L'Ordine degli architetti: «incarichi professionali senza gara pubblica»

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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L'Ordine degli architetti: «incarichi professionali senza gara pubblica»
MONTESILVANO. Quali criteri vengono seguiti per l’affidamento degli incarichi professionali degli architetti nell’ambito dei lavori pubblici? La domanda arriva da Marco Volpe, presidente dell'Ordine degli architetti di Pescara, che a nome della categoria rappresentata chiede chiarezza in merito agli affidamenti di recenti incarichi professionali.
La questione sollevata da Volpe riguarda il completamento di via Saragat e la costruzione di dodici alloggi popolari.
Il decreto legislativo 163/2006 prevede tre modalità di affidamento: da 0 a 20mila euro l'incarico può essere affidato per via diretta; da 20mila euro a 100mila euro, in base all'elenco dei professionisti in possesso del Comune, si possono scegliere 5 candidati in base a curricula e capacità, i quali propongono un'offerta tecnico-economica rispetto all'onorario; oltre i 100mila euro deve nascere una gara pubblica con relativo bando.
La legge parla chiaro ma sembrerebbe che i Comuni e le amministrazioni locali in genere non se ne curino più di tanto. Meglio affidare direttamente gli incarichi direttamente e magari ad un gruppo di professionisti “amici”… Seguendo questo schema l'amministrazione di Pescara è finita sotto inchiesta per una serie di affidamenti diretti (in oltre 5 anni) senza mai espletare una gara pubblica che avrebbe preservato l'eguaglianza e la parità di trattamento tra i professionisti.
Per il completamento di Via Saragat sono previsti, secondo l'architetto Volpe, 1.200.000 euro, di conseguenza «l'onorario, cioè la base di gara, appare chiaramente superiore ai 100mila euro», riflette Volpe «se ciò risulta vero l'affidamento dovrebbe essere del terzo tipo, ovvero secondo gara pubblica».
Ma in realtà, per questo affidamento, è stata usata la seconda modalità, cioè la scelta di 5 professionisti in base all'elenco posseduto dal Comune.
«Inoltre» , chiede Volpe, «vorrei anche sapere le modalità di utilizzo dell'elenco di professionisti per l'affidamento di incarichi professionali e quelle di attuazione del principio di "non discriminazione, parità di trattamento, proporzionalità e trasparenza" (oltre che della auspicabile adeguata rotazione) sancito dall'art. 91 comma 2 del D.Lgs n. 163/2006».
La lettera è stata indirizzata, oltre che al sindaco Cordoma, all'assessore ai lavori pubblici Tereo De Landerset, al dirigente dei lavori pubblici Taraborrelli, anche all'ordine degli ingegneri di Pescara.
La lettera appare molto simile proprio a quella inviata al Comune di Pescara nel mese di Marzo e pubblicata da
PrimaDaNoi.it
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BOTTA E RISPOSTA: I SOSPETTI DI OLIVIERI

Senza rispondere ai quesiti sollevati, Benito Olivieri, capogruppo di An, la butta sul personale e propone un altro interrogativo: «all'architetto Marco Volpe, vorrei chiedere a mia volta, appellandomi alla sua onestà intellettuale, quali siano stati i criteri e le modalità attraverso i quali ha progettato e diretto i lavori di alcune opere pubbliche talvolta inutili ed eseguite in malo modo. Spero che il criterio non sia stato quello della sua appartenenza alla Margherita».
Ma Volpe replica «Io parlo in nome dell'ordine degli architetti del quale sono presidente, non in nome della mia esclusiva persona. Se Olivieri si riferisce ai lavori effettuati per il centro città, rispondo dicendo che dovrebbe sapere che nel 2000, anno cui mi è stato affidato l'incarico, la legislazione era differente da quella attuale».
Infatti nel 2000 la legislazione prevedeva che fino a 100mila euro l'incarico fosse dato in base ai curricula in possesso dall'amministrazione.
«Tra l'altro non sono mai stato tesserato con la Margherita», precisa l'architetto, «il presidente dell'ordine non può avere appartenenza politica, prova ne è che una lettera simile è stata mandata anche al Comune di Pescara che ha ben altra amministrazione», conclude.
Gli interrogativi restano.

Antonella Graziani 16/09/2008 8.00