azienda – si parla di milioni di euro - per riattivare gli impianti e per la manutenzione.
Una vicenda che ha dell'incredibile: un contrordine che arriva dopo che scioperi, proteste e trattative avevano messo fuori dal ciclo produttivo 295 dipendenti, rimasti senza futuro e senza lavoro.
Soddisfatti naturalmente i sindacati: «Lo avevamo detto a gran voce che la cartiera di Chieti non poteva chiudere e che le motivazioni per convincerci a far morire l'impianto erano tutte pretestuose – spiega Antonio Cardo, segretario generale della Uil teatina – adesso ci richiamano in servizio perché nessuno riesce a “sfornare” le carte speciali che escono da Chieti».
La Burgo, infatti, è stata costretta a far ripartire una linea di produzione perché ha provato inutilmente a far produrre altrove la carta patinata di grammatura medio-alta che a Chieti viene realizzata con particolari sostanze chimiche e senza legno.
Il che non è da tutti, non solo in Italia, ma nemmeno in Europa. Questa carta speciale è dunque una produzione di nicchia (serve per le copertine delle riviste e dei libri, per gli involucri speciali, per i gioielli), anche se i numeri sono importanti: 450mila tonnellate nel mercato europeo, la metà prodotta dalla Burgo teatina.
«Ci eravamo sgolati – continua Cardo – ci avevano detto che era colpa della globalizzazione, della concorrenza e così via. Tutti pretesti infondati. Adesso ripartiamo, anche se c'è qualche problema per il personale, già messo in mobilità. E qui c'è un'altra caratteristica che fa dell'impianto teatino un fiore all'occhiello di tutta la filiera Burgo: il nostro personale ha una grandissima intercambiabilità, quindi i problemi sono marginali, anche se riparte una sola linea e magari quei lavoratori sono già fuori».
Insomma un riconoscimento di eccellenza per le maestranze teatine rispetto ai colleghi delle altre 12 cartiere del gruppo, compresa la casa madre di Verzuolo (Cuneo) dove è attiva la più grande macchina d'Europa per la produzione di carta. Il fatto è che, forse per errori di strategia industriale, all'inizio degli anni 2000 non fu calcolato, per i giornali soprattutto, l'impatto di internet sul consumo di carta: in America infatti si è passati da 64 milioni di copie a 42 milioni e in Europa e in Italia non va meglio. Di qui una gravissima crisi finanziaria per la Burgo e debiti oltre i 3.000 miliardi di vecchie lire, con conseguente taglio selvaggio di personale per rimettere i conti in ordine. La cartiera di Chieti, che aveva 497 dipendenti, è scesa prima a 381 e poi a 295, il limite per far scattare la crisi aziendale e la cassa integrazione. «Noi abbiamo fatto miracoli – conclude Cardo – a Chieti c'è stato un grosso aumento di produttività, dovuto sia al personale specializzato che all'innovazione molto spinta. A vederlo da fuori l'impianto è brutto e vecchio, ma dentro siamo all'avanguardia. La speranza è che adesso la produzione continui oltre i 15 giorni. Comunque la vicenda è positiva anche come nostra pubblicità per un eventuale compratore». Le referenze? La richiesta di 35 mila tonnellate di carta speciale per gli Usa in 15 giorni. Altro che globalizzazione e concorrenza cinese: la qualità non si improvvisa.
Sebastiano Calella 18/09/2008 9.30