Ial Cisl, docenti non pagati già nel 1990

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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ABRUZZO. È possibile che i disastri dell'amministrazione dell'istituto per la formazione legata al sindacato Cisl risalgano ad oltre 20 anni fa e cioè al 1990? Chissà, probabilmente nessuna inchiesta della magistratura potrà mai accertarlo per l'enorme lasso di tempo ormai trascorso.
Quello che è certo è che PrimaDaNoi.it è riuscito a scovare un partecipante ad un corso svoltosi tra il 1990 e il 1991, caldeggiato fortemente dal Comune di Pescara.
Si tratta di una testimonianza molto importante perché secondo la nostra fonte una trentina di persone -tra partecipanti e docenti a quel corso- non sarebbero stati mai pagati.
Ma la cosa che fa riflettere e che inquieta non poco è che alle loro proteste reiterate negli anni successivi la risposta che sarebbe stata loro data dall'ente Ial Cisl era quella che conoscono purtroppo in
tantissimi: «non ci sono soldi».
«Ho letto tutti gli articoli che riguardano l'inchiesta dello Ial», ci racconta un nostro affezionato lettore, «e non mi meraviglio affatto di tutto quello che sta emergendo in questi giorni. Quello che posso fare è raccontare semplicemente la mia esperienza. Nel 1990 il Comune di Pescara mi permise, unitamente ad altri colleghi, di frequentare un corso professionale, approvato dalla Regione Abruzzo con deliberazione del 13 marzo 1990 n° 1616, gestito dall'ente della Cisl. Il corso aveva una durata di 200 ore e al termine, per acquisire l'attestato di qualifica professionale (che conservo ancora) si dovette sostenere un esame finale di fronte ad una commissione composta da diversi membri».
Il titolo del corso n° 69 era per "Addetti alla raccolta differenziata rifiuti solidi, speciali, tossici e nocivi".
Secondo la nostra fonte, a quel corso parteciparono una trentina di persone alcune delle quali provenivano anche da fuori provincia e si recavano nella sede dell'ente in viale Marconi tre volte a settimana.
Le lezioni erano tenute da tre o quattro docenti uno dei quali oggi è un dirigente della Regione Abruzzo.
«Inizialmente ci avevano detto che, a fine corso, ci sarebbe spettato anche un piccolo rimborso (mi sembra di ricordare di circa 1.000 – 1.500 lire al giorno)», dice il nostro testimone, «mentre a chi proveniva da fuori Pescara spettava anche il rimborso delle spese di viaggio. Anche i docenti dovevano essere pagati. Per farla breve né io, né i partecipanti provenienti da fuori provincia, né i docenti (alcuni li ho incontrati negli anni successivi) abbiamo mai visto una lira».
Tra i vaghi ricordi del nostro testimone spunta fuori una persona che faceva parte dello Ial, tale "Osvaldo" al quale le persone avrebbero chiesto più volte il perché di quei mancati pagamenti che pure spettavano loro.
E la risposta sarebbe stata, già nel 1990, «non ci sono soldi».
Ma quali ragioni potrebbero esserci dietro il mancato pagamento dei rimborsi degli stipendi dei docenti da parte dell'ente di formazione di un sindacato così prestigioso per un corso tenuto oltre vent'anni fa?

INCHIESTA E OMERTA'

L'inchiesta sul buco nel bilancio che raggiungerebbe quota 43 milioni -ma che potrebbe salire ulteriormente dall'esame e moltissimi documenti che sono affastellarti in procura- durerà ancora molto tempo. Si parla di nuovi avvisi di garanzia che investirebbero i vertici del sindacato e alcuni "controllori" della Regione i quali non si sarebbero mai accorti di quanto accadeva certificando invece la regolarità dei bilanci dello Ial.
Il sindacato da parte sua smentisce ingerenze o responsabilità e ricorda come sia «parte lesa» e come quei dirigenti responsabili di un simile misfatto abbiano «agito in completa autonomia».
Ma su questa storia aleggiano ombre e timori di ogni genere.
E se alcune persone, tra docenti e frequentatori di corsi, aspettano rimborsi anche di cifre considerevoli e si sono rivolte a diverse associazioni di consumatori per far valere i propri diritti, la maggior parte, invece, dei truffati preferisce astenersi, rimanere in silenzio e subire i torti e rinunciare a quanto gli spetterebbe.
«Sono venute da noi alcune persone», raccontano dall'associazione Codici Abruzzo che si sta occupando del caso, «ci hanno raccontato la loro esperienza e ci hanno incaricato di difendere i loro diritti nel prossimo processo. Alcune di queste persone ci hanno segnalato loro compagni di corso e fatto i nomi di chi come loro aspetta i rimborsi da anni. Ebbene la maggior parte di questi ha paura, chiede di essere lasciato in pace e non intende iniziare alcuna battaglia per far valere il loro diritto. Perché tanta omertà su questo argomento?» Già, quale buona ragione potrebbe indurre tantissime persone a rinunciare a somme, magari piccole, che sono state promesse e mai consegnate?
Perché rinunciare a questa battaglia legale?
Secondo l'associazione difficilmente si tratterebbe di pressioni esterne quanto più di una imperante cultura propria della nostra regione a causa della quale i cittadini, sempre più spesso, hanno paura di ripercussioni e vessazioni e per questo sono disposti a subire ingiustizie.

Alessandro Biancardi 10/07/2008 10.39