Masci: «l'errore di D'Alfonso? Sorvolare sulle regole per essere efficace»

Alessandro Biancardi

Reporter:

Redazione PdN

Letture:

2970

PESCARA. Sono giorni di attesa a Palazzo di città in vista del prossimo interrogatorio chiesto dal sindaco Luciano D'Alfonso. Il primo cittadino vuole spiegare tutto e difendersi prima possibile dalle accuse di corruzione, concussione, truffa aggravata che la procura gli contesta insieme al suo braccio destro Guido Dezio.
Questa inchiesta (diversa dall'altra che pure fece tramare oltre un anno fa e che non ha prodotto effetti pubblici) sembra ancora lunga e laboriosa. Gli inquirenti sono impegnati a studiare le carte sequestrate nei numerosi raid in ditte e società che a vario titolo hanno lavorato con il Comune negli ultimi anni.
La settimana scorsa sono state portate via alcune carte dopo la perquisizione nell'ufficio del sindaco e nelle sue case di Pescara, Francavilla, Manoppello.
L'accusa parla di tangenti per 300mila euro che sarebbero servite soprattutto per finanziare le campagne elettorali del 2005 e del 2006.
Ma il mondo politico inizia ad interrogarsi anche sugli effetti più profondi e magari "indelebili" dell'esistenza di un sistema di tangenti, sempre che queste vengano effettivamente confermate.
In un sistema "corrotto" (nel senso più ampio) quale posto occupa l'interesse pubblico che deve essere alla base di ogni atto amministrativo?
Una riflessione prova a lanciarla oggi Carlo Masci (Udc) che parla di «frenesia del fare che ha caratterizzato la vita amministrativa pescarese nell'era D'Alfonso», che avrebbe trovato numerosi estimatori a tutti i livelli.
«Tale frenesia si e' rivelata (da questo punto di vista, purtroppo, siamo stati facili ed inascoltati profeti) un boomerang per la città che oggi si sveglia incredula, pervasa da un immobilismo attendista alimentato dalla domanda che molti dei protagonisti della vita sociale, economica e politica pescarese si pongono su ciò che e'
effettivamente accaduto e dal dubbio che in essi comincia a diffondersi di aver concesso un'apertura di credito illimitata ad una realtà che oggi appare sotto una luce completamente diversa».
«Questo sistema di potere - che si e' ampliato a dismisura anche per l'immagine vincente che ha saputo trasmettere», ha detto Masci, «ha dimostrato di avere un'enorme debolezza derivante dalla necessità di "sorvolare sulle regole" per essere efficace e si e' sviluppato su una rete estesissima di rapporti che ha generato un magma indefinito di responsabilità. Abbiamo perso la voce per segnalare in ogni occasione che la città avrebbe pagato a caro prezzo questa euforia artificiale basata su un concetto fideistico della politica che si riassumeva nella frase "non disturbate il manovratore perchè conosce la strada e sa dove condurci"».
Secondo Masci Pescara non può rimanere sospesa troppo a lungo nell'attesa.
«Possono un sindaco ed un'amministrazione dimezzati, sotto tutela e senza più certezze sulla legittimità del loro operato agire nella maniera migliore e senza condizionamenti per il bene di Pescara?», si domanda Carlo Masci, «le loro idee, le loro parole ed i loro progetti saranno ancora credibili per gli interlocutori con i quali dovranno confrontarsi o prevarrà la spada di Damocle del sospetto? Queste sono le domande che debbono porsi tutti coloro che hanno a cuore le sorti della nostra città. Oggi, per tutti, e' il tempo della responsabilità:
sarebbe la fine di Pescara se la maggioranza pensasse che non e'
successo niente, ovvero se l'opposizione scommettesse sul "tanto peggio, tanto meglio". Noi lavoreremo perchè ciò non avvenga».

08/07/2008 12.13