Cartiera Burgo, chiusura senza appello. Regione impotente, operai in assemblea

Alessandro Biancardi

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Redazione PdN

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Cartiera Burgo, chiusura senza appello. Regione impotente, operai in assemblea
L’AQUILA. La Burgo chiude. La Cartiera di Chieti era oggi l'unico argomento all'odg del Consiglio regionale: “Emergenza occupazionale derivante dalla chiusura della storica Carteria Burgo di Chieti Scalo. Possibili iniziative della Regione Abruzzo per trovare adeguate soluzioni che consentano la continuità della produzione”.
Soluzioni che non esistono, perché la Burgo non ha speranze di sopravvivere al no della dirigenza che ha fatto pervenire il suo “si chiude” finale proprio durante i lavori del Consiglio.
E si chiude non perché siamo di fronte ad uno stabilimento in perdita, ma perché così hanno deciso i vertici. E manca ogni possibilità di appello: al massimo c'è la garanzia di sottrarre l'area alle speculazioni di qualche centro commerciale.
E' stato disperante lo spettacolo dell'impotenza della politica e dei sindacati andato in onda nella sala del Consiglio all'Aquila.
Una cinquantina di operai e sindacalisti sistemati nel settore del pubblico, dopo aver dimostrato (poco) con qualche fischietto e con un paio di striscioni all'ingresso dell'Emiciclo.
I Consiglieri regionali (pochi anche loro) che, dopo la surroga di Filippo Benucci al posto di Tommaso Ginoble diventato onorevole, hanno iniziato con Aceto gli interventi a difesa dello stabilimento.
Infine l'approvazione di un documento finale di appoggio alle richieste degli operai, arrivato fuori tempo massimo.
Una specie di rito senza utilità alcuna, visto che i 300 posti di lavoro saltano, salvo la possibilità che il Governo nazionale si faccia carico della questione.
E', però, anche un copione già visto, quello della chiusura immotivata di un'azienda in Val Pescara.
A metà anni 90, come avrebbe potuto ricordare Giovanni Pace (in aula anche lui per difendere la Cartiera) che visse da parlamentare la chiusura della Richard Ginori. Uno stabilimento che all'epoca era tra i più produttivi, con un personale che si batteva ad armi pari con le punte di eccellenza della ceramica in Italia e nel mondo e con un portafoglio di ordini di alcuni miliardi delle vecchie lire: chiuse solo perché il Gruppo finanziario che aveva rilevato l'azienda non aveva interessi nella ceramica.
Ora gli operai stanno tornando in autobus a Chieti per un'assemblea che si preannuncia drammatica. «Sì, la situazione è precipitata – commenta Leonardo De Gregorio, segretario provinciale Ugl – sono preoccupato per gli operai e per il loro futuro. Ma sono amareggiato anche perché vedo che la città di Chieti è assente e assiste quasi indifferente a questo dramma occupazionale».

Sebastiano Calella 26/06/2008 17.06