Prostituzione, un giro d'affari da 1 miliardo di euro l'anno

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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ROMA. Circa un miliardo di euro l'anno, cioe' 90 milioni di euro mensili, 5000-7000 euro per ogni lucciola, i soldi che la prostituzione porta al racket.


ROMA. Circa un miliardo di euro l'anno, cioe' 90 milioni di euro mensili, 5000-7000 euro per ogni lucciola, i soldi che la prostituzione porta al racket.Oltre 70.000 le lucciole che lavorano in strada, di cui il 50% sono donne, il 30% viados e il 20% minorenni, con un prezzo medio per ogni prestazione sessuale di 30 euro.
Si tratta perlopiu' di donne nigeriane, albanesi, polacche, bielorusse e rumene, e trans brasiliani; in calo le donne italiane, che si organizzano quasi tutte su internet, avendo un appartamento proprio con la possibilita' cosi' di scegliere i clienti e di non avere il protettore.
Secondo i dati del Ministero per le Pari opportunita' una lucciola su 10 e' vittima del racket che le costringe a prostituirsi, ricevendo minacce, anche trasversali, e almeno 20 di loro l'anno vengono uccise.
Sono spesso clandestine e quindi schiave senza diritti: sono obbligate a fornire prestazioni sessuali spesso senza preservativo, anche se sono incinte, per far pagare di piu' i clienti.
Sette sono le regioni con maggior presenza di lucciole in strada:
Lazio, Lombardia, Campania, Emilia Romagna, Piemonte, Veneto e Abruzzo.


ASSOCIAZIONI CONTRO IL GOVERNO, «ERRORE VEITARE PROSTITUZIONE IN STRADA»


«No al disegno di legge sulla prostituzione». E' netta la posizione delle associazioni attive nel settore che lamentano di essere state ignorate dal Governo.
«Dinanzi all'allarme e al disagio che diversi cittadini e alcune collettivita' manifestano nei confronti del fenomeno prostituzione non ci sono scorciatoie: occorre tenere insieme la tutela dei diritti delle vittime di sfruttamento sessuale, il contrasto delle organizzazioni criminali, le esigenze di sicurezza che non puo' che venire declinata come 'sicurezza sociale' e riguardare tutti».
Questo il messaggio di ASGI, Associazione Gruppo Abele, Associazione On the Road, Caritas Italiana, Coordinamento Nazionale Comunita' di Accoglienza (CNCA), Comitato per i Diritti Civili delle Prostitute, Comune di Venezia, Consorzio Nova, Dedalus, Save the Children. Le organizzazioni firmatarie del testo sottolineano che la conciliazione di queste diverse esigenze e' gia' praticata ogni giorno in tante citta' della Penisola: «si tratta di quel 'modello italiano' che ha fatto del nostro Paese il punto riferimento nello scenario internazionale in materia di tutela delle persone vittime di grave sfruttamento e di tratta. Un approccio», assicurano, «che ha permesso di proteggere la persona sfruttata e vittima di tratta che decide di uscire dal racket; proporle occasioni di formazione e inserimento sociale e lavorativo; favorire la denuncia degli sfruttatori; rafforzare la collaborazione tra enti locali, associazioni, magistratura, forze dell'ordine; intervenire per gestire gli eventuali conflitti che si creano con i residenti».


12/09/2008 10.46