Inchiesta Barretta: chiuse le indagini, precisate le imputazioni

Alessandro Biancardi

Reporter:

Redazione PdN

Letture:

1463

PESCARA. Sono state chiuse le indagini sulla mega estorsione ai danni di facoltose manager tedesche. Agli arresti lo scorso 12 giugno finirono cinque persone tra le quali la presunta mente della banda: Ernano Barretta, 63 anni, proprietario a Pescosansonesco (Pescara) di una lussuosa country house, che veniva utilizzata come base logistica.
Il pm Gennaro Varone ha, infatti, inviato agli indagati l'avviso di conclusione delle indagini, atto propedeutico all'eventuale richiesta di rinvio a giudizio.
Oltre a Ernano Barretta, che si trova ancora in carcere, sono indagati, la moglie Beatrice Batschelet, 60enne, i figli Marcello, 32enne, e Clelia, 35enne, e un'altra coppia, lo svizzero Helg Sgarbi,
43enne (detenuto in Germania), e la moglie Gabriele Franziska Sgarbi, 40enne.
Le accuse sono per associazione a delinquere finalizzata alla truffa e all'estorsione.
Con gli arresti operati dalla squadra mobile di Pescara furono sequestrati beni per 9 milioni di euro tra cui macchine di lusso Ferrari, Lamborghini, Rolls Royce.
La mente organizzatrice, secondo la ricostruzione della procura, era proprio Barretta ma il “braccio operativo” era Helg Sgarbi, un bell'uomo, «affascinante che con atteggiamenti intriganti riusciva a sedurre le donne facoltose»: la sua terra di conquista era proprio la Germania.
Quando la vittima di turno era stata cotta a puntino, infatti, scattava il vero e proprio piano e Sgarbi le portava in camera da letto.
Le prede preferite erano donne molto in vista in Germania, ricchissime e per il loro ruolo pronte a pagare qualunque cifra pur di non finire in una burrasca mediatica.
Per alcune delle vittime furono filmati moltissimi minuti degli incontri hot, “girato” che poi veniva inviato alle vittime con l'intimidazione di pagare per non divulgare il tutto.
Dalle indagini emerse fin da subito l'altissimo livello raggiunto dalla estorsione: furono chiesti anche 40 milioni di euro in un sol colpo.
Nell'interrogatorio di garanzia alcuni indagati precisarono che le estorsioni dovevano essere interpretate come «risarcimenti per i mali perpetrati dalle rispettive famiglie».
Secondo la tesi difensiva gli indagati avrebbero attaccato i discendenti di famiglie naziste che durante la Seconda Guerra mondiale avrebbero svolto ruoli attivi grazie alla collaborazione con il cancelliere Hitler e si sarebbero resi in qualche modo complici dello sterminio ai danni di Ebrei.
Una tesi che per ora non è riuscita a sortire effetti positivi dal momento che Barretta è ancora in carcere (i termini scadranno a dicembre se nel frattempo non sarà intervenuto il rinvio a giudizio) così come sono agli arresti domiciliari molti degli indagati.
Decisivo sarebbe stato l'incontro del pm Varone con gli inquirenti e magistrati tedeschi che nei giorni scorsi si sono affacciati in procura a Pescara fornendo ulteriori dettagli e «nuovo materiale» che secondo quanto si è appreso avrebbe precisato meglio i termini delle accuse nei confronti degli indagati non mutando nella sostanza le accuse formulate.
Rimane in sospeso, al momento, invece, il filone legato al riciclaggio del denaro che sarebbe stato investito all'estero in strutture ricettive, molte delle quali però non sarebbero state ancora individuate.

01/09/2008 13.38

[url=http://www.primadanoi.it/search.php?query=barretta+banda&mid=6&action=showall&andor=AND]I PARTICOLARI DELL'INCHIESTA[/url]