Carcere Sulmona, Nardella (Uil): «spia di problemi irrisolti»

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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SULMONA. Calda ed intensa la fine dell’estate per il supercarcere di Sulmona dopo l’ovattato mese di detenzione dell’ex presidente Ottaviano Del Turco, uscito di scena l’11 agosto dopo la lunga coda di parlamentari e politici “felici e contenti” per le condizioni della struttura visitata.

“Ispezioni” che, però, hanno glissato i problemi del carcere, tra detenuti psicotici e alcool dipendenti, inadeguatezza dell'istituto a contenerli e personale sotto organico. Nardella (Uil Penitenziari), però, assicura: «non esiste alcun “caso Sulmona”. Gli episodi avvenuti solo il chiaro segnale di nodi irrisolti, che riguardano tutte le carceri italiane».
L'ultimo episodio di violenza è di poco più di una settimana fa, quando un detenuto completamente ubriaco ha scagliato una bomboletta di gas contro sei agenti in servizio, provocandone il ferimento. Per loro cure mediche presso l'infermeria e prognosi di sette giorni.
Un'aggressione che per Mauro Nardella, vice segretario regionale Uil Pa Penitenziari, «ha fatto seguito ad analoghi episodi avvenuti nei mesi scorsi e che hanno visto protagonisti alcuni internati, con conseguenze fisiche per il personale di polizia penitenziaria».
Ma il problema è un altro: «il detenuto in questione era alcool dipendente e in cura dallo psichiatra», ha specificato Nardella. «Questo in una struttura che conta cento soggetti psicotici per un solo psichiatra, e che non ha personale adeguatamente formato per il loro contenimento».
Insomma, una condizione troppo ristretta per garantire la sicurezza dei detenuti in questione, e neppure quella degli agenti, in sofferenza numerica ed operativa: sono 275 i poliziotti penitenziari in servizio nell'istituto sulmonese (la pianta organica ne prevede 320) a fronte di una popolazione di quasi 400 reclusi. Gli internati, soggetti sottoposti a misure di sicurezza preventiva, sono saliti a 105 contro una sessantina di qualche tempo fa. Effetto dell'indulto, secondo Nardella, «che ha prodotto l'aumento esponenziale di internati assegnati in strutture con case lavoro, come Sulmona, dove è impegnato effettivamente meno del 50%». Detenuti difficili, «il 70% affetto da dipendenze come alcool o droga», non garantiti dall'insufficienza delle case lavoro e neanche dalle condizioni di cura.
Il caso del detenuto che ha dato in escandescenze sotto l'effetto dell'alcool, «a seguito di presunti dissapori con altri compagni», è solo la spia di un problema generale sullo spaccio di alcolici all'interno delle carceri, «quanto di più pericoloso possa esserci nel produrre crimini», ha affermato Nardella, «nonostante l'azione quotidiana di perquisizione preventiva effettuata dagli agenti, che hanno sempre operato con professionalità ed umanità per il bene di tutti».
Nessun caso Sulmona, allora, per il sindacalista, solo il chiaro segnale di criticità irrisolte nel sistema, alle quali non si sottrae neppure quello di Sulmona, con le sue specificità: sovraffollamento, inadeguatezze croniche per la detenzione di specifici soggetti, personale sotto organico, carenze strutturali.

«DA MESI ASSENTE LA MANUTENZIONE DEGLI IMPIANTI INTERNI»

Sotto accusa c'è, infatti, la manutenzione degli impianti interni agli istituti di pena. «Come accadde nelle strutture abruzzesi, la manutenzione degli impianti non viene quasi più fatta», ha spiegato. «A Sulmona c'è una cella frigorifera che non funziona da maggio, e solo la qualità delle persone che lavorano nella mensa sopperisce all'inadempienza della ditta appaltatrice sulle macchine».
Stessa cosa per il sistema di condizionamento: «all'interno delle carceri, come nei locali passeggio e nelle garitte per le sentinelle, si raggiungono temperature oltre i 35° d'estate e sotto i 5° d'inverno, quando si dovrebbe rimanere tra i 25 e i 16 gradi».

DOPO DEL TURCO, RITIRATE LE 15 UNITA' INVIATE IN MISSIONE

Ma è quella del personale la vera spina nel fianco per il penitenziario peligno. Alla fine di luglio, il Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria aveva inviato 15 unità aggiuntive in missione, provenienti da sei diversi provveditorati regionali. Unità che, il giorno dopo la scarcerazione dell'ex governatore Del Turco- ha spiegato Nardella- sono state subito revocate con una circolare del DAP in cui si spiegava che, per problemi legati al piano ferie dei provveditorati di invio, gli agenti in missione erano richiamati a servizio.
«Il fatto di aver perso quelle 15 unità sta producendo gravi effetti sulla condizione di sovraffollamento del carcere, non tanto per i detenuti che stanno scontando la pena, quanto soprattutto per gli internati e a tutela della loro salute», ha concluso il vice segretario Uil Penitenziari. Insomma, missione speciale finita nel giro di poco meno di un mese e organico di nuovo sotto pressione.

SOVRAFFOLLAMENTO: SI' AL BRACCIALETTO , MA NUOVO RUOLO DEGLI AGENTI

Una strada che non permetterà di gestire il sovraffollamento delle carceri se non si rimetterà al centro il ruolo del poliziotto penitenziario. «Il sovraffollamento dei nostri istituti non potrà essere risolto né dalla costruzione di nuovi carceri, in Abruzzo a San Valentino Citeriore sta cadendo a pezzi una struttura nuova di zecca, ma neppure senza affrontare il ruolo dei poliziotti penitenziari», ha detto Nardella. «Come UIL sono favorevole al controllo dei detenuti sottoposti a misure alternative alla detenzione, compreso il braccialetto elettronico», ha continuato, sottolineando che queste misure annunciate dal guardasigilli Alfano devono implicare anche un «nuovo piano di assunzione di unità» nel Corpo e anche una rivisitazione delle norme di garanzia che riguardano la continuità usurante del lavoro degli agenti, «penalizzati dal decreto Brunetta in merito alle assenze per malattia».
Una graticola di problemi dai quali si spera di avere una risposta il 18 settembre, nella convocazione fatta dal capo del DAP, Franco Ionta, a tutte le organizzazioni sindacali di categoria, insieme a quella sugli episodi di violenza che hanno portato al ferimento nell'ultimo mese di venti agenti nelle carceri.

«STIMA PER IL LAVORO DEL DIRETTORE E DEL COMMISSARIO»

Episodi di aggressività sui quali, nel caso di Sulmona, si vuole troppo soffiare. Una settimana prima dell'aggressione ai sei agenti da parte del detenuto ubriaco, un pentito della camorra aveva tentato il suicidio, ingoiando pillole per dormire conservate per più giorni. Qualche giorno fa, sui muri della città sono comparse scritte, a firma anarchica, contro il direttore del carcere, Sergio Romice, e il sindaco, Fabio Federico. Nessun riferimento all'accaduto nelle parole di Nardella, solo un'ampia attestazione di stima per l'operato del direttore. «Siamo fortunatissimi ad avere un direttore preparatissimo ed estremamente umano, che ci aiuta a vivere con maggiore serenità il lavoro che svolgiamo,- ha detto il sindacalista- e lo stesso vale per il commissario. E' quanto di meglio abbiamo in Italia».
Angela Di Giorgio
09/09/2008 8.50