Consumi. Confcommercio:«Le famiglie non spendono più»

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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 Consumi. Confcommercio:«Le famiglie non spendono più»
ROMA. Male la mobilita' -6,7% e i servizi ricreativi -5,2%; bene le comunicazione +9,2%; regge la cura della persona +1,7%. Questi i dati piu' significativi dell'ICC di luglio elaborato dall'Ufficio studi di Confcommercio, che dopo il dato drammatico di giugno, conferma che la crisi dei consumi tende ad acuirsi, considerato che questo e' il 5° mese consecutivo di riduzione della spesa delle famiglie. AGRICOLTURA. PREZZI, CALANO SUI CAMPI MA NON NEI NEGOZI
Alla luce di questo ulteriore calo le previsioni di crescita 2008 per PIL e consumi avranno quasi certamente il segno meno. L'ICC segnala, dunque, a luglio 2008 il permanere di uno stato di forte criticita' sul versante della domanda delle famiglie, con una riduzione, rispetto all'analogo periodo del 2007, dell'1,0% in termini quantitativi. Il dato segue il -4,3% registrato a giugno che rappresenta il valore piu' negativo evidenziato dall'ICC dal 2001. Nel complesso dei primi sette mesi del 2008, l'ICC mostra una riduzione del 2,2% a fronte del +1,3% registrato nell'analogo periodo del 2007.
Le difficolta' riscontrate sul versante della domanda interna per consumi continuano a determinare un'evoluzione produttiva molto contenuta. Stando agli ultimi dati di Confindustria, la produzione industriale si e' ridotta, a luglio, dello 0,9% in termini congiunturali, mese nel quale l'indagine rapida ha registrato anche un deciso calo degli ordinativi, a indicare come la fase critica non sia esaurita.
Il dato di luglio dell'ICC continua a riflettere un'evoluzione negativa della domanda di beni (-1,7% in quantita' rispetto all'analogo mese del 2007) a cui si e' associata una modesta crescita per quella relativa ai servizi (+0,4%).
L'andamento dell'ultimo mese, che ha portato ad una stagnazione della domanda per servizi nei primi sette mesi del 2008 a fronte del +2,2% del 2007, conferma la tendenza delle famiglie a comprimere una parte di consumi ritenuti meno necessari in un periodo di difficolta' economica.
Per quanto riguarda i prezzi del paniere di beni e servizi considerati nell'ICC, nel mese di luglio la loro dinamica permane piu' elevata rispetto a quanto registrato lo scorso anno, in ragione dei movimenti dei prezzi al consumo tanto dell'aggregato "alimentari, bevande e tabacchi" quanto di dei beni e servizi per la mobilita'.
Sotto il profilo delle quantita', il dato di luglio evidenza e conferma una tendenza riflessiva della domanda per quasi tutti i beni e servizi che compongono l'ICC, con le uniche eccezioni rappresentate dai beni e servizi per le comunicazioni e, in misura piu' contenuta, dai beni e servizi per la cura della persona. La domanda di beni e servizi ricreativi continua a registrare, in termini quantitativi, un'evoluzione negativa, con una flessione a luglio del 5,2% rispetto all'analogo mese dello scorso anno (-8,5% a giugno).
Il dato, pur risentendo di alcuni effetti stagionali, e' sintomatico delle difficolta' in cui versano le famiglie.
La stima per luglio 2008 della domanda per i servizi di ristorazione e d'alloggio mostra una modesta crescita della domanda (+0,6% rispetto all'analogo periodo del 2007) imputabile in parte alla decisione delle famiglie di anticipare le vacanze estive in un periodo nel quale i prezzi risultano piu' contenuti.
I beni ed i servizi per la mobilita' hanno registrato anche a luglio una riduzione della domanda del 6,7% (-11,9% tendenziale in giugno) confermando lo stato di forte difficolta' in cui versa il settore da alcuni mesi e che colpisce in misura particolarmente accentuata gli acquisti di
autovetture e di motocicli da parte delle persone fisiche.
Tale tendenza non si e' ancora arrestata, vista la flessione ad agosto 2008 delle immatricolazioni di auto a persone fisiche e ad imprese del 26,4%, il dato peggiore da maggio del 2005.
A questo andamento si e' aggiunta, a luglio, anche la riduzione della domanda per i trasporti aerei su cui cominciano a pesare gli effetti dei consistenti aumenti del carburante.
La domanda relativa ai beni e servizi per le comunicazioni si e' confermata anche a luglio 2008 la componente piu' dinamica della spesa delle famiglie, con una variazione dei volumi
acquistati del +9,2%, con una ripresa rispetto alla tendenza al rallentamento evidenziata nei mesi precedenti.
L'andamento registrato dall'aggregato continua ad essere influenzato da un'evoluzione dei prezzi, soprattutto per la componente relativa ai beni, particolarmente favorevole (-7,2%).
La domanda per i beni e servizi per la cura della persona ha evidenziato, anche a luglio 2008, un aumento (1,7% in quantita'). Va pero' sottolineato come nel mese di giugno questo aggregato abbia segnalato, per la prima volta dopo alcuni anni, una riduzione derivata in larga misura dalla decisa contrazione della domanda per articoli di profumeria e cura della persona.
Il segmento relativo agli articoli d'abbigliamento e calzature ha registrato anche a luglio una riduzione delle quantita' acquistate dalle famiglie (-2,1%).
Anche nel periodo dei saldi le famiglie hanno dunque assunto un atteggiamento particolarmente prudente. Il dato segue la riduzione del 6,0% di giugno.
Nella media dei primi sette mesi la flessione della domanda per i prodotti del settore e' stata
del 3,0%.

04/09/2008 10.28


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AGRICOLTURA. PREZZI, CALANO SUI CAMPI MA NON NEI NEGOZI

ROMA. «L'agricoltura italiana non e' la causa dei rincari dei prodotti alimentari e non favorisce, quindi, l'inflazione».
I prezzi agricoli alla produzione -come evidenzia l'Ismea- in luglio sono diminuiti del 6,5 per cento rispetto al mese precedente, mentre lo stesso aumento dell' 11,4 per cento registrato nei confronti dello stesso periodo del 2007 e' ben inferiore agli incrementi che, in dodici mesi, si sono avuti nei vari passaggi della filiera.
A segnalarlo e' la Cia-Confederazione italiana agricoltori - «per la quale i cali congiunturali evidenziatisi sui campi (in particolare per frutta e ortaggi, rispettivamente, con un meno 22 per cento e 14,2 per cento) dovrebbero quanto meno bloccare i listini sino alle vendite al dettaglio».
Dunque, nessun alibi per nuovi aumenti. Per la Cia anche la diminuzione del prezzo all'origine dei cereali, che l'Ismea quantifica in 3,9 per cento, non puo' assolutamente determinare «ulteriori impennate per pane e pasta, visto che anche a livello internazionale il grano continua a registrare un costante calo».
Gli aumenti che si sono avuti in questi ultimi due anni -avverte la Cia- sono determinati da altri fattori: le filiere agroalimentari troppo lunghe, la logistica infrastrutturale, i trasporti insufficienti e costosi, gli incrementi tariffari, e, non ultime, le speculazioni.
I prezzi dei prodotti agricoli -denuncia la Cia- si "gonfiano" in maniera abnorme dal campo alla tavola, specialmente nel settore dell'ortofrutta, dove si registrano aumenti anche del 200 per cento.
Un aspetto che diventa piu' appariscente nelle regioni del Mezzogiorno, dove per alcuni prodotti tipici, come uva da tavola, arance e limoni, l'agricoltore ricava un quinto del valore finale.
Discorso valido anche per il prodotto trasformato.

IL CASO DEL LATTE

Ad esempio, un litro di latte alla stalla costa 0,40 euro, mentre al consumo arriva ad 1,60/1,70 euro. Il che significa che la parte agricola, dove i costi continuano a crescere in maniera evidente, incide poco piu' del 20 per cento sul prezzo finale.
In questo contesto, la Cia sottolinea l'esigenza di promuovere azioni e strumenti per favorire la corretta informazione ai consumatori, come l'indicazione in etichetta del "doppio prezzo", all'origine ed al consumo, per i prodotti particolarmente "sensibili".
Non solo. Occorrono anche rapporti piu' stretti di filiera con validi accordi, come quello sottoscritto tra Cia e Confesercenti. Inoltre, per contribuire alla trasparenza dei processi di formazione dei prezzi dei prodotti alimentari appare indispensabile l'istituzione di Osservatori regionali dei prezzi, sostenendo nel contempo l'attivita' di segnalazione svolta dal garante dei prezzi.

04/09/2008 7.56