Basile:«sono deluso e amareggiato ma mi difenderò fino alla fine»

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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Basile:«sono deluso e amareggiato ma mi difenderò fino alla fine»
RENE "SCOMPARSO" E POI RITROVATO. PESCARA. «Sto cominciando a riprendermi. Ieri dopo che si è diffusa la notizia del rene ritrovato, è stato un susseguirsi di telefonate, di “te l'avevo detto”, “io non ci avevo mai creduto”. E tutta la stampa che mi cercava ed io che non ho voluto parlare con nessuno. Certi giornalisti mi potevano telefonare anche prima.... Sono comunque contento che sono emersi i fatti così come io li avevo spiegati».  LA FESTA NEL REPARTO DOPO LA NOTIZIA
Marco Basile è oggi un chirurgo rinato a nuova vita mediatica, dopo l'esito per lui positivo della seconda autopsia: l'asportazione del rene non è mai avvenuta. Il rene non è stato trovato nella loggia naturale perché probabilmente atrofizzato. Invece in un primo momento si è pensato ad una asportazione che doveva rimanere segreta anche perché nella zona c'erano grandi grumi di sangue.
Oggi tutti lo cercano, dai settimanali nazionali alle rubriche tv delle maggiori emittenti che avevano parlato delle accuse verso di lui.
Anche le testate locali non sono riuscite a trovarlo ed a parlarci, perché lui ha deciso di tenere un profilo basso, consigliato così dai suoi legali.
Ma anche oggi, come l'altro ieri, fa un'eccezione per PrimaDaNoi.it .

Come ha passato il primo giorno di ferie?
«Al mare. Con la famiglia, i figli. Un pò a casa. Niente di speciale – racconta Basile - Ho letto i giornali e seguito i notiziari locali. Ma non commento. Oggi pomeriggio (ieri per chi legge) sarò con il mio avvocato per fare il punto della situazione».
Ed infatti poco dopo questa chiacchierata rilassata, lo troviamo a Pineto, nello studio del suo avvocato Pietro Di Giacinto.
Anche lui non vuole rilasciare dichiarazioni che sarebbero fuori luogo, spiega, perché probabilmente potrebbero essere interpretate in maniera trionfalistica dagli “innocentisti” a tutti i costi o strumentalizzate magari immaginando una contrapposizione con la Procura.
«Noi non dobbiamo fare la guerra a nessuno – dichiara l'avvocato - il nostro compito di difensori è di far emergere l'innocenza di Marco Basile, a cui abbiamo sempre creduto».
Si capisce però che l'esito finora conosciuto dell'esame del cadavere, conferma senza ombra di dubbio quello che la difesa e lo stesso Basile avevano sempre sostenuto: e cioè l'assoluta estraneità a qualunque ipotesi di asportazione del rene.
L'attenzione dei difensori è oggi rivolta ad un altro aspetto: uno dei quesiti che il Gip De Ninis aveva posto ai periti era di valutare bene i tre interventi che la donna ha subìto.
Anche su questo fronte le notizie sono buone: gli organi interni si sono così ben conservati, che il colon è stato osservato interamente per il controllo delle suture e delle incisioni.
E sembra che i periti abbiano confermato quello che era già stato scritto dagli Ispettori ministeriali e dai periti molisani della prima autopsia: i tre interventi erano tutti a regola d'arte.
Questa domanda del Gip è la stessa del pm Varone, che si era mosso su una richiesta precisa della figlia di Costanza Vieste: fatemi sapere di cosa è morta mia madre.
E' qui, in questa ricerca delle cause della morte, che è esploso il caso del rene scomparso, di cui ora si vogliono incolpare i primi periti, per dire in sostanza che la Procura ha sbagliato.
Forse non è così e bene ha fatto a puntualizzare i fatti proprio la Procura che precisa come se anche venissero meno le accuse di omicidio colposo per il fatto relativo alla asportazione del rene rimarrebbe sempre l'ipotesi di falso, con riferimento alla pagina strappata dal registro della sala operatoria e poi sostituita.
E su questo i difensori stanno preparando la linea.
Insomma pare di capire che tutto lo scandalo è stato montato su un uso disinvolto di alcune fonti: in effetti i periti avevano scritto che mancava un rene, perché non l'avevano trovato in sede, e poi si è capito perché.
Dal rene che manca al rene asportato il passo è stato breve, così come il successivo scoop fasullo del traffico di organi.
Allora è colpa dei giornalisti?
Certamente la sindrome da scoop fa brutti scherzi e può capitare a tutti che i giornali forniscano le notizie che ha o che vengono fatte filtrare e che poi escono - anche per la fretta - senza ulteriori verifiche.
Insomma questa vicenda potrebbe essere un'occasione per ripensare l'uso delle fonti: il processo è cambiato e non è oro colato né quello che dice la Procura né quello che dicono gli avvocati di parte, che sono protagonisti paritetici del processo e delle indagini.
Quindi la “semplice domanda” posta di un quotidiano locale: siamo di fronte ad un caso di malasanità o di malagiustizia? e l'invito a fare un passo indietro per chi ha commesso un errore hanno il sapore dell'auto-assoluzione.
Finora i fatti emersi sono questi, la battaglia non è finita. Dalla procura non commentano anche se è indubbio che le accuse vengano ridimensionate.
Bisognerà vedere però se con quello che resta il gip reputerà opportuno andare avanti ed in che modo.
La domanda più importante a cui bisognerà dare una risposta ora è: perché il verbale è stato cambiato?

Sebastiano Calella 03/07/2008 9.11