Ex camorrista di Cutolo ammazza nel parco il titolare di Apollo

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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Ex camorrista di Cutolo ammazza nel parco il titolare di Apollo
(AGGIORNAMENTO ORE 17.41) PESCARA. Pomeriggio di orrore e sgomento ieri al parco di Villa de Riseis di Pescara. Un pregiudicato, condannato a 30 anni di carcere, in affidamento ad una cooperativa sociale e custode dello stesso parco, esplode due colpi di pistola contro il titolare dello stabilimento Apollo. L'assassino agisce a volto scoperto, è di casa nel parco, sono decine le persone che lo riconoscono. Poi fugge. Da quel momento è ricercato. Ha una pistola. D'AGOSTINO, 8 OMICIDI E LE ACCUSE CONTRO TORTORA TUTTE LE REAZIONI SUL CASO LE RICERCHE SI CONCENTRANO NEL CASERTANO
La vittima è Marco Pagliari, ex pescatore e cuoco conosciuto in città, titolare dello stabilimento Apollo che è di fronte all'ingresso di Villa dei Riseis. 64 anni, era nel parco dove probabilmente stava giocando a carte quando è stato raggiunto dal suo assassino che conosceva bene.
Il killer è Michelangelo D'Agostino, 53 anni, uomo di Cutolo, della camorra degli anni '80, noto per aver accusato Enzo Tortora, stava scontando una pena di 30 anni, ma da molti mesi lavorava per la cooperativa "La cometa". Aveva il compito di vigilare sul parco, di aprirlo e chiuderlo, oltre che a fare manutenzione insieme ad altri colleghi della cooperativa.
E' successo tutto tra le 16.30 e le 17. A quell'ora il parco non era affollatissimo anche se c'erano moltissimi bambini ed anziani.
L'omicida ha fatto fuoco a tre metri dalla casupola dove si ritrovano gli anziani, una costruzione di legno di fianco al campetto dove sotto il sole già giocavano una decina di ragazzi.
Lì alcune mamme stavano preparando le vettovaglie per la festa che si sarebbe dovuta tenere di lì a pochi minuti. C'erano tavoli e buste di cibo, bottiglie delle bibite che dovevano essere riposte nel frigorifero.
Chi c'era ha raccontato di due suoni sordi che tuttavia non hanno fatto pensare subito a spari di pistola.
Un primo colpo avrebbe raggiunto Pagliari all'anca.



Mentre si accasciava e forse si rendeva conto di quello che gli stava capitando, D'Agostino, il killer, ha esploso un secondo colpo dall'alto verso il basso, puntando e centrando il volto del titolare dello stabilimento.
Momento di terrore, urla e fuggi fuggi delle persone che hanno assistito ed hanno immediatamente riconosciuto l'aggressore.
«Ho sentito due colpi ma certo non immaginavo potessero essere di pistola», ha raccontato una signora seduta ad una panchina a 10 metri dal luogo dell'assassinio, «mi sono girata ed ho visto un uomo a terra ed uno che scappava. Ho riconosciuto subito l'uomo che correva. Lo conosco bene. Lo vediamo sempre. Qualche volta è stato scorbutico con noi perché la sera doveva chiudere il parco e magari ci cacciava prima del tempo… per il resto non ha dato mai noie».
«E' stato un attimo», ha raccontato una delle mamme che stava preparando la festa dei bambini nella casetta di legno, «appena ho capito quello che stava succedendo ho preso i bambini e mi sono chiusa dentro con loro per evitare che vedessero e capissero. Era una persona normale e cordiale», ha raccontato a PrimaDaNoi.it , «pensi che una mezz'ora prima del fatto mi ha visto con le buste della spesa e mi ha dato una mano a portare la roba e a metterla nel frigo. Lo conoscevo bene D'Agostino…».
Tra le persone che frequentano abitualmente il parco tutti lo ricordano bene quel custode, tutti sapevano o immaginavano il suo passato da galeotto e c'era anche chi contestava la sua presenza.
«Sapevo che era un ex galeotto», ha raccontato una anziana che frequenta Villa De Riseis, «aveva molti tatuaggi, lo si capiva… era però un po' strano. Si diceva che dormisse persino negli spogliatoi del campetto… ma a che titolo? E poi non sapevamo che dormisse con una pistola a portata di mano».
Ma la domanda più ricorrente, che probabilmente scatenerà una sequela di polemiche, è sempre la stessa: «come si è potuto permettere che una persona del genere facesse il custode di un parco dove ci sono centinaia di bambini?». «Io ero contraria», racconta una persona, «la mattina c'era un via vai di brutte persone. Contraria, sempre contraria».
Alle 18 sul luogo del delitto sono giunti il pm Filippo Guerra ed il capo della mobile Nicola Zupo che coordina le indagini e che sta dando la caccia al detenuto.
Sono stati organizzati posti di blocco e la polizia ha interrogato il titolare della cooperativa per avere ulteriori elementi. Sembrerebbe che D'Agostino frequentasse con una certa assiduità anche la mensa della Caritas, ma pare non avesse una famiglia o parenti in zona essendo originario di Caserta.
Dalle 17.30 anche un elicottero ha sorvolato insistentemente le vie del centro cittadino per riuscire a scovare le tracce dell'assassino che al momento è ancora libero e probabilmente armato.



 Sconcerto per i familiari di Pagliari che lo avevano salutato pochi minuti prima annunciando loro «vado al parco» e ne è uscito invece cadavere.
Si deve fare luce anche sui motivi del gesto che pare siano futili.
Alcune persone hanno raccontato di un diverbio, avvenuto qualche giorno fa, tra i due. Non è ancora chiara la motivazione ma, suggestionati anche dagli eventi, qualcuno ha ricordato la frase del
killer: «se ti fai trovare ancora qui ti ammazzo».
Lo stabilimento Apollo è stato chiuso e amici, parenti e clienti più affezionati si sono diretti all'ospedale di Pescara dove Pagliari è stato portato dal 118 già cadavere.

a.b. e a.l. 07/07/2008 8.34










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D'AGOSTINO, 8 OMICIDI E LE ACCUSE CONTRO TORTORA

Enzo D'Agostino, 53 anni, era fino a ieri il custode del Parco Villa de Riseis. Oggi è un latitante, ricercato dalla polizia per omicidio volontario.
Chi frequentava la zona lo conosceva bene, sia per il suo nuovo ruolo di guardiano del parco sia per i suoi trascorsi burrascosi. Anche per questo, ieri, subito dopo l'omicidio si è risaliti al colpevole. «E'
stato Michelangelo», «è stato il guardiano».
Autore di sette omicidi D'Agostino venne arrestato all'inizio degli anni 80 e divenne un pentito dopo meno di un'ora dal suo arresto. Per questo il clan di Raffaele Cutolo uccise suo padre, Isidoro, nella piazza di Cesa.
Nel 1983, durante un interrogatorio, riferì un episodio specifico dal quale venne a conoscenza dei collegamenti esistenti tra il Tortora e la Nuova Camorra Organizzata, di cui anche lui faceva parte. Il guardiano del parco fu, infatti, a tutti gli effetti, uno dei più accaniti sostenitori della doppia vita del presentatore di Portobello, di giorno volto noto della tv e di notte camorrista dedito allo spaccio.
Secondo D'Agostino nel corso di una riunione a Caivano si sarebbe deciso che Puca, successore di Casillo nella gerarchia camorristica, avrebbe preso contatto per lo spaccio di stupefacenti fra gli altri con Tortora. E in una delle agendine di Puca venne ritrovato anche il numero telefonico del presentatore.
Ma ben presto si capì la poca attendibilità dell'uomo.
«Il D'Agostino», scrisse il giudice, «è ansioso di entrare come portatore di un grosso, autonomo contributo, anche nella maxinchiesta napoletana, di cui ha appreso i contorni e lo spessore dalla lettura dei giornali, che hanno riportato nei giorni precedenti al 21.6.83 ampie notizie sul 'maxiblitz' contro la camorra cutoliana, dando spazio e notorietà ai grandi 'pentiti', Pasquale Barra e Giovanni Pandico».
Il 17 settembre 1985, intanto, Tortora venne condannato a dieci anni di carcere, principalmente grazie alle accuse dei pentiti.
Ma poco dopo fu lo stesso D'Agostino che ritrattò, e raccontò di essersi inventato tutto per ottenere un permesso premio per andare a far visita alla tomba di suo padre. Il permesso sarebbe stato concesso subito dopo le rivelazioni che mettevano in mezzo il popolare conduttore.
«Ho firmato senza leggere dei verbali già scritti», disse il 18 febbraio del 1986. «Non so dunque se le mie dichiarazioni sono vere.
Ho accusato tanta gente che non conosco. L'ho fatto perchè i magistrati mi avevano promesso la libertà».
E da questo punto cominciarono a crollare tutte le accuse. Il 15 settembre 1986 Enzo Tortora venne assolto con formula piena dalla Corte d'Appello di Napoli.
Negli anni 1990 D'Agostino contribuì, assieme ad altri pentiti, a far infliggere la prima condanna all'ergastolo al boss del clan dei Casalesi Francesco "Sandokan" Schiavone, per l'omicidio dell'allevatore bufalino Saverio Ianniello.

LA COOPERATIVA LA COMETA

La coopertiva finisce nell'indagine "Green connection" del 2006 su tangenti nella gestione del verde pubblico. Invischiato nella vicenda anche Rudy D'Amico ex assessore all'ambiente che poco dopo lasciò Palazzo di Città.
Era stato proprio D'Amico nel 2005 a firmare con la cooperativa un nuovo servizio per la gestione dei lavori del verde. Si stabilì, infatti, che il Comune mettesse a disposizione 50 mila euro per un «progetto sperimentale»: impiegare detenuti e assicurargli uno stipendio di circa 1.300 euro. Il progetto si chiamava "verde in libertà" e veniva quindi gestito dalla cooperativa.
«Verranno scelti i detenuti che danno maggiori garanzie dal punto di vista della sicurezza», assicurarono gli organizzatori del progetto, «sarà avviata in proposito una selezione a livello regionale per individuare i più idonei. Ma il numero di persone da impiegare è destinato ad aumentare nel tempo».
E così venne reclutato anche D'Agostino, il cui curriculum non era proprio rassicurante.

a.b. e a.l. 07/07/2008 8.34








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TUTTE LE REAZIONI SUL CASO

VALLOREJA (SFL): «ADESSO BASTA»

«Questa è l'ennesima dimostrazione di come la nostra città, l'area metropolitana e tutta la Regione Abruzzo si stia affossando in una orribile spirale», è il commento di Lorenzo Valloreja, leader di Sfl, Innovazione Europea.
«Come uomo, come padre di famiglia e come politico mi sento in dovere di gridare sinceramente: basta. Questa terra non può e non deve diventare una seconda Scampia. Sono anni che denuncio l'infiltrazione della macrocriminalità in Abruzzo e le istituzioni cosa fanno? Alzano le spalle, dicono che è tutto sotto controllo».
«Siamo stufi», continua Valloreja, «delle "fregnacce" dette nei tavoli della sicurezza, delle telecamere che non ci sono, degli agenti insufficienti, è ora dei fatti, non delle promesse. Vogliamo finalmente la DIA a Pescara ed a questo punto anche l'esercito, visto che la legge lo consentirebbe. Perché sulla questione del Distretto Investigativo Antimafia da anni non mi si da una risposta?»

AN: «STRAPPARE IL CONTRATTO CON LA COOPERATIVA»

«La città attende una risposta ferma ed immediata, certo non risarcitoria del lutto che ha colpito l'intera comunità pescarese ma che rappresenti un segnale inequivocabile rispetto alla rilevantissima gravità dell'episodio».
Questo il commento dei consiglieri comunali di An Lorenzo Sospiri, Marcello Antonelli, Luigi Albore Mascia, Roberto Renzetti, Guido Cerolini Forlini.
«Il tragico episodio», continuano gli esponenti della minoranza, «ci ha sconvolti e profondamente turbati, per l'efferatezza dell'atto criminale, per il luogo e l'orario in cui è avvenuto, per il ruolo che l'assassino ricopriva all'interno della gestione del Parco stesso».
Così An comincia ad esporre i propri dubbi: «l'affidamento della gestione del Parco di Villa De Riseis alla cooperativa “La Cometa”, già coinvolta nell'affaire “verde pubblico”, va immediatamente rescisso. Non è tollerabile ed accettabile che un operatore a cui viene assegnata la custodia di un parco pubblico molto frequentato da mamme, anziani e bambini giri indisturbato armato. Ieri c'è stato un epilogo tragico, ma è evidente che la casualità in queste condizioni ci avrebbe potuto riservare analoghe tragedie».
Di altro avviso i responsabili della Cooperativa “La Cometa” che hanno detto di non aver mai avuto problemi con il killer e di non essere a conoscenza del fatto che l'uomo girasse armato.
«A fronte della opportunità di dare una possibilità di recupero a chi è incorso in condanne», chiudono i consiglieri, «è doveroso pretendere da chi ha responsabilità di controllo sulla compatibilità dei rapporti di lavoro con le situazioni ambientali, un atteggiamento di doverosa intransigenza».

07/07/2008 10.42

CASTIGLIONE (AN): «BASTA CON IL PERDONISMO»

«La gestione del parco De Risis va revocata immediatamente alla cooperativa La Cometa, peraltro già implicata nella “Green Connection” che ha coinvolto amministratori pubblici nel recente passato, che ha commesso una gravissima leggerezza nel dare lavoro a un criminale pericolosissimo». A chiedere provvedimenti urgenti è Alfredo Castiglione che già anticipa l'intenzione di interessare l'amministrazione regionale presentando una interrogazione ad hoc.
«Non è possibile - continua il capogruppo di An in consiglio regionale - che certe cooperative offrano comoda ospitalità a pluriomicidi così pericolosi, altro che prendersi cura del parco e dei suoi ospiti. Basta con il perdonismo della cultura di sinistra, chi ha sbagliato deve pagare il suo debito con la giustizia e scontare la pena assegnatagli fino all'ultimo giorno, anzi: fino all'ultimo minuto. Altrimenti si vanifica il grande sforzo delle forze dell'ordine e della magistratura per garantire sicurezza ai cittadini. Vorrei vedere in faccia la persona che ha considerato recuperabile un tal criminale».
Castiglione, inoltre, chiede all'amministrazione comunale di revocare l'incarico e aprire un'inchiesta amministrativa «per verificare eventuali responsabilità della cooperativa. Per il futuro - conclude Castiglione - si stabilisca a chiare lettere che nessuno spazio pubblico può essere affidato in gestione a chi dà lavoro a persone che si sono macchiate di reati così gravi».

STEFANO CARDELLI

«Esprimo a nome mio personale e di tutto il consiglio della Circoscrizione Castellamare la nostra solidarietà e vicinanza alla famiglia Pagliari che sta vivendo un dolore grandissimo. Saremo presenti in ogni modo per alleviare, per quanto possibile, la sofferenza di coloro ai quali è stato strappato in modo assurdo un bene grandissimo, un padre e un marito». E' la dichiarazione del presidente della Circoscrizione Castellamare Stefano Cardelli.
«L'episodio gravissimo avvenuto ieri pomeriggio all'interno di Villa de Riseis – ha proseguito il presidente – con l'assassinio di Mario Pagliari, un imprenditore della nostra città conosciuto da tutti, per anni pescatore, oggi operatore del mare, ha colpito l'intera comunità pescarese e sicuramente, riproponendo l'emergenza criminalità, ci sono aspetti della vicenda che andranno chiariti facendo luce sulla presenza di un uomo armato all'interno del Parco, frequentato da bambini, e sul ruolo che egli ricopriva nella gestione della struttura».

07/07/2008 13.24

UIL PENITENZIARI:«ATTIVARE SUBITO RETE DI CONTROLLI»

«E' incontestabile che l'efferato delitto si sarebbe potuto evitare con un reale sistema di controlli sui soggetti detenuti ammessi a misure alternative alla detenzione».
Lo ha detto il segretario generale della Uil-Pa Penitenziari, Eugenio Sarno.
«Quando ho saputo la notizia - ha aggiunto - ho immediatamente pensato alle sciagurate polemiche di quanti hanno voluto, di fatto riuscendoci, bloccare il progetto di Clemente Mastella di istituire nell'ambito degli Uepe (Uffici Esecuzione Penale Esterna) nuclei di polizia penitenziaria per controlli su soggetti detenuti ammessi a misure alternative al carcere. Non comprendo , e non condivido, la levata di scudi di tanti assistenti sociali contrari al progetto. Debbono capire che si può coniugare il trattamento extramurario con la sicurezza e non debbono alzare inutili barricate».
Per la Uil-Pa Penitenziari occorre subito riprendere il confronto e garantire i necessari controlli. «Se il servizio di controllo fosse stato affidato alla polizia penitenziaria - ha sottolineato - è immaginabile che la pistola detenuta da D'Agostino nello spogliatoio adibito a dormitorio sarebbe stata rinvenuta. E' bene ricordare che la mancanza di controlli è una delle motivazioni per cui la stessa magistratura di sorveglianza ha sollecitato l'adozione di misure efficaci. Ora - ha concluso
- dopo le inevitabili polemiche che deriveranno da questo fatto di sangue voglio credere che il Governo Berlusconi, quello della pena certa e della certezza della pena, rimetta mano al progetto
dotando il Ministro Alfano delle risorse necessarie per la sua attuazione».

07/07/2008 16.01

DI CARLO: «ASSORDANTE IL SILENZIO DEL SINDACO»

«Apprendiamo da PrimaDaNoi.it dei trascorsi di Michelangelo D'Agostino – presunto autore dell'omicidio avvenuto ieri pomeriggio nel parco cittadino di Villa de Riseis – ex appartenente alla NCO di Raffaele Cutolo, autore di ben otto omicidi e successivamente 'pentito' determinante nell'arresto di Enzo Tortora». La dichiarazione è di Alessio Di Carlo, dei Riformatori Liberali-PdL, responsabile del sito Giustizia Giusta e promotore di numerose campagne nazionali tutte ispirate alla figura dell'ex presentatore di Portobello.
«E' semplicemente agghiacciante pensare che personaggi di tal fatta – ha aggiunto Di Carlo – siano destinati a svolgere attività di custodia, per di più di uno dei parchi cittadini più frequentati, innanzitutto da bambini ed anziani».
«A questo punto – ha concluso l'esponente liberale - occorre che il sindaco – il cui silenzio su questa vicenda è assordante e del quale da qualche giorno si sono letteralmente perse le tracce – fornisca quanto prima chiarimenti e rassicurazioni riguardo alle cooperative che custodiscono i parchi cittadini ed alle modalità di reclutamento del personale».
07/07/2008 17.41

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LE RICERCHE SI CONCENTRANO NEL CASERTANO

Sono ancora in corso le ricerche per individuare Michelangelo D'Agostino. Imponente il dispiegamento di forze dell'ordine in tutta la regione e fuori.
Le ricerche si stanno infatti anche concentrando nella zona del casertano, zona d'origine dell'uomo ma al momento non avrebbero prodotto risultati.
Ci sarebbero però alcuni indizi su cui gli inquirenti, per ovvie ragioni, non forniscono dettagli.
L'uomo, comunque, si sarebbe dileguato a piedi.
La polizia ha anche ascoltato i responsabili della cooperativa “La cometa” per sapere nei dettagli tutte le informazioni sull'uomo, le sue frequentazioni in Abruzzo o le sue abitudini.
Inoltre, la squadra mobile fa sapere di non avere intenzione, al momento, di divulgare un identikit o una foto segnaletica del killer «in quanto si tratta di un individuo pericoloso e armato», ha spiegato il dirigente della squadra mobile Nicola Zupo. «Se i cittadini dovessero riconoscerlo l'uomo potrebbe reagire in malo modo».
E intanto si scopre che anche la Caritas di Pescara-Penne, un tempo frequentata da D'Agostino, lo aveva allontanato.
«D'Agostino è stato al piccolo Royal dall'11 al 18 marzo – ha ricordato don Marco Pagniello, direttore della Caritas di Pescara - per poi spostarsi, una sola notte, al dormitorio. Permanenza poi rifiutatagli perche' lo stesso non aveva rispettato le regole del centro di assistenza».
Domani, invece, sarà il giorno dell'autopsia sul corpo di Mario Pagliari: nel pomeriggio il sostituto procuratore Filippo Guerra affidera' l'incarico al medico legale Cristian D'Ovidio.


07/07/2008 12.30