All’orizzonte torna il monopolio delle farmacie…

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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ROMA. È il disegno di legge numero 863. Se verrà approvato così com’è, di fatto, straccerà le disposizioni contenute nel decreto Bersani, che aveva cercato di ridurre i benefici della lobby dei farmacisti.
Torna alta la tensione sulle farmacie dopo le polemiche seguite all'approvazione del contestato decreto Bersani. Il governo Berlusconi propone i suoi emendamenti ed avvia l'iter legislativo per ritornare alla vendita dei farmaci nelle sole farmacie.
Sul disegno di legge è scritto che solo i farmaci non soggetti a prescrizione medica che «per dose unitaria, per numero di unità posologiche contenute nella singola confezione e per tipo di forma farmaceutica possono essere venduti al di fuori delle farmacie» e senza obbligo della presenza del farmacista.
Ciò significa, di fatto, togliere una fetta indefinita, ma sicuramente copiosa, di prodotti farmaceutici dai banchi dei supermercati e delle parafarmacie.
Secondo alcuni un'assurdità, se si pensa che, in ogni caso, i farmaci di automedicazione possono essere acquistati senza ricetta.
«Siamo di fatto davanti al ripristino di una condizione di monopolio delle farmacie, - dichiara Ivano Giacomelli, segretario nazionale Codici-, un ritorno al passato che si traduce esclusivamente in un atteggiamento ottuso dei nostri rappresentanti e nella pratica dispotica di disfare ciò che si è fatto nella precedente legislatura. Non capisco il senso di questa disposizione, se non quello di restituire i privilegi ad una casta, a netto discapito dei consumatori, che con la lenzuolata Bersani avevano avuto l'illusione di un cambiamento in senso concorrenziale del mercato».
Codici non può che «auspicare nella mancata approvazione del disegno di legge n° 863 che, lungi dal tutelare e promuovere interessi diffusi, altro non è se non un regalo agli attuali titolari delle farmacie».

02/09/2008 18.39