Potabilizzatore: «un altro scandalo targato partito dell’acqua»

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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Potabilizzatore: «un altro scandalo targato partito dell’acqua»
CHIETI. Finanziamenti pubblici per 25 milioni di euro sono stati sperperati per realizzare un impianto che non può entrare in funzione: si tratta del potabilizzatore di Chieti in contrada San Martino, patrimonio Ato e gestito da alcuni anni dall’Aca.
Una storia che va avanti da vent'anni, così come anticipato da PrimaDaNoi.it a novembre del 2007, e che la settimana scorsa ha fatto qualche passo avanti. Non c'è da sperare, però, che l'incompiuta veda finalmente la luce, perché le novità riguardano piuttosto l'inchiesta che la Forestale, guidata dal comandante Guido Conti, sta conducendo sul caso.
Infatti, adesso, della vicenda se ne dovrà occupare la Corte dei Conti, dopo che la Forestale ha inviato una corposa relazione per denunciare il presunto danno erariale.
Quelle che dovranno essere accertate sono le responsabilità amministrative. Ove siano riscontrate i responsabili saranno costretti a risarcire il danno con il loro patrimonio personale. E sarebbero in tutto 14 le persone che sono entrate nell'inchiesta: non sono stati fatti i nomi ma è ovvio che si tratti di chi, nel corso degli ultimi anni, è stato in posizione di comando.
«Quello del potabilizzatore», tuona Maurizio Acerbo di Rifondazione Comunista, «è l'ennesimo scandalo che vede protagonista il “partito dell'acqua”, cioè il gruppo di potere trasversale (a maggioranza Pd) che da anni occupa l'Aca spa e l' Ato di Pescara – Chieti. Ancora una volta si conferma il quadro disastroso che abbiamo sempre denunciato. Risultano evidenti l'incompetenza e l'irresponsabilità (per non dire peggio) dei vertici succedutisi alla guida dei due enti».
«Come mai», si domanda ancora Acerbo, «l'impianto in località San Martino fu realizzato senza premurarsi precedentemente di verificare, attraverso le analisi, se le acque del fiume Pescara potevano essere potabilizzate?»
Infatti lo scopo principale dell'opera era quello di filtrare e rendere bevibili le acque del Pescara. Impossibile però farlo in quanto l'acqua del fiume è inquinata. Ma pare che nessuno lo sapesse….
«Non conosciamo i nomi delle 14 persone indicate dall'indagine della Forestale», ha continuato Acerbo, «ma è piuttosto evidente il quadro delle responsabilità politiche.
Indispensabile ricordare che questa vicenda del potabilizzatore ha una storia lunga e che l'Aca fino al 2005 era guidata dall'attuale assessore regionale del Pd Donato Di Matteo, non a caso risultato nelle elezioni regionali di quell'anno il più votato esponente dei Ds.
Di Matteo è coinvolto, insieme all'attuale presidente Catena e all'ex – presidente dell'Ato Giorgio D'Ambrosio, anche nell'inchiesta sull'erogazione di acqua inquinata da sostanze tossiche pericolose per la salute umana scaturita dalle denuncie di Rifondazione e Wwf».
D'Ambrosio e Catena sono inoltre anche indagati per la Fangopoli del depuratore di Pescara.
Sulla stessa linea anche Carlo Masci (Udc): «non occorre attendere gli sviluppi dell'inchiesta che individuera' le responsabilita' penali o amministrative per evidenziare che ci sono responsabilita' politiche ben individuate nel Pd che da anni gestisce senza soluzione di continuita' il ciclo dell'acqua, nonostante i cittadini abbiano chiesto a gran voce, anche in un Consiglio comunale di Pescara infuocato dell'anno scorso, l'azzeramento dei vertici dei 2 Enti. Troppo utili Aca ed Ato per fare clientela... e poi il vertice del Pd ha il coraggio e la sfrontatezza di parlare di "rinnovamento e questione morale"».
08/09/2008 8.47

[url=http://www.primadanoi.it/upload/virtualmedia/modules/bdnews/article.php?storyid=12305&page=1 ]L'INCHIESTA DI PDN DEL NOVEMBRE 2007[/url]