Il giudice che scarcerò il killer: «ho sbagliato. Non trovo pace»

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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OMICIDIO AL PARCO. PESCARA. Oggi è il giorno del dolore per la famiglia Pagliari. Il giorno del corteo funebre e non del funerale perché la famiglia non è cattolica. E' anche il giorno dopo l'arresto del camorrista Michelangelo D'Agostino, ritrovato ieri dai carabinieri sul ponte Capacchietti, e quello in cui il giudice che decise di assegnarlo alla cooperativa "La Cometa" confessa: «sto male, ho sbagliato». LA CRONACA DELL'ARRESTO DI IERI IN TEMPO REALE
«Certo che ho sbagliato. Ed e' una pesante condanna morale che mi porto dietro. Non mi sento bene, c'e' di mezzo una vita umana e penso a quei tre ragazzi che non hanno più un padre».
A parlare è Angelo Martinelli, il magistrato di sorveglianza di Modena che ha concesso la licenza a Michelangelo D'Agostino, arrestato ieri per l'omicidio di Mario Pagliari e già autore in passato di 15 omicidi.
Martinelli ha spiegato che D'Agostino, dopo avere espiato interamente la sua pena, scontava un anno di 'detenzione in casa di lavoro' in provincia di Modena.
E lui gli ha concesso una licenza.
E oggi se ne pente amaramente.
Ha sbagliato ma credeva di aver fatto la cosa giusta.
Quella scelta si è rivelata errata, talmente errata che poi si è scatenata la tragedia del parco.
«Il mio giudizio si e' rivelato errato» ha continuato il giudice che ha tirato in ballo anche l'imperatore Adriano che diceva «prevedere il futuro non e' difficile, basta conoscere bene gli elementi del presente e il loro sviluppo causale».
«Io», ha ammesso ancora il magistrato profondamente amareggiato, «evidentemente, o per una cattiva lettura degli elementi del presente o del loro sviluppo causale ho formulato un giudizio errato. Certo che ho sbagliato».
E dopo questo errore come continuerà il suo lavoro?
«E' il mio mestiere, lo faccio da trent'anni, non penso di dire che non farò più il magistrato. A meno che non mi caccino via. La condanna morale di ciò che ho fatto spetta a me, poi ci saranno organi preposti a stabilire quanto io sia colpevole. Chiedere però all'imputato se e' giusto che sia condannato e' sempre un po' ingeneroso. So solo - ha ribadito Martinelli - che ho valutato male. Se questo non si richiede a un comune cittadino, a me si richiedeva».

FONDAMENTALI LE RELAZIONI DEGLI PSICOLOGI


Martinelli non è uno che si sottrae alle sue responsabilità, anzi, ha chiarito di sentirsi in colpa e di aver sbagliato senza cercare alibi ma ha anche rivelato che per la sua decisione sono state fondamentali le relazioni di psicologi e operatori.
«Sono io che firmo e decido», ha spiegato a Radio 24, «io sono il responsabile. Conoscevo perfettamente il passato criminale di D'Agostino. Avevo avuto con lui un colloquio approfondito sulla sua vita, sulle sue intenzioni per il futuro. Mi aveva dato un'impressione non dico positiva ma di un soggetto determinato a cambiare vita. Si era avvicinato alla Chiesa, erano questi i dati che avevo. Mi sono fidato e ho sbagliato. E' anche vero che un magistrato non ha la sfera di cristallo».
Dati che letti oggi, dopo l'omicidio, dopo la fuga e la latitanza di due giorni, non sembrano sufficienti. Ma non ha valore giudicare a cose fatte.
E al figlio di una delle 16 persone assassinate da D'Agostino che ha scritto indignato al presidente della Repubblica Martinelli ha risposto: «sicuramente dal punto di vista soggettivo questo signore ha perfettamente ragione a essere indignato. Sul piano oggettivo però talvolta esistono dei compromessi che fa lo stesso legislatore per ottenere benefici che si risolvono in danno dei singoli ma sono utili magari alla collettività».
Anna Paola Di Filippo, la direttrice della casa di lavoro di Castelfranco, dove l'uomo lavorava prima tornare a Pescara (su sua esplicita richiesta) invece, sostiene che l'uomo in parte era stato recuperato: «D'Agostino, nella casa lavoro, si è sempre comportato bene, non ha mai creato problemi di alcun genere».

IL PRETE, LA FEDE, LA FIRMA DELLA CAMORRA

Fondamentale sarebbe stato il rapporto con un sacerdote di Pescara che lo avrebbe confessato più volte e con il quale aveva instaurato un rapporto profondo. Fu per lui che decise di tornare a Pescara a lavorare e fu sempre il sacerdote che gli portò il materasso all'interno dello spogliatoio a due passi da Villa De Riseis.
Ma, seppure sulla strada della “conversione”, il Dna era quello dell'assassino, come ha ammesso lo stesso D'Agostino.
In cella ieri avrebbe ammesso le sue colpe ed il suo gesto insano e non meditato ma avrebbe parlato anche di “vessazioni” e di insulti continui.
«Erano settimane che quella persona mi insultava… “camorrista”,”napoletano”, “il parco è sporco”, “non ti faccio rinnovare il permesso”… poi quel giorno tra le urla ha tentato di darmi due schiaffi. Ma io non sono uno che si fa dare schiaffi… ho preso la pistola ed ho sparato».
Perché allora anche il colpo alla testa?
«La camorra fa così, ce lo abbiamo nel Dna, dobbiamo essere sicuri altrimenti si possono vendicare».


IL GIORNO DEL DOLORE PER LA FAMIGLIA PAGLIARI


Intanto questo pomeriggio i familiari e i parenti del balneatore Mario Pagliari daranno l'ultimo saluto al loro caro. Non è previsto un funerale in quanto la famiglia appartiene al credo dei Testimoni di Geova.
Alle 15,15 la salma è uscita dalla casa della vittima, in via Bruono Buozzi. Il feretro passerà davanti allo stabilimento balneare 'Apollo'che Pagliari gestiva con i suoi tre figli per poi proseguire verso il Lungofiume e sulla banchina. Prima di diventare imprenditore balneare l'uomo era stato pescatore per una vita. Il corteo raggiungerà infine il cimitero dove sarà tumulata la salma.
I figli e la moglie dell'uomo, tramite l'avvocato di famiglia, hanno fatto sapere di avere intenzione di chiedere un risarcimento danni allo Stato, «colpevole dell'omicidio» del loro congiunto. Eventuali introiti verranno devoluti tutti in beneficenza. Per loro è importante che passi un messaggio: «non deve accadere ancora quello che è successo alla nostra famiglia».

FATALE IL COLPO ALLA TESTA

L'autopsia eseguita dal medico legale Cristian d'Ovidio di ieri ha chiarito inoltre che il colpo alla testa, il secondo esploso dalla pistola del killer, è stato quello fatale.
L'esame ha comunque rilevato che anche il colpo all'addome ha provocato una grave lesione, anche se non mortale. Durante l'autopsia sono stati inoltre estratti i proiettili della pistola 7,65 con cui Michelangelo D'Agostino, ha ucciso l'imprenditore: l'uno si trovava a livello intracranico, l'altro nel dorso.
Insieme agli agenti della polizia scientifica, presenti all'autopsia, sono state effettuati rilievi balistici ed è stata ricostruita la traiettoria dei proiettili. E' stato anche in questo caso confermato che l'omicida ha sparato da vicino. Il medico legale ha prelevato tessuti e parti di organi che saranno oggetto ora di esami più approfonditi.

SCATTA L'INTERROGAZIONE PARLAMENTARE

«L'omicidio di Pescara poteva e doveva essere assolutamente evitato.
Chiederò al Ministero
della Giustizia di fare chiarezza sull'incredibile scarcerazione del pluriomicida D'Agostino». Ad annunciarlo è il parlamentare modenese del Pdl, Isabella Bertolini.
«Scarcerazioni facili e permessi premio a pericolosi criminali - ha sottolineato - sembrano ormai diventati consuetudine per una certa magistratura. Il Giudice del Tribunale di Sorveglianza di Modena che ha disposto la scarcerazione di D'Agostino è noto per una serie di provvedimenti discutibili attraverso i quali sono stati lasciati liberi di circolare clandestini o pericolosi criminali. Personaggi che di sicuro avrebbero dovuto rimanere in carcere. In questo caso a fare le spese con la vita, è stato un padre di famiglia».
Secondo la Bertolini «purtroppo a pagare gli errori di una magistratura sempre più accondiscendente verso i criminali sono sempre i cittadini comuni e questo è inaccettabile. E' di fronte a fatti come questi - ha concluso - che si avverte sempre più urgente una riforma del sistema giudiziario che introduca, tra le altre cose, un principio di responsabilità diretta del magistrato».

VENERDI' L'INTERROGATORIO DEL KILLER

E' stato fissato per venerdì prossimo, alle 12, presso il carcere San Donato l'interrogatorio di D'Agostino. Ad ascoltare l'uomo sarà il gip Guido Campli.
Di fatto, ieri, dopo il suo arresto il camorrista ha confermato di aver sparato. «Ho perso la testa», ha detto ai carabinieri che lo hanno bloccato e ha ammesso di avere un'indole da assassino nel Dna.

09/07/2008 16.10