Riforma Ato, incontro Srour-sindaci Valle Peligna: «avanti con la riforma»

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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SULMONA. Si infiamma letteralmente l’aula consiliare di Palazzo San Francesco sulla riforma dell’Ato provinciale unico, ieri pomeriggio al centro del confronto tra amministratori del comprensorio Valle Peligna- Alto Sangro e assessore al ciclo idrico integrato, Mimmo Srour.
Si va avanti con la riforma sull'acqua e sul cambio di passo per una gestione che non va e che per Srour è la questione da affrontare. Ma ai sindaci del comprensorio non piace questa riforma che contestano nel metodo e nel merito, rimarcando una estromissione del territorio dal procedimento partecipativo al nuovo corso.
Ascolta l'assessore regionale: dal sindaco di Raiano, Enio Mastrangioli, e da quello di Goriano Sicoli, Sandro Ciacchi, si chiedono garanzie su procedure e parametri della realizzazione del nuovo piano d'ambito.
Unica voce fuori dal coro, il delegato di Scanno, per il quale il commissariamento ha interrotto l'operato discutibile dell'Ato territoriale.
Ma arriva il momento di Srour, che prima ripercorre l'iter legislativo, poi fa' la sua strigliata sul fallimento tutto abruzzese del sistema acqua e, infine, passa a difendere la riforma di riordino. «Abbiamo usato lo stesso criterio di divisione provinciale per tutti, garantendo 380mila abitanti per ente d'ambito- dice Srour- e il perché sta nel fatto che un ente piccolo non è i grado di coprire i costi con la quota di tariffa che devono pagare i cittadini. Sarebbe un salasso per loro».
Ma il vero problema non è l'Ente d'Ambito, ma «la verifica dei bilanci di gestione», afferma Srour. Gestione che deve diventare sana ed efficiente, come non lo è stata finora, nessuno escluso.
E qui comincia a sgranare una lista nera di cifre e di dati impietosi: su 37 comuni e 1502 metri quadri di superficie dell'area del vecchio Ato peligno, sono stati prodotti quasi 25 milioni e mezzo di metro cubi d'acqua per un fatturato di 6milioni e 370mila euro.
Il tutto contro un'erogazione pro capite di 761 litri di risorsa, una manna dal cielo se confrontata con la media europea al di sotto dei 150 litri.
La platea incassa, fino a quando si comincia a parlare di investimenti e di cofinanziamenti regionali. Enio Mastrangioli accusa l'assessore di offendere il territorio, comunicando dati non veritieri, e con lui anche Ciacchi interviene a difendere l'operato della gestione peligna.
«Non è un attacco contro nessuno», dice Srour, «quanto ho detto qui, vale anche altrove».
Una risposta forse inattesa dai sindaci che si aspettavano rassicurazioni su una bozza di riforma i cui tempi di approvazioni si sono allungati e si allungheranno ancora, come promette Srour. Alla fine, il clima si rasserena e si torna a parlare di bozza di statuto, altro salto nel buio per gli amministratori del comprensorio. Srour assicura «che nulla si farà per quanto riguarda lo statuto senza il parere della stragrande maggioranza dei sindaci», precisando che «non si deve ripetere l'esperienza di dare in mano ad un territorio l'esclusività della decisione».
Dunque, ai comuni degli Ato andati in fumo, il compito di trovare l'incastro giusto per non bloccare il sistema. Intanto, l'assessore lascia una porta aperta e si dice disponibile ad un nuovo incontro chiarificatore. All'uscita, però, da Palazzo San Francesco, il malumore è palpabile.
«Noi auspichiamo che vengano prese in considerazione le istanze di questo territorio»- ha detto Fabio Federico, sindaco di Sulmona. «Non vorremmo trovarci nelle condizioni di dover pagare, sulla nostra bolletta dell'acqua, spese che sono state fatte in altri territori».
Perché sprechi ed errori sono stati fatti da tutti.
Angela Di Giorgio 11/07/2008 10.52