Per gli indagati del Ciclone ora la grana del risarcimento del danno

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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Per gli indagati del Ciclone ora la grana del risarcimento del danno
MONTESILVANO. Forse, l’inchiesta Ciclone inizia davvero a far paura, ora che si aggiunge la parallela istruttoria della Corte dei Conti che potrebbe chiamare in giudizio gli amministratori indagati. E non si tratta di pene detentive né si può contare su facili prescrizioni o tempi lunghi.  I NOSTRI APPROFONDIMENTI SUL CICLONE
La Procura presso la Corte dei conti, con atto di "invito a dedurre" firmato dal vice procuratore Massimo Perin, dopo aver letto le carte che la procura di Pescara ha inviato, ha ravvisato «gravi indizi» e «forti pregiudiziali verso l'amministrazione comunale di Montesilvano».
Si tratta di un atto dovuto e pre-processuale che darà la possibilità agli amministratori di fornire la loro versione e di essere ascoltati. In teoria questa istruttoria potrebbe anche non concludersi con un rinvio a giudizio.
Ma l'ombra dei danni da risarcire con questo atto incombe.
L'inchiesta penale condotta dal pm Gennaro Varone si è chiusa lo scorso 2 maggio. La prima udienza del processo è prevista per il prossimo novembre ma nel frattempo ora gli indagati dovranno fare i conti con questa richiesta di risarcimento del danno imputabile ai pregiudizi arrecati all'immagine del Comune di Montesilvano per un importo «non inferiore ad 1 milione di euro», ai quali dovranno aggiungersi almeno altri 3-4 milioni per i mancati introiti nelle casse pubbliche.
L'invito a dedurre è stato recapitato all'ex sindaco Enzo Cantagallo, al suo predecessore Renzo Gallerati, agli ex assessori Attilio Vallescura, Paolo Di Blasio, all'ex capo di gabinetto Lamberto Di Pentima, ai dirigenti comunali Rolando Canale, Vincenzo Cirone, e poi ad Alfonso Di Cola, Guglielmo Di Febo, all'ex vicesindaco Marco Savini, ad Andrea Diodoro, Fabrizio D'Addazio, Vladimiro Lotorio.
Nel documento si legge chiaramente che queste persone «in qualità di amministratori e funzionari pubblici si sono rese protagoniste di gravissimi fatti di corruzione e concussione ed abuso, procurando rilevante pregiudizio all'immagine dell'ente locale».
L'inchiesta Ciclone, scrive ancora il procuratore Perin, «dimostra che durante le amministrazioni di Enzo Cantagallo e Renzo Gallerati esisteva un diffuso sistema illegale della gestione dell'amministrazione della cosa pubblica, dove veniva perseguito, attraverso abusi, attività corruttive e concussorie, il tornaconto personale nei delicati settori dei lavori pubblici e della pianificazione urbanistica».
Dunque qui si abbandona il campo penale e si entra in quello amministrativo: basterà, dunque, provare che vi sia stato un danno per il Comune che si potrebbe aprire un secondo processo da parte della procura della Corte dei Conti per le sanzioni patrimoniali ed il recupero delle somme ritenute congrue.
Tra l'altro agli indagati sono già state applicate misure cautelari su diversi beni che potranno servire per il recupero delle somme che la procura della Corte dei Conti riterrà opportune.
Dalle numerose prove raccolte durante l'indagine penale, secondo Perin si sarebbe dimostrato come la funzione pubblica sia stata pienamente asservita ad interessi personali contrari a quelli della collettività di Montesilvano, la quale, una volta iniziata l'operazione della procura della Repubblica che ha portato all'arresto del sindaco del comune, ha visto espandersi per un lungo periodo il grave detrimento alla propria immagine, sia sui media nazionali, sia su quelli locali.
«Poiché le vicende delittuose emerse nel corso dell'indagine penale comportano il sorgere di un pregiudizio all'immagine dell'amministrazione locale di Montesilvano», si legge nell'atto, «con riferimento alla lesione degli interessi pubblici correlati ai principi costituzionali concernenti il buon andamento della pubblica amministrazione, questa procura ritiene che i costi per il ripristino dell'immagine lesa dai comportamenti illustrati, nonché dalla risonanza negativa riportata dagli organi di stampa dovranno essere addebitate alle persone indicate».
Dovranno, dunque, essere valutati nello specifico e quantificati: la natura e la gravità dei reati commessi e la rilevanza del bene tutelato; i riflessi negativi in termini di clamore presso la pubblica opinione e mezzi di informazione; la posizione di notorietà rivestita dai responsabili che, nel caso specifico, erano amministratori, consiglieri comunali, dirigenti e funzionari dello stesso ente; la grave compromissione del valore della legalità e dell'agire amministrativo derivante dalla ricerca di utilità personali a mezzo della funzione ricoperta.
Allo stato dei fatti la Procura regionale della Corte dei conti ritiene che il danno d'immagine per il Comune si possa quantificare in una cifra «non inferiore al milione di euro per reintegrare il pregiudizio subito dal patrimonio dell'ente pubblico con riserva di effettuare la ripartizione tra i responsabili alla luce delle eventuali deduzioni difensive, tenendo conto anche del ruolo ricoperto dai vari indagati».
A questo importo tuttavia potrà essere aggiunto un ulteriore danno derivante sia dal disservizio arrecato alla propria amministrazione, sia per la possibile perdita di introiti conseguenti all'azione illecita svolta dalle persone coinvolte.
Cifra che computati gli interessi legali, la rivalutazione monetaria e l'eventuale spesa di giudizio, potrebbe toccare quota 4 milioni di euro.
Ora le persone citate in giudizio avranno tempo per proporre memorie difensive fino al prossimo 15 agosto e smontare le accuse che si vanno delineando.

a.b. 26/07/2008 11.59